Sussidiarietà e regole: quando l’amministrazione dimentica il suo compito


Pubblicato il 02 Giugno 2026

La crescita di un territorio non nasce per decreto. Nasce dall’iniziativa delle persone, dalla capacità di cittadini, imprese, associazioni e corpi intermedi di mettere in campo idee, investimenti, lavoro e progettualità. Il compito della pubblica amministrazione non è sostituirsi a queste energie, ma creare le condizioni affinché possano esprimersi pienamente, nel rispetto ovviamente delle leggi e dell’interesse generale.
Questo è il significato più autentico del principio di sussidiarietà: riconoscere che lo sviluppo economico e sociale si costruisce valorizzando le capacità presenti nella società, non soffocandole. Le regole sono indispensabili, ma la loro funzione non dove essere quella di impedire, bensì di orientare, garantire trasparenza, assicurare equità e rendere possibile uno sviluppo ordinato e sostenibile.
A Catania, purtroppo, da anni si assiste a una tendenza diversa. L’impressione diffusa tra operatori economici, professionisti, imprenditori e associazioni è quella di un’amministrazione che troppo spesso guarda alle iniziative private con sospetto, quando non con aperta diffidenza. Progetti, investimenti e proposte vengono frequentemente giudicati inefficaci o incompatibili con una presunta visione dell’amministrazione, senza che questa visione venga però chiaramente esplicitata e tradotta in una strategia concreta di sviluppo.
I settori dell’urbanistica, dello sviluppo economico e del commercio rappresentano forse gli esempi più evidenti di questa impostazione. Strumenti che dovrebbero facilitare la crescita e accompagnare le trasformazioni del territorio finiscono invece per diventare ostacoli burocratici, rallentando processi, scoraggiando investimenti e alimentando incertezza. In un contesto economico già complesso, ogni ritardo amministrativo si traduce in occasioni perdute, posti di lavoro mancati e minore competitività per la città.
Occorre cambiare prospettiva. Le regole non devono essere concepite come una barriera dietro cui rifugiarsi per dire sempre “no”. Devono essere uno strumento per dire “sì” quando le condizioni sono rispettate, per garantire certezza agli operatori e per favorire la realizzazione di iniziative capaci di generare valore per la comunità .
Una città cresce quando chi vuole investire conosce le regole, sa che saranno applicate con imparzialità e può contare su tempi certi. Al contrario, quando tutto può essere bloccato, rinviato o interpretato discrezionalmente, si produce l’effetto opposto a quello dichiarato: non si tutela l’interesse pubblico, ma si alimentano immobilismo e sfiducia.
E c’è un rischio ancora più grave. Quando i percorsi ordinari diventano troppo complessi o imprevedibili, si crea inevitabilmente spazio per relazioni privilegiate, canali informali e logiche di appartenenza. In altre parole, si favorisce quel meccanismo di amichettismo che rappresenta il vero nemico dello sviluppo e della meritocrazia. Dove le regole sono chiare e funzionano, non servono intermediari. Dove le regole diventano un labirinto, invece, prosperano le scorciatoie.
Per questo la sfida che Catania ha davanti non è ridurre le regole, ma renderle intelligenti, efficienti e coerenti con una visione di crescita. Un’amministrazione moderna non misura il proprio successo dal numero di iniziative che riesce a bloccare, ma dalla capacità di accompagnare e governare quelle che possono creare occupazione, innovazione e benessere.
La sussidiarietà non è una concessione ai privati. È un principio di buon governo. Significa comprendere che il compito delle istituzioni è mettere la società nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale. Se Catania vuole tornare a essere protagonista del proprio futuro, deve riscoprire proprio questa idea: regole certe, amministrazione efficiente e fiducia nell’iniziativa delle persone. Perché lo sviluppo non nasce dall’immobilismo, ma dalla libertà responsabile di costruire.

Guido Libero.


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