Presentato ufficialmente il film dedicato a Gesualdo Bufalino. Dopo l’appuntamento di teatro, ieri sera la conclusione del festival “L’ingegnere di Babele”


Pubblicato il 06 Luglio 2026

Con un progetto artistico firmato da Andrea Traina e interpretato da Gaetano Aronica si è chiusa la sesta edizione de “L’Ingegnere di Babele”, festival promosso dalla Fondazione Gesualdo Bufalino di Comiso. Presentato ufficialmente il film dedicato al grande scrittore siciliano, tornato idealmente a passeggiare e dialogare tra il loggiato di piazza delle Erbe grazie all’intelligenza artificiale. 

COMISO – Si è conclusa con un progetto artistico firmato da Andrea Traina e interpretato da Gaetano Aronica la sesta edizione de “L’ingegnere di Babele”, il festival della Fondazione Gesualdo Bufalino che, ancora una volta, ha fatto dialogare linguaggi differenti senza privarli della loro identità. Mutuato dal titolo di un racconto dello stesso Bufalino, contenuto nella raccolta “L’uomo invaso”, e riprendendo l’immagine della Torre di Babele, il festival ha moltiplicato le voci senza disperderne il senso, trovando nell’ascolto reciproco la propria armonia più autentica. Un percorso che, attraverso letteratura, musica, teatro, cinema, arti visive e riflessione critica, ha continuato a sviluppare l’eredità intellettuale di Gesualdo Bufalino, scrittore capace di abitare molteplici universi espressivi e di riconoscere nell’arte un territorio senza confini, dove ogni forma creativa dialoga con l’altra.
Sabato sera il Loggiato di piazza delle Erbe ha accolto “Il miracolo del bis. Frammenti di un dialogo immaginario”, scritto e diretto da Andrea Traina, con Gaetano Aronica e la partecipazione della danzatrice Noemi Castronovo. Attraverso un dialogo immaginario costruito anche con il contributo dell’intelligenza artificiale, lo spettacolo ha riportato idealmente Gesualdo Bufalino negli spazi a lui tanto cari, trasformando la scena nell’incontro tra uno scrittore e l’attore chiamato a dargli corpo e voce. Una riflessione sul mistero della creazione artistica, sulla memoria, sul silenzio e sul desiderio, profondamente umano, di sottrarre qualcosa al tempo che scorre.
Quel dialogo è proseguito ieri sera al Cinema Golden di Vittoria con l’anteprima di “Sulle soglie della notte. Gesualdo Bufalino, fotogrammi di una vita immaginaria”, il docufilm scritto e diretto da Andrea Traina con Gaetano Aronica protagonista. Lontano dalla forma della biografia tradizionale, il film ha accompagnato lo spettatore in un itinerario tra i luoghi, le parole e le testimonianze che hanno costruito l’universo umano e letterario dello scrittore comisano, per poi trasformarsi, nella sua seconda parte, in un racconto cinematografico sul destino, sulla memoria e sull’enigma che lega l’esordio letterario e la scomparsa dello scrittore in una trama di coincidenze che sembra sfidare il caso. Nel cast Giovanni Arezzo, Alessandro Romano, Luca Iacono, Biagio Barone, Salvo Paternò, Giuseppina Vivera e Vincenza Occhipinti, con la partecipazione straordinaria di Biagio Pelligra. Le musiche originali sono firmate da Marco Cascone, la scenografia è di Peppe Busacca. Il film è una produzione Labirinto Visivo, realizzata in collaborazione con la Fondazione Gesualdo Bufalino. 

«Bufalino amava dire che avrebbe preferito esordire come scrittore addirittura da postumo – – ha dichiarato il regista Traina – ma fu costretto a uscire dall’anonimato grazie alla prefazione di un volume di antiche fotografie, un episodio che lo portò alla ribalta. Quello rappresentò l’alfa della sua storia. L’omega, invece, coincide con quel tragico e singolare incidente stradale che pose fine alla sua vita, quasi fosse un appuntamento già scritto dal destino. Il nostro intento è stato raccontare l’intero percorso di Bufalino, restituendo prima l’uomo e poi lo scrittore». Due opere diverse e complementari, pensate come un unico percorso creativo, che hanno restituito al pubblico la vitalità dell’eredità intellettuale di Bufalino. «Anche quest’anno – dichiara Giuseppe Digiacomo, presidente della Fondazione Gesualdo Bufalino – “L’ingegnere di Babele” ha dimostrato che l’opera di Bufalino non appartiene alla memoria, ma al futuro. Il festival nasce proprio da questa convinzione: custodire uno scrittore significa metterlo continuamente in dialogo con altre arti, altri sguardi e altre generazioni. Perché solo quando una voce continua a generare nuovi linguaggi dimostra di essere ancora viva».Con la conclusione del festival si chiudono gli appuntamenti dal vivo, ma non il percorso culturale della manifestazione. Fino al 19 luglio sarà infatti possibile visitare, negli spazi della Galleria FGB della Fondazione Gesualdo Bufalino, la mostra “Quadri per un’esposizione… Qualcuno, per favore, me li dipinge? Giampiero Nanni per Gesualdo Bufalino”, nata da una provocazione che lo scrittore comisano affidò alle pagine de “Il malpensante” nel 1987, immaginando diciannove quadri inesistenti e annotandone soltanto i titoli. Una sfida raccolta dall’artista Giampiero Nanni, che ha trasformato quelle visioni letterarie in immagini, prolungando ancora una volta il dialogo tra parola e arte che ha attraversato l’intera sesta edizione de “L’Ingegnere di Babele”.

Organizzato dalla Fondazione Gesualdo Bufalino, “L’ingegnere di Babele” è stato realizzato con il sostegno dell’Assemblea Regionale Siciliana, del Comune di Comiso, del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, di Agriplast SpA di Vittoria e di SAC Aeroporto di Catania.
6 luglio 2026
ufficio stampa.


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