Quando si amministra senza guardare al futuro


Pubblicato il 04 Giugno 2026

di Guido Libero
Catania, come molte altre città italiane, sta utilizzando in maniera significativa le risorse del cosiddetto PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Next Generation EU. 

Si tratta di fondi straordinari, concepiti per sostenere la ripresa economica dopo la pandemia e accompagnare il Paese verso la transizione ecologica e digitale.Nella nostra città queste risorse hanno finanziato soprattutto piste ciclabili, parchi urbani, aree sportive per il tempo libero, interventi di rigenerazione urbana e opere asseritamente connesse alla mobilità. Tutto questo, sulla carta, rappresenta un’opportunità importante per migliorare la qualità della vita dei cittadini e modernizzare il territorio. Il problema, però, non è ciò che si costruisce.Il problema è ciò che accade dopo ovvero quando fatti gli interventi e realizzate le opere occorre poi gestirle, mantenerle funzionanti e, soprattutto, valorizzarle e inserirle in un contesto utile per la comunità. 

La vera domanda, infatti, che ogni amministratore dovrebbe porsi non è soltanto come spendere i fondi disponibili, ma, piuttosto, come garantire nel tempo la gestione, la manutenzione e la sostenibilità delle opere realizzate. È qui che emerge uno dei limiti più evidenti della programmazione portata avanti a Catania negli ultimi anni e, soprattutto, in queste ore: l’assenza di una visione di medio e lungo periodo.

Si progettano nuovi parchi e si riqualificano aree verdi esistenti, ma, contemporaneamente, non si rafforzano gli strumenti necessari per garantirne la cura e la funzionalità. Nel rinnovo del contratto di servizio della società partecipata dall’Ente “Catania Multiservizi”, che si occupa proprio della manutenzione del verde e di numerosi servizi essenziali, non vengono previste risorse aggiuntive adeguate né investimenti strutturali per affrontare l’aumento delle superfici da gestire e, soprattutto, neanche si immagina la possibilità di utilizzare la Società nell’ambito della gestione e fruizione in chiave turistica e del tempo libero dei siti di interesse esistenti e in fase di realizzazione.

Il risultato è facilmente prevedibile: più spazi pubblici da mantenere, ma le stesse risorse o, comunque, poco di più per farlo.Lo stesso approccio si riscontra nel settore del trasporto pubblico. AMTS Catania ha acquistato autobus articolati da 18 metri grazie ai finanziamenti disponibili. Tuttavia, in molti casi questi mezzi risultano sottoutilizzati o addirittura fermi in rimessa perché la conformazione di numerose strade cittadine non ne consente un impiego efficiente e produttivo o perché non si ha un numero sufficiente di autisti per guidarli.

La stessa Azienda, poi, compra solo mezzi elettrici senza diversificare, come si dovrebbe, il proprio parco macchine, non promuove alcuna nuova linea di scambio con la metropolitana gestita da FCE e trascura, in modo netto ed evidente, il servizio di trasporto pubblico locale dimenticando, insieme alla giunta Trantino, che lo stesso dovrebbe costituire il proprio “core business” o, comunque, per il ruolo economico e sociale che ha il proprio impegno prioritario.Anche in questo caso emerge, pertanto, una domanda inevitabile: la programmazione è partita dalle reali esigenze della città o dalla necessità di spendere fondi entro le scadenze previste?Il rischio è che il PNRR come le altre misure di finanziamento delle opere pubbliche vengano interpretati come una corsa alla spesa anziché come un’occasione di trasformazione duratura. Si realizzano opere perché esistono i finanziamenti, senza chiedersi se l’Ente sarà in grado di sostenerne i costi di gestione negli anni successivi. 

Si inaugura, si taglia il nastro, si presenta il progetto come un successo, ma manca una strategia che assicuri funzionalità e manutenzione nel tempo.In questo senso un chiaro e evidente esempio è offerto da un’altra infrastruttura realizzata con fondi che andavano spesi, in questo caso della Regione Siciliana, ovvero la piazza realizzata al posto dell’ex ospedale Santa Marta nello storico rione Antico Corso.Inaugurata in “pompa magna” poco meno di un anno fa, alla presenza del ministro Musumeci, del Sindaco e dell’Assessore all’urbanistica del tempo, e venduta come “…primo grande intervento di rigenerazione urbana a Catania dopo molti anni…” (parola del ministro) oggi è divenuto uno spazio senza cura del verde, in stato di abbandono e di degrado e da esempio di rigenerazione si è trasformato in esempio, incontrovertibile, di cattiva amministrazione.

Una buona amministrazione non si misura dal numero di cantieri aperti o dalla quantità di fondi spesi. Si misura dalla capacità di lasciare infrastrutture utili, funzionanti e sostenibili anche quando i finanziamenti straordinari saranno terminati. Altrimenti il rischio è quello, già in atto, di ritrovarsi con parchi trascurati, piste ciclabili poco utilizzate e vandalizzate, mezzi pubblici inadatti al contesto urbano e opere che, anziché rappresentare un patrimonio, diventano un costo insostenibile per la collettività.I fondi europei, così come ogni altro finanziamento, avrebbero dovuto rappresentare un’occasione per costruire la Catania del futuro. In troppi casi, invece, sembrano essere stati utilizzati come uno strumento per raggiungere obiettivi amministrativi immediati: spendere entro i termini, completare le procedure, conseguire risultati formali. 

Certamente il lavoro svolto da dirigenti, tecnici e progettisti è stato fondamentale per intercettare le risorse e realizzare gli interventi. Ma il vero giudizio sul PNRR non arriverà oggi, bensì tra cinque o dieci anni (o come per la piazza del rione Antico Corso dopo appena un anno), quando si potrà verificare se quelle opere saranno ancora efficienti e al servizio dei cittadini.Perché amministrare non significa soltanto costruire. Significa soprattutto prevedere, programmare e garantire che ciò che nasce oggi possa funzionare anche domani. 

Senza questa prospettiva, il rischio è che il PNRR lasci più problemi da gestire che opportunità da valorizzare. E una città che vive di emergenze permanenti, come Catania, non ha bisogno di nuove opere prive di manutenzione: ha bisogno di una visione. Una visione che metta al centro la sostenibilità delle scelte pubbliche e l’interesse dei cittadini, non la semplice capacità di spendere risorse entro una scadenza.


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