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Sentenza storica sulle concessioni demaniali, non più rinviabile una seria programmazione del litorale
Pubblicato il 05 Febbraio 2026
comunicato stampa Movimento CinqueStelle
Catania, 5 febbraio 2026 – L’ultima sentenza della Corte di Cassazione (29 gennaio 2026, n. 3657) segna un punto di non ritorno nella disciplina delle concessioni demaniali marittime, andando oltre le numerose pronunce degli ultimi anni che hanno già dichiarato illegittime le proroghe automatiche.
La Suprema Corte afferma con chiarezza che, ai fini della configurabilità del reato di occupazione abusiva di bene demaniale, non esiste alcuna differenza tra una concessione mai validamente rinnovata e una concessione divenuta invalida a seguito della necessaria disapplicazione delle proroghe normative incompatibili con il diritto dell’Unione europea. In sostanza, l’esercizio di un’attività sulla spiaggia in assenza di un regolare titolo ottenuto tramite procedura di evidenza pubblica – e non semplicemente in virtù di automatismi legislativi o del pagamento del canone – equivale a una vera e propria occupazione abusiva.
“Con questa pronuncia – commentano i consiglieri comunali M5s Gianina Ciancio e Graziano Bonaccorsi – viene definitivamente smascherata l’ambiguità di un legislatore che, per anni, ha scelto di ignorare deliberatamente il diritto europeo e la giurisprudenza consolidata, creando una situazione di grave incertezza giuridica ed esponendo Comuni e Regioni a potenziali contenziosi. Tutto questo nonostante i ripetuti richiami della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e della stessa Cassazione.”
“Oggi – concludono – non è più possibile tergiversare. Gli enti locali hanno il dovere di adeguarsi immediatamente all’ordinamento europeo, disapplicando le norme nazionali e regionali incompatibili e adottando tutti gli atti conseguenziali. A partire dall’approvazione dei Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo, strumenti indispensabili e propedeutici all’indizione dei bandi pubblici.
È necessario ridisegnare le nostre coste mettendo al centro la fruibilità del mare, l’interesse pubblico e il rispetto del principio di concorrenza, così come previsto dalle disposizioni comunitarie. Si tratta di una scelta coraggiosa ma inevitabile, che distingue gli enti capaci di assumersi le proprie responsabilità e governare il territorio da quelli che, per paura o convenienza politica, restano in balìa di un governo nazionale irresponsabile, che continua a rinviare il problema senza risolverlo.”




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