di Guido Libero Ogni comunità umana, che sia una famiglia, un’associazione o una coalizione politica, si regge su un principio fondamentale: il riconoscimento reciproco delle intenzioni, delle aspettative e dei ruoli. Quando questo equilibrio viene meno, si apre una frattura che, se ignorata, finisce per trasformarsi in conflitto, disillusione e infine in separazione.Nelle dinamiche familiari, […]
Il tradimento politico nasce quando si rompe il patto di reciprocità
Pubblicato il 03 Giugno 2026
di Guido Libero

Ogni comunità umana, che sia una famiglia, un’associazione o una coalizione politica, si regge su un principio fondamentale: il riconoscimento reciproco delle intenzioni, delle aspettative e dei ruoli. Quando questo equilibrio viene meno, si apre una frattura che, se ignorata, finisce per trasformarsi in conflitto, disillusione e infine in separazione.Nelle dinamiche familiari, il deterioramento dei rapporti raramente nasce all’improvviso ma è quasi sempre il risultato di un progressivo venir meno dell’ascolto, della comprensione e del rispetto delle esigenze dei singoli membri.
Quando qualcuno smette di sentirsi rappresentato, considerato o riconosciuto, il legame si indebolisce fino a spezzarsi.La politica non è diversa. Anzi, la politica democratica si fonda proprio su un patto fiduciario tra elettori ed eletti. Un partito, una coalizione o un candidato ricevono consenso perché incarnano una determinata visione del mondo, un sistema di valori e un programma che gli elettori scelgono liberamente di sostenere.
Quel consenso non è una delega in bianco, ma un mandato che comporta responsabilità e coerenza.È in questa prospettiva che molti osservatori leggono oggi le tensioni sotto traccia e non troppo nascoste che attraversano il centrodestra catanese. L’elezione del sindaco Enrico Trantino è stata accompagnata da un chiaro indirizzo politico: rappresentare una visione moderata e conservatrice della città, sostenere il tessuto delle piccole e medie imprese, rilanciare il commercio locale e costruire una connessione più forte tra i quartieri, riducendo le distanze sociali, economiche e culturali che da troppo tempo caratterizzano il territorio.Si trattava di una proposta politica riconoscibile, radicata nelle esigenze concrete della città e nella sensibilità dell’elettorato che ha contribuito alla vittoria del centrodestra.Oggi, però, una parte di quel mondo politico e civico manifesta un crescente disagio.
La percezione diffusa è che l’azione amministrativa abbia progressivamente preso una direzione diversa da quella indicata dal mandato ricevuto. Al posto di una politica vicina ai problemi quotidiani delle famiglie, degli imprenditori e dei commercianti, sembra affermarsi un approccio che molti giudicano autoreferenziale, più attento ai circuiti dell’élite culturale e ai salotti della politica che al confronto con la realtà vissuta dai cittadini.La percezione è, soprattutto, quella di un primo cittadino che, in modo evidente, divide la città in buoni e cattivi a suo piacimento e consideri degni di considerazione e diritto di parola solo alcuni e solo in ragione della scuola frequentata, del ruolo avuto dai propri genitori o peggio della via dove sono nati e cresciuti.Non si tratta, infatti, soltanto di una questione di scelte amministrative. Il nodo centrale è la distanza che si sta creando tra chi governa e la propria base di riferimento.
Quando un’amministrazione smette di dialogare con il mondo che l’ha sostenuta, quando le priorità percepite dai cittadini non trovano più adeguata rappresentanza nelle decisioni pubbliche o quando si gestisce creando profonde divisioni e ignorando una parte della popolazione (in questo caso spesso la maggioranza della popolazione) si produce inevitabilmente una crisi di fiducia.Il rischio non è semplicemente quello di perdere consenso elettorale. Il rischio più profondo è quello di svuotare di significato il rapporto tra rappresentanti e rappresentati, trasformando la politica in un esercizio di potere scollegato dalle ragioni che ne hanno legittimato l’esistenza.La storia insegna che i tradimenti politici non nascono quasi mai da un singolo episodio ma sono il risultato di un progressivo allontanamento da una comunità di valori, da una visione condivisa e da un progetto comune.
Quando questo accade, le coalizioni si indeboliscono, i partiti si frammentano e gli elettori cercano altrove risposte alle proprie aspettative.Per il centrodestra catanese la sfida non è, dunque, quella di alimentare polemiche personali o regolamenti di conti interni. La vera sfida consiste nel ricostruire quel principio di reciprocità che sta alla base di ogni relazione politica sana: ascoltare, riconoscere e rappresentare le aspettative di chi ha affidato il proprio voto a un progetto di governo.
Perché, come nelle famiglie, anche in politica le relazioni si rompono quando una delle parti smette di sentirsi ascoltata. E quando il legame fiduciario si spezza, nessuna strategia comunicativa può sostituire ciò che è venuto meno: la credibilità di un impegno condiviso.


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