Il Governance Poll 2026 de Il Sole 24 Ore consegna un dato politico che sarebbe un errore minimizzare: il sindaco di Catania, Enrico Trantino, perde oltre venti punti di consenso rispetto al giorno della sua elezione e scivola nella parte bassa della classifica nazionale dei sindaci.Un segnale politico forte. Eppure, invece di interrogarsi fino in […]
I numeri non hanno correnti: Schifani sale, Trantino affonda. Il centrodestra decida se vuole vincere o litigare
Pubblicato il 06 Luglio 2026
di Giudo Libero
C’è una regola che la buona politica dovrebbe rispettare sempre: quando i numeri parlano, la propaganda dovrebbe tacere.La *Governance Poll 2026* realizzata da *Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore* consegna al centrodestra siciliano una fotografia tanto chiara quanto politicamente imbarazzante.
Da una parte c’è il presidente della Regione, Renato Schifani, ottavo tra i governatori italiani con un indice di gradimento del 56%. Un dato che assume un valore ancora maggiore se rapportato al consenso ottenuto nel giorno dell’elezione: +13,9%. Significa che Schifani non ha semplicemente conservato il proprio elettorato, ma è riuscito a conquistare anche una parte di chi, nel 2022, aveva scelto altri candidati.Dall’altra parte c’è il sindaco di Catania, Enrico Trantino, precipitato all’89° posto nella graduatoria nazionale dei primi cittadini. Il suo consenso è crollato dal 66,1% al 46%. Tradotto in termini politici, oltre il 20% di chi lo aveva votato oggi non rifarebbe quella scelta.Fin qui parlano i numeri.
Poi arriva la politica. Ed è qui che nasce il paradosso.Nel centrodestra siciliano si discute quotidianamente se Schifani meriti o meno una ricandidatura. Si aprono tavoli, si alimentano distinguo, si rincorrono ambizioni personali e logiche di corrente. Quasi che il problema della coalizione fosse sostituire un presidente che gli elettori, invece, stanno premiando.Su Trantino, invece, cala un silenzio quasi religioso. Eppure sarebbe sufficiente guardare il bilancio amministrativo della seconda città della Sicilia per comprendere che qualche domanda dovrebbe essere posta. Qual è il grande progetto realizzato? Quale opera strategica è stata consegnata alla città?Quale rivoluzione amministrativa ha cambiato il rapporto tra cittadini e Comune?La risposta è sotto gli occhi di tutti.Una lunga serie di provvedimenti spesso più ideologici che utili. Chiusure di strade che hanno complicato la vita ai cittadini senza risolvere i problemi della mobilità. Regolamenti che hanno prodotto nuova burocrazia anziché semplificazione. Una macchina amministrativa che continua a procedere con lentezza esasperante.
Una città che fatica a percepire una direzione chiara.Nel frattempo il sindaco sembra aver sostituito il confronto con i cittadini con lunghe prediche sui social network o in TV ospite di trasmissioni compiacenti.Si governa spiegando. Si governa raccontando. Si governa ammonendo. Molto meno si governa ascoltando.Ed è proprio qui la differenza tra Schifani e Trantino.Il presidente della Regione ha dimostrato di conoscere una delle qualità più importanti della politica: capire quando occorre mediare, quando è necessario ascoltare e perfino quando è opportuno cambiare idea. Non è debolezza. È intelligenza istituzionale.Il sindaco di Catania, al contrario, dà spesso l’impressione di considerare ogni critica come un affronto personale, ogni osservazione come un attacco e ogni richiesta di confronto come un ostacolo.
Il risultato è un’immagine sempre più nitida: quella di un amministratore convinto di avere sempre ragione. Una sorta di “Re Sole” della politica cittadina, inflessibile con cittadini, commercianti e professionisti, ma decisamente meno incisivo quando si tratta di affrontare i grandi centri di potere (Aeroporto di Catania docet) o le inefficienze della macchina comunale (sempre gli stessi dirigenti e sempre negli stessi posti vedi ragioneria generale e urbanistica su tutte).E i cittadini, alla lunga, presentano il conto. Quel -20,10% non rappresenta soltanto una flessione statistica. È una chiara perdita di fiducia. È il segnale che una parte importante dell’elettorato non si sente più rappresentata.Per questo i vertici del centrodestra dovrebbero avere il coraggio di fare ciò che la politica troppo spesso evita: prendere atto della realtà.A Palermo significa smetterla con le guerre di corrente. Chi oggi continua a mettere in discussione Schifani lo fa più per ragioni di equilibrio interno e di posizionamento di parte che per i risultati ottenuti dal governo regionale. Sarebbe molto più utile aprire subito il cantiere dello “Schifani bis”, costruendo attorno ai risultati conseguiti una proposta politica capace di consolidare il consenso del centrodestra alle prossime elezioni regionali e rafforzarlo anche nelle future competizioni nazionali.
A Catania, invece, serve una svolta immediata.La giunta comunale va profondamente rinnovata. Non per distribuire nuove poltrone, ma per riportare competenza, autorevolezza e peso politico dentro Palazzo degli Elefanti. Servono assessori scelti tra le migliori espressioni dei partiti della coalizione, figure riconosciute dal territorio e capaci di esercitare un reale contrappeso politico e amministrativo.Allo stesso tempo va rimessa mano alla dirigenza comunale, che troppo spesso ha accompagnato scelte discutibili senza offrire quella capacità tecnica e quella visione strategica che una città metropolitana merita.Lasciare Trantino solo nella gestione quotidiana significherebbe continuare ad assistere agli stessi errori, mentre il consenso continuerà lentamente ma inesorabilmente a consumarsi.La politica ha il dovere di prevenire le sconfitte, non di spiegarle dopo.Perché esiste una differenza sostanziale tra chi governa per convincere gli alleati e chi governa per convincere i cittadini.
Oggi i cittadini sembrano aver già espresso il proprio giudizio.Il centrodestra può decidere di ascoltarlo oppure continuare ad ascoltare soltanto se stesso e perdere.



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