Quo Vado, Anthony?


Pubblicato il 18 Giugno 2026

Il segretario che non voleva lasciare il posto fisso del PD siciliano


C’è un film di Checco Zalone che, a distanza di anni, continua a essere una delle più efficaci metafore della politica italiana: Quo Vado?.
La trama è nota. Un dipendente pubblico difende il proprio posto fisso contro qualsiasi logica, trasferimento, umiliazione o catastrofe. Pur di non lasciare la poltrona è disposto a tutto.
In Sicilia, qualcuno potrebbe pensare che quel film sia stato trasformato in un documentario politico dedicato ad Anthony Barbagallo.
Negli ultimi mesi il Partito Democratico siciliano ha collezionato divisioni interne, congressi contestati, ricorsi, polemiche, amministrative tutt’altro che esaltanti e un crescente isolamento del proprio segretario regionale. Eppure lui resta lì. Immobile. Irremovibile. Come il protagonista di Zalone davanti all’ordine di trasferimento al Polo Nord.
Mentre pezzi importanti del partito gli chiedono apertamente di fare un passo indietro, accusandolo di aver perso il contatto con la realtà politica e di tenere il PD “in ostaggio”, Barbagallo continua a comportarsi come se nulla fosse accaduto. 
Nel frattempo il PD siciliano assomiglia sempre più a una nave che discute sulla disposizione delle sdraio mentre l’acqua entra da tutte le parti.
I risultati delle amministrative sono stati raccontati come un successo strategico, ma all’interno dello stesso partito c’è chi parla di gestione disastrosa e di una leadership incapace di costruire unità. 
E qui il parallelismo con Quo Vado? diventa perfetto.
Nel film, il protagonista viene spedito in mezzo ai ghiacci pur di convincerlo a mollare. Nel PD siciliano, invece, ne hanno provate tante: contestazioni, assenze ai congressi, ricorsi, appelli pubblici, richieste di dimissioni, accuse di isolamento politico. Ma niente.
Barbagallo resiste.
Anzi, rilancia.
Primarie regionali.
Nuove alleanze.
Nuove strategie.
Nuovi tavoli.
Come se il problema fosse sempre il prossimo congresso e mai l’ultimo risultato elettorale. 
Il paradosso è che il segretario regionale sembra essere diventato l’unico dirigente del PD siciliano a non accorgersi della crisi del PD siciliano.
I suoi critici sostengono che sul suo nome non sia più possibile costruire l’unità del partito. Lui replica e va avanti. 
Una perseveranza ammirevole, se non fosse politica.
Del resto, nella storia recente del centrosinistra italiano, quando un leader perde consenso interno normalmente apre una riflessione. Qualcuno si dimette. Qualcuno fa un passo indietro. Qualcuno si assume una responsabilità.
In Sicilia no.
In Sicilia siamo oltre.
Siamo al “posto fisso politico”.
Una categoria innovativa che probabilmente meriterebbe una cattedra universitaria.
Perché mentre il centrodestra governa la Regione e le opposizioni cercano un’alternativa credibile, il principale partito progressista dell’isola continua a consumarsi in una discussione che sembra avere un unico protagonista.
Anthony Barbagallo.
E così la domanda finale non è più quella delle elezioni regionali, né quella delle future alleanze.
La vera domanda è quella che dava il titolo al film di Checco Zalone.
“Quo vado?”
Solo che, nel caso del segretario del PD siciliano, la risposta sembra ormai evidente:
“Da nessuna parte. Resto qui.”

SATIRA.


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