La notizia era nota da tempo. Tutti sapevano, ma nessuno parlava. Solo noi di Ienesicule avevamo già anticipato i fatti lo scorso 30 marzo. Nell’articolo, dal titolo “Politica e sanità, qui viene giù tutto”, avevamo scritto: “𝐂’è 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮̀: 𝐠𝐢𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐯𝐨𝐜𝐢 𝐬𝐮 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢 “𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐨𝐯𝐮𝐭𝐢”, 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 “𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐬𝐢”, “𝐛𝐥𝐢𝐧𝐝𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞” 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐞 “𝐝𝐨𝐬𝐬𝐢𝐞𝐫” 𝐜𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐠𝐞𝐥𝐨𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞. Tutto […]
Giorgia Meloni dice che “ha vinto la palude”. No, Presidente. Ha perso il suo governo
Pubblicato il 15 Luglio 2026
L’emendamento-bandiera di Fratelli d’Italia sulla legge elettorale è stato affondato per un solo voto. E ad affondarlo non sono state le opposizioni, ma i franchi tiratori della stessa maggioranza. Lega e Forza Italia hanno presentato il conto a Palazzo Chigi, dimostrando che il centrodestra è molto meno compatto di quanto raccontino le conferenze stampa (Il Post).
Ma il punto politico è un altro. Quello di FdI era un gigantesco bluff comunicativo, venduto agli italiani come il “ritorno delle preferenze”.
Quali preferenze?
Il capolista sarebbe rimasto bloccato, cioè nominato dai partiti. Agli elettori sarebbe stato concesso soltanto di mettere qualche crocetta sugli altri candidati, sapendo già che il seggio sarebbe comunque andato al capolista.
Tradotto: avresti potuto prendere anche 50.000 preferenze personali e restare fuori dal Parlamento, mentre il capolista, magari con zero voti diretti, sarebbe stato eletto automaticamente.
Questa non è democrazia delle preferenze. È la democrazia dell’illusione.
E non basta. L’emendamento cancellava anche l’alternanza di genere e concentrava l’eventuale premio di maggioranza in un listino nazionale completamente bloccato: ancora più potere alle segreterie, ancora meno agli elettori.
La verità è semplice: Fratelli d’Italia voleva poter dire “abbiamo restituito le preferenze agli italiani”, senza restituire davvero agli italiani il diritto di scegliere i propri parlamentari.
Alla fine è arrivato il capolavoro politico: una riforma presentata come simbolo della democrazia è stata bocciata dai parlamentari della stessa maggioranza che avrebbe dovuto approvarla.
Più che la vittoria della “palude”, è la fotografia di un governo che fa propaganda sulle riforme, ma inciampa sui propri numeri e sulle proprie contraddizioni, che perde come ha perso al Referendum sulla giustizia.
iena sotto il Palazzo




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