Scandalo Iacp: processo il primo marzo. Rinviato a giudizio anche il direttore generale Santo Schilirò Rubino. Che resta al suo posto


Pubblicato il 02 Dicembre 2011

Tutti rinviati a giudizio: il primo marzo prossimo comincerà, davanti ai giudici della terza sezione penale del Tribunale di Catania, il processo per la malagestione dell’Iacp di Catania, che vede coinvolti dirigenti, dipendenti dell’Iacp e beneficiari di case popolari.

Il Gup Francesca Cercone, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica, ha rinviato a giudizio il direttore generale dell’Iacp catanese, Santo Schilirò Rubino, il figlio di questi, Ettore Schilirò Rubino, altri quattro dipendenti, Anna Tusa (oggi in pensione), Adele Fiorello, Giuseppe Caruso, insieme a sei beneficiari di case popolari, Orazio Sicali (anch’egli dipendente dell’Ente in questione), Nino Santoro, Carmelo Sicali, Agata Romeo, Carmela Bergamo e Gaetano Maravigna.

La richiesta era stata avanzata dal pubblico ministero Andrea Bonomo che, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza, ha chiesto il rinvio a giudizio –a vario titolo – per abuso d’ufficio, truffa, falsità ideologica.In sintesi risulta dalle indagini che dallo Iacp di Catania, diretto da Santo Schilirò Rubino, eludendo leggi e regolamenti, siano state assegnate illegittimamente case e botteghe anche a dipendenti e/o parenti degli stessi.

Tale richiesta, come è noto, è stata preceduta dall’invio da parte della Procura della Repubblica di Catania di un rapporto alla Corte dei Conti di Palermo in cui si stima un danno erariale di oltre trenta milioni di euro (ma fonti qualificate indicano una cifra superiore) per una cattiva gestione dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Catania.

Nel procedimento, davanti al Gup, l’Iacp si è presentata come parte offesa: preludio possibile ad una costituzione di parte civile? Lo vedremo alla prima udienza del dibattimento, il primo marzo. Comunque, sarebbe auspicabile.Alla luce di questa decisione, è altresì paradossale -e comunque gravissimo- che l’Istituto, pur ritenendosi “parte offesa”, continui a tenere al suo posto il direttore generale imputato e tra gli autori del danno patito dall’Ente.

L’incarico di direttore di Schilirò Rubino Santo è scaduto ad ottobre: gli è stato rinnovato tacitamente? Esiste un collegamento fra l’esito dell’udienza preliminare e la conferma al vertice dell’Istituto? Ora, alla luce del provvedimento del Gup, cosa farà il commissario dell’ente ing. Leone e in generale, la Regione Siciliana che sovrintende sull’ente?

iena marco benanti


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