Delle “imprese” del segretario regionale del PD Anthony Barbagallo abbiamo già scritto (vedi link) , ma alcune di queste meritano di essere raccontate nel dettaglio per la spregiudicatezza, che nel catanese è abbastanza nota, ma lo è di meno nel resto della Sicilia e a Roma, dove il “nostro eroe” sventola con orgoglio la bandiera […]
“Preti” in azione: le scelte opache di Anthony Barbagallo, il segretario della “gente perbene”
Pubblicato il 21 Aprile 2026
Delle “imprese” del segretario regionale del PD Anthony Barbagallo abbiamo già scritto (vedi link)
, ma alcune di queste meritano di essere raccontate nel dettaglio per la spregiudicatezza, che nel catanese è abbastanza nota, ma lo è di meno nel resto della Sicilia e a Roma, dove il “nostro eroe” sventola con orgoglio la bandiera del rinnovamento e della legalità del nuovo corso (a parole non nei fatti) della Schlein. Per gli “utili idioti” (che non mancano mai) il segretario riserva poi un tragicomico “impegno antifascista” (smentito dalle azioni -al di là delle parole buone appunto per gli “utili idioti”- delle non poche intese con il centrodestra, su cui torneremo presto).
Pronto a disconoscere il partito ennese senza nessuna esitazione, altrettanto pronto nell’ergersi a moralizzatore quando ad essere sciolta è un’amministrazione comunale di centrodestra, il segretario regionale del PD e i suoi ragazzi e ragazze con cui fa finta di delegare la direzione del PD etneo, non hanno profferito o quasi verbo quando ad essere sciolta per infiltrazioni mafiose fu l’amministrazione comunale di Randazzo.
A Randazzo, per chi non lo sapesse, fu lo stesso Barbagallo a stringere un “accordo di ferro” con l’ex sindaco Sgroi, dichiarato in seguito incandidabile a seguito delle indagini che portarono allo scioglimento.
Accordo che portò a vicesindaco il suo fedelissimo Gianluca Anzalone, segretario del locale circolo del PD, nonostante le proteste e la rottura con gran parte del circolo stesso.
Sarebbe bastato leggere la relazione che portò allo scioglimento per chiedersi: il gruppo di potere politico mafioso che condizionava l’attività amministrativa poteva o non poteva agire senza che un componente qualsiasi dell’amministrazione comunale potesse non accorgersene, anche senza brillare per acume o intelligenza, come in questo caso?
A maggior ragione, anche nella migliore delle ipotesi e facendo salva la buona fede del vicesindaco, qualche dubbio gli integerrimi dirigenti del PD catanese e lo stesso Barbagallo avrebbero dovuto porselo.
Evidentemente l’intransigenza e il moralismo, per codesti personaggi, sono estensibili a seconda che si tratti degli avversari politici o dei propri amici di cordata. Insomma, i soliti scenari da commedia all’italiana.
Fatto sta che il buon “Anthony da Pedara”, fregandosene o quasi di indagini, scioglimenti, prefetti, antimafia e persino della segretaria nazionale, ritiene indispensabile candidare a sindaco di Randazzo il vice del sindaco mandato poco tempo fa a casa dalla magistratura.
Qualche malpensante ipotizza che questa candidatura non sia solo il premio a uno dei suoi più fedeli supporter. Chissà, forse che gli eventuali patti vanno rispettati? O no? Magari ci sarebbe o no il rischio che qualcuno degli “sciolti” possa raccontare quanto stretto fosse il patto tra Barbagallo e Sgroi potrebbe aver consigliato di non voltare pagina e fare finta che quella pagina triste della storia di Randazzo sia mai stata scritta e sottoscritta?
Ecco allora che il segretario regionale, che non deve dare conto quasi a nessuno del proprio operato, decide di mettere il timbro della trasparenza e della legalità alla candidatura di Anzalone, che ovviamente non può che difendere e magari proseguire l’operato della giunta di cui era parte.
I catanesi non si meraviglieranno più di tanto di questa spregiudicata disinvoltura perché ben conoscono le imprese dell’ex allievo di Lombardo con cui si dice essere ancora in stretto raccordo, ma probabilmente nel resto dell’isola e nel Parlamento Nazionale, la faccia da bravo ragazzo fa ancora effetto.
Del resto, nell’Italietta di provincia dove i sostenitori del No al referendum hanno sottolineato come loro argomentazione a sostegno le “facce cattive” degli esponenti di governo, uno come Barbagallo è perfetto o quasi: una “faccia di prete” che agisce da “prete”. La “gente perbene”, comne gli “utili idioti”, si accontentano di questo, anche quando le scelte sbattono fragorosamente contro le parole. Affari da preti.
To be continued…





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