A. Barbagallo, il “cacicco”(Per completezza va aggiunto il “caso Randazzo”)


Pubblicato il 21 Aprile 2026

Con quale autorevolezza Anthony Barbagallo possa intervenire sulla candidatura di Mirello Crisafulli a sindaco non è dato comprendere. “A Enna chi si candida lo fa dentro percorsi civici”, ha affermato il segretario regionale del Partito Democratico.“Dentro percorsi civici”, dunque fuori dal Pd: niente simbolo del partito per Crisafulli.
Quasi che l’essere stati candidati dalla base – lo testimonia la presenza di Giuseppe Seminara, segretario del circolo cittadino, all’apertura della campagna elettorale – non valesse nulla; quasi che la presenza di Fabio Venezia, già sindaco di Troina e oggi deputato regionale, e quella di Stefania Marino, deputata nazionale, contassero ancora meno.

Due espressioni del territorio che Crisafulli ha indicato come assessori: questa è politica, Barbagallo prenda nota.
A conferma, il Partito Democratico, nella sola Enna, si attesta attorno al 27%, mentre in provincia al 23%: la percentuale più alta della Sicilia.Viene allora da chiedersi: Barbagallo presenterà un candidato alternativo a Crisafulli con il simbolo del Partito Democratico?
“A Enna il simbolo del Partito Democratico è Vladimiro Crisafulli”, ha replicato lo stesso Mirello. E come dargli torto: consigliere provinciale per il Partito Comunista Italiano nel 1985, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana per PDS e DS per tre legislature (dal 1996 al 2006), assessore regionale nella giunta guidata da Angelo Capodicasa tra il 1998 e il 2000; quindi parlamentare nel 2006 e senatore nel 2008. Un lungo percorso politico che, oggi, paradossalmente, non basterebbe per una candidatura a sindaco con il simbolo del Pd.
“Io so soltanto – ha dichiarato Crisafulli – che l’onorevole Barbagallo mi ha proposto, da segretario regionale, alla direzione del partito, che ha approvato la mia candidatura all’unanimità. Se poi qualcuno in direzione ha sentito altro e non è d’accordo, pazienza”.
La marcia indietro emerge nel comunicato dei vertici regionali del Pd: “Il partito ha un proprio orizzonte, rappresentato dalla necessità di essere, nei fatti e concretamente, forza di cambiamento”.
Se Barbagallo, eletto segretario regionale nel 2020 e riconfermato nel 2025, avesse davvero avviato un autentico processo di rinnovamento, oggi non saremmo qui a discuterne.La realtà, però, è ben diversa: Barbagallo appare come un “cacicco”. Non un capo tribù dell’America del Sud, ma del nord della provincia di Catania, di Pedara, per la precisione.
Se questa è la “forza di cambiamento”, basta guardare cosa accade proprio nella sua provincia, in vista delle imminenti elezioni amministrative.A Pedara – come riportato da “la Repubblica” – due esponenti di Fratelli d’Italia, Francesco e Mario Laudani (rispettivamente assessore e vicesindaco), sosterranno il sindaco uscente Alfio Cristaudo, del Partito Democratico e fedelissimo di Barbagallo.
Nella vicina Trecastagni accade l’opposto: Edmondo Pappalardo, candidato sindaco di Fratelli d’Italia, ottiene il sostegno di Alfio Fisichella, unico rappresentante del Pd in consiglio comunale e presidente dello stesso.All’apertura della campagna elettorale si arriva al paradosso: Pappalardo ringrazia esponenti di Fratelli d’Italia, di Forza Italia, del Movimento per l’Autonomia e, infine, i cugini Barbagallo, Anthony e Giovanni.
Se tanto mi dà tanto, il “civismo” auspicato da Barbagallo sembra tradursi in un progressivo slittamento del Partito Democratico verso il centrodestra: verrebbe da ridere, se non ci fosse da preoccuparsi.
A San Giovanni La Punta, del resto, il Pd è pressoché inconsistente: tutti i candidati sindaco provengono dal centrodestra, ad eccezione di Antonella Riccobene, sostenuta da “Controcorrente”, il movimento di Ismaele La Vardera.
In sintesi, dove c’è, il Partito Democratico dà un colpo a destra e uno a sinistra: ricorda l’Mpa di qualche anno fa, da cui lo stesso Barbagallo proviene, o “Sud chiama Nord” di Cateno De Luca.E il riferimento a De Luca non è casuale: su una possibile alleanza per le regionali, Barbagallo è stato chiaro – “porte aperte, ma senza Riccardo Pellegrino”.
Eppure, nello stesso tempo, nega il sostegno a Crisafulli, che è alleato proprio con De Luca. Un cortocircuito politico evidente: apertura teorica, chiusura pratica.
A questo si aggiunge il caso Randazzo, dove Barbagallo sostiene – secondo quanto appreso dalla stampa – la candidatura a sindaco dell’amico Gianluca Anzalone.
È necessario essere chiari: non si attribuisce ad Anzalone alcuna responsabilità personale. Tuttavia, è altrettanto evidente la necessità di una netta discontinuità politica rispetto ai fatti che hanno segnato la precedente amministrazione comunale, sciolta per infiltrazioni mafiose.
Si tratta di una questione che va ben oltre ogni dinamica interna e investe l’onorabilità dell’intero Partito Democratico, da Catania a Palermo, fino a Roma.
Anzalone era vicesindaco di quell’amministrazione. Sulla relazione che portò allo scioglimento non si è mai aperto un vero dibattito politico, nonostante il quadro delineato imponesse da tempo una riflessione seria sulla situazione della città di Randazzo.
Una riflessione che avrebbe dovuto suggerire maggiore prudenza nella scelta del candidato sindaco. Non per responsabilità soggettive – sulle quali nessuno intende soffermarsi – ma per il significato politico che quella candidatura assume oggi.
Oggettivamente, essa appare in discontinuità con le valutazioni della relazione prefettizia, quasi a metterne in discussione la fondatezza.
Il Partito Democratico, a livello provinciale e regionale, non può ignorare la gravità di quei fatti né sottrarsi a un percorso di reale discontinuità, su cui è necessaria piena chiarezza.
Agli elettori di Randazzo e della Sicilia non si può offrire l’immagine di un partito incapace di esprimere alternative credibili. Né si può esporre lo stesso Anzalone – e un’eventuale futura amministrazione – al sospetto, anche solo politico, di continuità con il passato e con i gruppi di potere che portarono allo scioglimento del Comune.

iena delle “dimenticanze”


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