Di Anthony Barbagallo segretario regionale del Pd, si possono ricordare soprattutto le sconfitte e i disastri di cui è stato artefice. In sintesi, chi è Barbagallo? E’ un prete. Uno abituato a mentire, un ipocrita che “danza” sul palcoscenico della politica sicula con un “problema di fondo” da affrontare: sistemare sé stesso. Come nasce il […]
“Opere&sconfitte” di “padre” Anthony Barbagallo, il “prete-segretario” regionale del Pd siculo
Pubblicato il 16 Aprile 2026
Di Anthony Barbagallo segretario regionale del Pd, si possono ricordare soprattutto le sconfitte e i disastri di cui è stato artefice.
In sintesi, chi è Barbagallo? E’ un prete. Uno abituato a mentire, un ipocrita che “danza” sul palcoscenico della politica sicula con un “problema di fondo” da affrontare: sistemare sé stesso.
Come nasce il “nostro eroe” nella versione piddina?
Diventato segretario regionale poiché unico candidato, dopo il ritiro di Antonio Ferrante a cui fu promessa la presidenza della direzione regionale, ha inanellato una serie di insuccessi di cui non si è mai assunto la responsabilità.
Alle elezioni regionali scorse, ha perseguito un alleanza con i CinqueStelle ed è stata sua la proposta di candidare Caterina Chinnici. Il risultato fu che i CinqueStelle si sfilarono dall’alleanza e la Chinnici arrivo terza dopo Schifani e De Luca. Dopo qualche mese la stessa Chinnici passo con Forza Italia.
Qualcuno ricorderà la sua presenza nell’ottobre del 2021 accanto a Cancelleri all’inaugurazione del treno “freccia bianca”, una delle peggiori prese in giro ai danni dei siciliani.
Alle politiche del 2022 fu lui a volere come capolista alla Camera nel collegio di Catania, l’ex assessore della giunta Bianco, Valentina Scialfa, già vicina a Fora Italia, con l’intento di indebolire il Pd in un collegio elettorale diverso dal suo, per aumentare le possibilità del collegio di Ragusa-Siracusa in cui invece era candidato lo stesso Barbagallo.
Alle ultime Europee del 2024 il Pd in Sicilia ottenne il 14,3% perdendo 2.3 punti percentuali rispetto al 2019 ed eleggendo un solo parlamentare a Bruxelles, rispetto ai due eletti del 2019. Scandalosa la composizione della lista senza un candidato della provincia di Catania, la seconda per popolazione in Sicilia.
Alle comunali di Catania, è stato l’artefice della candidatura di Maurizio Caserta, dopo la rinuncia di Emiliano Abramo, con un risultato per il Pd a dir poco disastroso. A Catania il Pd è di fatto una sorta di “fantasma” politico. Qualche buontempone lo indica come forza di opposizione: da quando?
Dalla sua elezione a segretario Regionale, il Pd è quasi scomparso dai consigli comunali della provincia di Catania, soprattutto nei centri più grandi come Misterbianco, Paternò, Acireale.
Malumori e dissensi sulla sua gestione del partito sono sempre stati diffusi in tutto il Pd siciliano, tanto da causare una spaccatura profonda che ha indotto metà degli iscritti e dei dirigenti a non partecipare all’ultimo congresso regionale, svoltosi anche stavolta senza altri candidati che lo stesso Barbagallo.
Una controversa riunione dell’assemblea regionale a cui hanno votato un gran numero di persone che non ne facevano parte, ha ristretto la platea degli agenti diritto all’elezione del segretario regionale ai soli iscritti. La platea degli iscritti controllata dal segretario uscente, sarebbe stata più facilmente controllabile rispetto alle primarie aperte come lo Statuto prevedeva. Avverso questa decisione pende un ricorso al giudice ordinario a cui la minoranza si è rivolta dopo inutili tentativi di ricorso agli organi di garanzia interna al partito.
L’ostinazione di Barbagallo a ricandidarsi a segretario regionale, a costo di spaccare il partito, nasce dalla volontà di garantirsi una candidatura sicura nelle liste bloccate del Senato. Tale intenzione risultava evidente sin dalle elezioni europee quando fu scelta e sostenuta la candidatura di Antonio Nicita, attuale senatore del Pd per la Sicilia orientale, non andata a buon fine nonostante il sostegno di tutta la componente schleniana e arrivando addirittura quarto dimostrando come la componente vicina a Barbagallo rappresenti elettoralmente solo una minoranza rispetto a quella parte del Pd che ha votato ed eletto Lupo e che si contrappone alla gestione attuale del Pd siciliano.
Ma le prodezze di Barbagallo diventano ancora più spregiudicate e disastrose nella gestione delle amministrative.
Emblematico il caso di Randazzo, comune sciolto per mafia qualche anno fa. Fu lo stesso Barbagallo a stringere un accordo con l’ex sindaco Sgroi, (politicamente di estrazione autonomista) oggetto di una pesante relazione da parte della commissione prefettizia, per piazzare un “suo” fedele, Gianluca Anzalone come vicesindaco.
Di fronte al procedimento di scioglimento per mafia, il Pd sempre attento e solerte a richiamare gli altri al rispetto della legalità, in quell’occasione tacque. La ragione di quel silenzio diventa oggi chiara con la candidatura di Anzalone a sindaco di Randazzo: con l’accordo sottobanco di Sgroi dichiarato incandidabile?
Vedete di cosa sono capaci i “maestrri della legalità”. Affari da preti.




