di Leda Morana Dalle rame di Napoli, specialità tipica prodotta soprattutto a Catania, ai pupi di zucchero della tradizione palermitana, i dolci di novembre raccontano un legame fra memoria, pasticceria e infanzia. Le vetrine cominciano a riempirsi già in ottobre e continuano a stuzzicare il palato per tutto novembre. Troppi zuccheri? La domanda viene spontanea […]
2 novembre: troppi zuccheri? Sì, ma per un giorno speciale
Pubblicato il 31 Ottobre 2026
di Leda Morana
Dalle rame di Napoli, specialità tipica prodotta soprattutto a Catania, ai pupi di zucchero della tradizione palermitana, i dolci di novembre raccontano un legame fra memoria, pasticceria e infanzia. Le vetrine cominciano a riempirsi già in ottobre e continuano a stuzzicare il palato per tutto novembre.
Troppi zuccheri? La domanda viene spontanea davanti alle vetrine delle pasticcerie. Ma per la Festa dei Morti questi dolci sono specialità legate a una ricorrenza precisa e a un’usanza tramandata da generazioni. In Sicilia le pasticcerie e i forni iniziano a proporli già in ottobre e li mantengono tra i protagonisti del mese di novembre.
Il 2 novembre è la Commemorazione dei defunti e, nella tradizione siciliana, è anche la Festa dei Morti. Si racconta che nella notte i parenti scomparsi portino doni ai bambini, che al risveglio li cercano in casa. Nel cannistru, il cesto preparato per l’occasione, si raccoglievano frutta secca, dolci e giocattoli.
A Palermo, tra i dolci della festa, spiccano la frutta martorana e i pupi ri zuccaro, o pupaccena, insieme alle ossa di morto, ai pupatelli, ai taralli, ai nucatoli e ai tetù. La frutta martorana, modellata in pasta di mandorle e dipinta per riprodurre frutti e altri soggetti, è uno dei simboli più riconoscibili della pasticceria palermitana. I pupi, invece, sono statuette colorate di zucchero, modellate e decorate a mano: raffigurano paladini, cavalieri, ballerine e personaggi popolari. Erano insieme dolci e piccoli doni, che secondo la tradizione arrivavano ai bambini dai familiari scomparsi.
A Catania, accanto alla frutta martorana, si preparano le rame di Napoli, i totò, gli ‘nzuddi e le ossa di morto. Le rame di Napoli, nonostante il nome, sono una specialità tipica prodotta soprattutto in città.
La ricorrenza si accompagna alla Fiera dei Morti, allestita quest’anno in via Amerigo Vespucci, a San Giuseppe La Rena, fino a lunedì 2 novembre. Circa 150 espositori propongono artigianato, prodotti commerciali e gastronomia; sono presenti un’area food e spazi dedicati al divertimento dei bambini. La fiera apre dalle 9 alle 22.30 nei giorni feriali e prolunga l’orario fino a mezzanotte nei festivi e prefestivi. Per agevolare gli spostamenti sono previste modifiche alla viabilità e collegamenti navetta AMTS tra il parcheggio Fontanarossa, la stazione e l’aeroporto.
Tra bancarelle, sapori e incontri, la Fiera porta la tradizione nelle strade e nelle case. Anche i dolci della ricorrenza, ricchi e da gustare con misura, raccontano questo legame e ridurre questa tradizione al conteggio degli zuccheri sarebbe perdere il suo ingrediente più prezioso: il ricordo condiviso, che passa dalle pasticcerie alle tavole di famiglia e dai racconti degli adulti alla curiosità dei più piccoli.. È proprio questo filo tra generazioni che Andrea Camilleri richiama nel racconto Il giorno che i morti persero la strada di casa, raccolto in Racconti quotidiani: «Credo non possa esserci un popolo senza memoria delle proprie tradizioni» e ci regala una verità senza tempo.




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