Scandalo “cenere vulcanica”: il 20 ottobre la sentenza. In primo grado condanne per Scapagnini e i suoi assessori


Pubblicato il 04 Ottobre 2011

Nuova_immagineSi avvia a conclusione, prossima udienza il 20 ottobre, con probabile sentenza, il processo d’appello per il caso cosiddetto della “cenere vulcanica” al Comune di Catania.

Alla sbarra, davanti ai giudici della seconda sezione (Presidente Ciarcià, a latere La Rosa e Mignemi) esponenti dell’ ex amministrazione di Catania che nel maggio 2005, appena due giorni prima delle elezioni, erogò un contributo a pioggia per i 4 mila dipendenti comunali.

Somme oscillanti tra 300 e 1.300 euro come risarcimento per i danni provocati dalla caduta di cenere vulcanica del 2002. Oltre a Scapagnini, gli ex assessori imputati nel processo d’appello sono Nino Strano, Filippo Grasso, Antonino Nicotra, Ignazio De Mauro, Orazio D’Antoni, Fabio Fatuzzo.

Oggi ha parlato, con l’avv. Stella Rao, la Difesa dell’ex assessore Fabio Fatuzzo. In sintesi, la Difesa ha sottolineato che Fatuzzo ha partecipato soltanto alla prima delle due delibere contestate, una delibera che non conteneva impegni di spesa.

Per questo processo d’appello, il sostituto procuratore generale Domenico Platania ha già chiesto l’assoluzione per il reato di violazione della legge elettorale e la condanna a otto mesi per abuso d’ufficio per gli imputati. In primo grado l’ex sindaco Umberto Scapagnini è stato condannato a due anni e sei mesi. I sei assessori della sua ex giunta, in primo grado, hanno avuto comminati due anni e due mesi ciascuno.

Il Pg Platania ha anche chiesto la revoca del risarcimento, quantificato dal Tribunale in 50 mila euro in favore di Enzo Bianco, candidato anche lui a sindaco, che in primo grado si era costituto parte civile sostenendo di essere stato penalizzato dall’iniziativa della giunta nella campagna elettorale per le comunali del 2005.


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