CATANIA AL CENTRO DEL MEDITERRANEO: TRA POLITICI AVVEDUTI E GRANDI IMPRENDITORI. CON COSA NOSTRA IN GINOCCHIO


Pubblicato il 27 Giugno 2026

Occorre rimuovere il disfattismo e farlo prima di subito, emarginando dal dibattito pubblico  invidiosi ad un tanto al chilo, faziosi cantori del pessimismo, uccelli del malaugurio biliosi e con la bava alla bocca, perché a Catania ormai il tempo volge al bello. E, lungi dal parlare del meteo, è il contesto socio-economico cittadino quello a cui facciamo riferimento: un modello che non può non richiamare l’antica definizione di “Milano del Sud” che meritoriamente venne utilizzata in passato per appellare il capoluogo etneo e che si attaglia -oggi più di ieri- alla metropoli siciliana regina del Mediterraneo.
Non siamo più negli anni ’80 con i fiumi di sangue che lordavano le strade catanesi, con una mafia arrogante che spadroneggiava senza requie taglieggiando i commercianti cittadini: adesso la malavita appare sconfitta, atterrita, scomparsa dai quartieri e dai dibattiti politici che la ignorano a piè pari ritenendola un fenomeno marginale, quasi estinto. 

Piccole ed insignificanti sparatorie si susseguono qua e là con poche decine di bossoli sui selciati del centro e delle periferie ma è poca roba che in alcun modo increspa l’irenico quadro di cui sopra. Su tutto poi veglia la Procura, una Procura da splendidi anni ’70.

Tentate gambizzazioni, minorenni nel mirino dei killer, piazze di spaccio appaltate a pusher ad oltre 100 euro al giorno, non sono che quisquilie poco significative per smontare un processo di sviluppo galoppante e senza indugi. È stato persino raccontato da qualche testata giornalistica che a largo delle cosche catanesi si sarebbero inabissate due tonnellate di cocaina indirizzate a cosche ndranghetiste di Locri e Siderno con Catania al centro di una quantità di traffici di stupefacenti di livello industriale con centinaia di addetti coinvolti. Ma si tratta certamente di esagerazioni, notizie gonfiate, ricostruzioni fallaci, boutades scandalistiche. 
A Catania la vita scorre serena e florida. Le istituzioni hanno avuto il tempo in settimana di recarsi in massa all’inaugurazione de “L’Arena” un sontuoso polo commerciale che rappresenta una vera novità nel panorama economico locale privo, come noto, di centri analoghi.

La quotidianità etnea prosegue pertanto con un andamento così fecondo e con tale fiducia nel progresso che nessuno è voluto mancare alla prima del mega centro sito a San Giuseppe l’Arena: dall’arcivescovo etneo Luigi “Gigetto” Renna, al sindaco della città “Enzo” Trantino, dal presidente dell’Ars “Gae” Galvagno, ad un paio di dozzine di deputati regionali, sino ad una folta rappresentanza  del quotidiano “La Sicilia” con in testa il direttore Antonello Piraneo ed ad una pletora di artisti dell’emittenza regionale.Il gotha cittadino ha inteso fornire il proprio fisico sostegno – certamente disinteressato ed improntato a mera amicizia e sincera gratitudine- alla famiglia Arena che prosegue nella sua fulgida storia imprenditoriale.I soliti maliziosi evocano le chiusure della “Despar” di Scuto, del gruppo Abate, di “Fortè” di Pulvirenti gettando ombre sulla vocazione commerciale catanese, rammentando le intraprese cittadine del passato sprofondate tra licenziamenti di massa, libri in tribunale e processi infiniti.

Ma se tutte le autorità sono lì presenti, in ghingheri a fare a gara a stare più vicino possibile a Giovanni Arena , ad del gruppo, vorrà dire che questa è tutta un’altra storia. Una storia a lungo termine, con contratti solidi e munifici, attenzione al benessere del lavoratore ed un’autentica funzione sociale d’impresa. Bisogna essere malmostosi ed irriconoscenti per abbozzare un raffronto – offensivo anzichenò- tra la famiglia Arena ed i cavalieri di Catania : il parallelismo più congruo è quello con il capitalismo dal volto umano di Adriano Olivetti, con la lungimiranza del gruppo Ferrero, con la potenza dei Del Vecchio.  Anche perchè gli Arena sono originari dell’ennese: un tempo Pippo Fava scrisse degli uomini arrivati a Catania dalla provincia nella grande città per affermarsi, vedete i tempi cambiano.

È, quindi, ora di finirla, una volta per tutte, con piagnistei e lamentele assortite.

Catania solca con fierezza i mari dello sviluppo: con una malavita in ginocchio, una classe politica avveduta e preparata, un’informazione terza ed indipendente ed un’imprenditoria adamantina e dalla lunga visioneIn questo modo e con tali attori può assicurare ai suoi figli un futuro sereno. 
Saluti orgogliosi.

Luca Allegra (con il concoro morale di Marco Benanti).


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