Per un catanese è pressoché impossibile non sorridere delle uscite gergali del signor Grazioso. Le espressioni dialettali e popolaresche che lo stesso giovane ha adottato copiosamente sulle reti Mediaset – e quindi su una ribalta nazionale – generano inevitabilmente del riso. Anche chi scrive non ha potuto esimersi. Molto meno divertente è l’intendimento – posto in essere […]
MEDIASET RIDICOLIZZA CATANIA E LA CITTÀ PLAUDE INCONSAPEVOLE
Pubblicato il 01 Agosto 2026
Per un catanese è pressoché impossibile non sorridere delle uscite gergali del signor Grazioso. Le espressioni dialettali e popolaresche che lo stesso giovane ha adottato copiosamente sulle reti Mediaset – e quindi su una ribalta nazionale – generano inevitabilmente del riso. Anche chi scrive non ha potuto esimersi. Molto meno divertente è l’intendimento – posto in essere dall’emittente lombarda – di usare pro domo propria – con lo snobismo cinico di chi conosce i meccanismi della comunicazione commerciale – una certa catanesità volgare, caciarona e (purtroppo) largamente maggioritaria.
È lapalissiana la volontà di spingere scientemente su una rappresentazione macchiettistica di un certo modello cittadino: la modalità teatrale di comunicare, intrisa ad una tendenza continuativa alla gesticolazione, modulata con espressioni popolareggianti che tutti siamo abituati ad ascoltare nei quartieri, divengono la cifra principale con cui la nostra città conquista la ribalta televisiva nazionale. L’unica cifra con cui la conquista Non più Pippo Baudo sovrano della della tv popolare, ma Giovanni giovane incolto delle banlieu. Il catanese conquista il trono del prime time solo se si atteggia ad una sorta di giullare detentore di una spontaneità scapigliata, ridotto ad interprete di un simil-gallismo d’antan canzonato nella sua virilità vilipesa da una fidanzata non sottomessa.Nè può inoltre essere ignorata la delirante divinizzazione cittadina del Grazioso immortalata dalle innumerevoli occasioni pubbliche rappresentate sui social network.
Una divinizzazione alimentata con fiera consapevolezza dalle classi subalterne che vedono un loro figlio – senza percorso di studi, senza lavoro certo – imporsi dominante nella trash tv commerciale la stessa che impregna le menti di un Paese uso a rimbambire davanti allo schermo e che troneggia nella classifica al contrario delle nazioni europee con meno laureati. Gli ultimi si sentono i primi. Quelli vilipesi da una società che li relega – non solo per loro incapacità – nelle ultime posizioni della gerarchia sociale hanno il loro momento di celebrità e consacrano quindi il proprio eroe. Colui che li rappresenta tutti, che che l’ha fatta entrando nei salotti italiani dalla porta principale.I tanti paria intontiti dalla tv commerciale che glorificano l’eroe di Temptatiom non detengono coscienza della loro subalternità culturale nè possiedono coscienza di classe.
C’è solo quest’ ennesimo step dei suddetti strati sociali depressi di cui sopra che credono che la loro emancipazione passi dall’essere gli utili idioti dei padroni dell’immaginario collettivo.
Altro che “svampai”
Saluti consapevoli.
Luca Allegra.




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