Strage del lavoro a Mineo: chiesta condanna degli imputati


Pubblicato il 18 Aprile 2012

Requisitoria e richieste pene in un processo per una vicenda terribile…

di Iena Giudiziaria, Marco Benanti

Per questa strage sul lavoro morirono sei lavoratori impegnati nel depuratore comunale, l’11 giugno del 2008, a Mineo (nella foto). Oggi sono arrivate le richieste di condanna dell’Accusa, rappresentata dal Pm Sabrina Gambino, al processo in corso davanti al Tribunale di Caltagirone.Ecco le richieste avanzate dalla Procura della Repubblica di Caltagirone: otto mesi per il sindaco Giuseppe Castania, tre anni e sei mesi più sei mesi per altri capi d’imputazione, in totale quattro anni per l’assessore con delega ai lavori pubblici, Giuseppe Mirata; quattro anni per alcuni capi d’imputazione più otto mesi per altri per il responsabile ufficio tecnico del Comune, architetto Marcello Zampino; quattro anni di reclusione per l’addetto ai servizio del depuratore, geometra Antonino Catalano; tre anni per il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe Virzì; sei anni di reclusione più la sanzione della confisca del mezzo per il titolare della omonima azienda di espurgo di Ragusa, Salvatore Carfì e sei anni per il capo cantiere della ditta Salvatore La Cognata.Per la “Carfi servizi ecologici” persona giuridica l’ammontare di mille quote (il corrispettivo economico di mille quote) della società più l’incapacità a contrarre con la pubblica amministrazione.Nell’incidente morirono i dipendenti comunali Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia e Giuseppe Zaccaria e due operai della società Carfì, Salvatore Tumino e Giuseppe Smecca. Secondo l’accusa, la morte dei sei operai sarebbe stata causata dall’esalazioni tossiche formatesi nel pozzetto di ricircolo dei fanghi durante le fasi della sua pulizia, che, secondo una perizia disposta dalla Procura e eseguita da tre docenti universitari, sarebbero state prodotte dallo sversamento illecito nella vasca di idrocarburi dall’autobotte della dittà Carfì che si trovava a operare sul posto. I capi d’imputazione contestati dal procuratore della Repubblica Francesco Paolo Giordano sono diversi e articolati. Nei confronti del sindaco Castania, dell’architetto Zampino e dell’allora assessore Mirata è ipotizzato l’abuso d’ufficio; Zampino e Mirata, inoltre, assieme al geometra Catalano, Virzì, Carfì e La Cognata sono imputati per omicidio colposo plurimo; Carfì e La Cognata sono anche accusati di causazione della morte come evento prodotto da un reato doloso, nella specie il traffico di rifiuti speciali.Parti civili sono i familiari delle vittime, il comune di Mineo e l’Inail.


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