Trasporti: CNA FITA Sicilia, autostrade siciliane tra le peggiori d’Europa, serve una svolta


Pubblicato il 21 Aprile 2026

“La condizione della rete autostradale e stradale siciliana è tra le peggiori d’Europa. Un limite gravissimo che pesa negativamente sullo sviluppo della nostra terra”. Con queste parole il presidente regionale di CNA FITA Sicilia, Salvatore Ranno, apre un’analisi drammatica sullo stato delle infrastrutture viarie dell’isola, che continua a mettere in seria difficoltà l’autotrasporto merci e persone. Una situazione che verrà illustrata dalla Cna Fita nazionale nell’incontro che si terrà mercoledì prossimo tra le associazioni di categoria del settore e il ministro per i trasporti Matteo Salvini.

“Essere impresa di autotrasporto in Sicilia – prosegue Ranno – significa convivere per sempre con oltre 20.000 km di rete stradale lontana anni luce dall’essere definita accettabile e con oltre 700 km di autostrada siciliana in cura permanente, con fine lavori mai vista. Da almeno 30 anni nessuno è riuscito a percorrere in modo netto la Palermo-Catania, la Messina-Catania, la Messina-Palermo e la Palermo-Trapani”.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco è la situazione paradossale della nuova Modica-Siracusa-Catania. Come spiega il coordinatore regionale Giorgio Stracquadanio: “I 125 km di questo tratto sono ancora interdetti ai mezzi che trasportano merci pericolose, come carburanti, bombole e concimi chimici. Un divieto imposto dall’Anas nel 2016 nell’ambito delle norme di sicurezza per le Reti Ten-T, che classifica le gallerie come poco sicure. Eppure, un segmento di appena 15 km serve il polo petrolchimico di Priolo e il porto di Augusta, generando un traffico ingente proprio di merce pericolosa. Le autobotti sono così costrette a viaggiare sulla vecchia viabilità, molto meno sicura, ma fuori dalla regolamentazione comunitaria”.

A ciò si aggiunge il caro carburante. “L’aumento dei prezzi dell’ultimo mese, dovuto alla guerra in Medio Oriente – sottolinea la coordinatrice regionale Daniela Taranto – ha colpito duramente le imprese siciliane. Ma a questo danno vanno aggiunti i costi strutturali legati alle pessime condizioni della rete stradale. I veicoli si usurano velocemente: sospensioni, pneumatici, freni vanno sostituiti più spesso. Tempi di percorrenza più lunghi significano maggiore inquinamento e mezzi che si deteriorano prima. Il risultato è un incremento dei costi di gestione del 30% rispetto a un’azienda del Centro-Nord, con un peso insostenibile per le piccole imprese – monoveicolari e piccole flotte – che in Sicilia rappresentano la grande maggioranza del settore”.

Secondo CNA FITA Sicilia, le grandi flotte dell’isola guardano con interesse al Sea Modal Shift e agli incentivi per l’intermodalità strada-mare, iniziative che l’associazione condivide. “Ma l’autotrasporto va rappresentato e difeso complessivamente – conclude Ranno –. La maggioranza del settore non può essere trattata come figlia di un dio minore. I problemi sono reali e non possono più essere sottovalutati né dalla Regione né dallo Stato”.


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