SANITÀ IN CRISI – I MEDICI SPECIALIZZATI CONVENZIONATI: “PORTEREMO A ROMA IL NOSTRO GRIDO DI DOLORE


Pubblicato il 23 Settembre 2024

comunicato stampa

“Le strutture rischiano di subire danni irreparabili fino alla chiusura con i conseguenti licenziamenti e in più il dissesto di tutta l’economia dell’indotto. La scomparsa delle nostre strutture provocherebbe un vulnus del diritto alla salute garantito dalla Costituzione, obbligando i pazienti a pagarsi le prestazioni con il rischio di intasare maggiormente ospedali e pronto soccorso”.

Ci sarà anche il Cimest (Coordinamento Intersindacale Medicina Specialistica di Territorio) a Roma, mercoledì 25 settembre 2024, insieme a tutte le associazioni di categoria che porteranno il “grido di dolore” degli operatori del settore poiché, se non interverranno modifiche sostanziali, rischieranno il fallimento dei propri ambulatori con la perdita di migliaia di posti di lavoro.

“Noi manifestiamo per un servizio sanitario territoriale che garantisca la Salute in maniera Egualitaria ed Universale – affermano i vertici del Cimest (Coordinamento Intersindacale Medicina Specialistica di Territorio) presidente Salvatore Calvaruso e coordinatori Domenico Garbo e Salvatore Gibiino -. Le strutture della specialistica accreditata territoriale erogano prestazioni sanitarie che concorrono al soddisfacimento della domanda di salute che deve essere garantita dal Sistema Sanitario Nazionale in quanto rientrante nei Livelli Essenziali di Assistenza. Sono diffuse in maniera capillare sul territorio nazionale e sono storicamente partecipi da oltre 40 anni nella rete delle strutture ambulatoriali, con un lavoro silente per certi versi ma molto apprezzato dall’utenza. Rispetto al nuovo assetto normativo nazionale che stravolge l’assetto e il funzionamento del Sistema e le criticità di attuazione del Decreto Ministeriale 77, nei 21 servizi sanitari regionali, le nostre strutture rischiano di subire danni irreparabili fino alla chiusura con i conseguenti licenziamenti e in più il dissesto di tutta l’economia dell’indotto. La scomparsa delle nostre strutture provocherebbe un vulnus del diritto alla salute garantito dall’articolo 32 della Costituzione perché non sarebbe più realmente esigibile. Le cure sanitarie non devono essere un lusso, oramai quasi nessuna priorità impostata viene rispettata creando certamente l’allungamento inesorabile delle liste d’attesa con notevoli ritardi nell’erogazione delle visite e conseguentemente le diagnosi e le terapie. Il malato è costretto o a pagarsi le prestazioni o si rivolge ai dipartimenti d’Urgenza intasando i pronto soccorso.

Le richieste che vengono avanzate al Governo sono: pari dignità ed essere riconosciuti come “presidi sanitari territoriali”; la sospensione del D.L. “Concorrenza” in quanto non va applicato secondo la direttiva europea “Bolkestein”; la definizione del nuovo Nomenclatore Tariffario con tariffe che riflettano i costi reali dei servizi offerti, che permettano di investire in innovazione, nuove tecnologie, risorse umane al fine di rendere il referto sempre più affidabile ed informativo, rispondente a criteri di qualità, di tracciabilità, nel segno della prossimità, della risposta efficace ed efficiente al bisogno di salute; la tutela della dignità della Dirigenza Medica e Sanitaria rispettando le rispettive competenze professionali; il rispetto della legge dei percorsi autorizzativi e di accreditamento da parte di tutti gli attori, affinché venga garantita in maniera univoca e trasparente la qualità del servizio nell’interesse prioritario del Paziente ed infine il ridimensionamento delle prestazioni che di recente vengono eseguite in farmacia quali elettrocardiogrammi, holter, spirometria, fisioterapia, prelievi di sangue ecc.; prestazioni di esclusiva competenza medica.

Concludono Salvatore Calvaruso, Domenico Garbo e Salvatore Gibiino: “La specialistica territoriale sottofinanziata obbligherà i pazienti a pagarsi le prestazioni con il rischio di intasare maggiormente ospedali e pronto soccorsi


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