“Trantinate”: Ciaoo sono un Trantino in Sicilia


Pubblicato il 12 Agosto 2026

A Catania c’è una content creator molto seguita, Una belga in Sicilia: una ragazza belga che vive nell’Isola, parla italiano, usa con simpatia espressioni e intercalari siciliani e racconta la città attraverso uno sguardo ironico e affettuoso.
Nel suo stile, in questi giorni ha pubblicato un Reel giocando sulle difficoltà dell’aeroporto di Catania e, sostanzialmente, sul concetto: perché andare via, quando Catania è così bella?
Che lo faccia Una belga in Sicilia è giusto, sacrosanto e persino normale. È una pagina ironica, quello è il suo linguaggio e quella è la chiave attraverso cui racconta la Sicilia al proprio pubblico.
Che quello stesso contenuto venga condiviso nelle proprie storie dal sindaco di Catania, Enrico Trantino, salvo poi essere cancellato, apre invece una questione completamente diversa.
Perché il messaggio che inevitabilmente arriva a chi, in queste ore, sta subendo cancellazioni, ritardi e disagi è paradossale: se ti cancellano il volo, pazienza, resta a Catania che è bellissima.
Da una pagina ironica fa sorridere. Dall’account del sindaco della città interessata dalla crisi, molto meno.
Vorremmo ricordare al sindaco che la gestione dell’emergenza legata alla cenere vulcanica non è una simpatica parentesi estiva da trasformare in materiale social. È un problema che ha prodotto e continua a produrre conseguenze economiche pesantissime per il territorio, con perdite che riguardano il turismo, le attività commerciali, l’intera filiera dell’accoglienza e della mobilità. E accanto al danno economico esiste un danno reputazionale per Catania e per la Sicilia orientale molto più difficile da calcolare.
Ci sono poi migliaia di cittadini siciliani che hanno scelto di partire dall’aeroporto di Catania e che si trovano a fare i conti con voli cancellati, programmi saltati, coincidenze perse, spese impreviste e giornate di vacanza compromesse. E ci sono esercenti e operatori turistici che stanno vivendo una fase estremamente delicata.
È proprio qui che entra in gioco una parola spesso dimenticata nella comunicazione politica contemporanea: opportunità.
Non tutto ciò che è divertente può essere condiviso da un’istituzione. Non perché un sindaco non possa essere ironico, ma perché il ruolo modifica inevitabilmente il significato di ciò che si comunica.
La stessa battuta pronunciata da una creator e condivisa dal primo cittadino non è più la stessa battuta.
Un’amministrazione, soprattutto durante una crisi, dovrebbe comunicare consapevolezza del problema, vicinanza a chi ne sta subendo le conseguenze e pressione verso chi è chiamato a risolverlo. Può certamente promuovere Catania e ricordarne la bellezza, ma senza dare neppure involontariamente l’impressione di minimizzare il disagio di chi in questo momento non riesce semplicemente a partire.
Il fatto che la storia sia stata successivamente cancellata lascia pensare che l’inopportunità della condivisione sia stata compresa. Ma proprio quella cancellazione rende ancora più evidente il problema originario.
Perché governare una città significa anche sapere che non si comunica soltanto ciò che si dice: si comunica dal ruolo dal quale lo si dice.
E allora una domanda, inevitabilmente, rimane.
Era questo che il sindaco Trantino intendeva quando aveva promesso che il Comune avrebbe comunicato meglio?

iena marco benanti.


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