Il Governance Poll 2026 de Il Sole 24 Ore consegna un dato politico che sarebbe un errore minimizzare: il sindaco di Catania, Enrico Trantino, perde oltre venti punti di consenso rispetto al giorno della sua elezione e scivola nella parte bassa della classifica nazionale dei sindaci.Un segnale politico forte. Eppure, invece di interrogarsi fino in […]
Trantino scopre la “percezione”. Ma il problema è la realtà. E a Catania l’opposizione continua a non esserci
Pubblicato il 07 Luglio 2026
Il Governance Poll 2026 de Il Sole 24 Ore consegna un dato politico che sarebbe un errore minimizzare: il sindaco di Catania, Enrico Trantino, perde oltre venti punti di consenso rispetto al giorno della sua elezione e scivola nella parte bassa della classifica nazionale dei sindaci.
Un segnale politico forte. Eppure, invece di interrogarsi fino in fondo sulle ragioni di questo arretramento, il sindaco sceglie una strada diversa: attribuire il calo alla “percezione”, ai problemi che non dipendono dal Comune, alle “false narrazioni” e persino a quei cittadini che, a suo dire, non pagherebbero i tributi o non rispetterebbero il decoro urbano.
Una spiegazione che rischia di apparire come un tentativo di spostare il baricentro del dibattito dalle responsabilità politiche a quelle degli altri.
È vero: un sindaco non può controllare l’inflazione, le guerre internazionali o le politiche economiche del Governo nazionale. Ma può essere giudicato, ed è giusto che lo sia, su ciò che rientra nelle competenze dell’amministrazione comunale.
I catanesi non vivono nella “percezione”. Vivono nella realtà.
Vivono le strade dissestate, i marciapiedi impraticabili, il traffico che continua a soffocare la città, i quartieri periferici che attendono interventi strutturali, le difficoltà del trasporto pubblico, il degrado di molte aree urbane e una qualità della vita che, secondo numerosi indicatori nazionali, continua a collocare Catania nelle retrovie rispetto a molte altre grandi città italiane.
Questa non è una narrazione costruita sui social. È la quotidianità di migliaia di cittadini.
Sorprende poi il passaggio in cui Trantino lascia intendere che chi protesta sia spesso chi non rispetta le regole. Un’affermazione che, se letta politicamente, rischia di trasformarsi in una delegittimazione di qualsiasi critica.
Il dissenso non nasce necessariamente dall’inciviltà. Nasce, molto più semplicemente, quando una parte della popolazione ritiene che la città non stia migliorando.
Ed è proprio questo che racconta il sondaggio.
La politica dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare questi segnali, non di spegnerli.
Anche l’annunciata svolta comunicativa lascia qualche interrogativo. Se davvero fosse sufficiente comunicare meglio, allora basterebbe un post su Facebook per risolvere problemi che i cittadini sperimentano ogni giorno. La comunicazione è uno strumento importante, ma non può sostituire i risultati.
Il consenso si costruisce sulle opere, sui servizi, sulle scelte amministrative e sulla fiducia che queste riescono a generare. Quando viene meno, la prima domanda non dovrebbe essere “perché i cittadini non capiscono?”, ma “che cosa non abbiamo saputo fare?”.
C’è poi un altro dato politico che merita attenzione.
Mentre il consenso del sindaco e della sua amministrazione di destra arretra, a Catania continua a non vedersi una vera opposizione capace di interpretare e organizzare quel malcontento. I partiti di centrosinistra, PD e M5S in testa, appaiono frammentati, spesso silenziosi, incapaci di costruire un’alternativa credibile e di incalzare con continuità l’amministrazione di centrodestra.
È un paradosso tutto catanese.
Da una parte una maggioranza che perde consenso, litigiosa; dall’altra un’opposizione che non riesce a trasformare quel calo in proposta politica. Il risultato è una città priva di un confronto pubblico forte, nella quale il dibattito si consuma più sui social network che nelle sedi della politica.
Ed è forse questa la notizia più preoccupante.
Perché una democrazia locale funziona quando chi governa viene controllato, criticato e sfidato da un’opposizione seria, preparata e presente. A Catania, invece, il centrodestra continua spesso a confrontarsi più con il malcontento dei cittadini, con le lacerazioni interne, che con gli avversari politici.
Il Governance Poll non certifica la fine di un’esperienza amministrativa, né anticipa il risultato delle prossime elezioni. Ma lancia un messaggio che sarebbe imprudente ignorare.
Liquidare quel segnale parlando di “percezione”, come ha fatto Trantino, rischia di essere il modo più semplice per non affrontare il problema vero.
Perché i cittadini possono anche essere influenzati dal clima generale, ma difficilmente sbagliano quando giudicano ciò che vedono ogni giorno dalla finestra di casa.
E la politica, se vuole recuperare fiducia, deve cambiare la realtà prima ancora del racconto che ne fa.
Iena dello sceriffo disarmato.



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