UGL: tempesta in Sicilia, soccorsi encomiabili ma lavoratori esposti al rischio


Pubblicato il 21 Gennaio 2026


L’UGL Sicilia e l’UGL Catania esprimono pieno riconoscimento e apprezzamento al lavoro dei soccorritori, dei volontari, delle forze dell’ordine e di tutto il personale impegnato nelle operazioni di emergenza, che anche in questa occasione hanno operato senza risparmio, garantendo assistenza e sicurezza in un contesto segnato da una violenta tempesta che ha colpito duramente la Sicilia e, in particolare, il territorio etneo. 

Adesso è il momento di rialzarsi e anche approfittare della situazione per una nuova organizzazione del territorio e delle persone che lo vivono.

Strade crollate, collegamenti compromessi, porzioni di costa inghiottite dal mare. Certamente si è trattato di un evento eccezionale ma il territorio ha tante, troppe carenze.  “Siamo di fronte a conseguenze dirette di anni di assenza di prevenzione e manutenzione – affermano – e non è più tollerabile che la politica si limiti alla gestione del momento critico, rinviando ancora una volta interventi strutturali e programmati”, dichiarano il segretario regionale UGL Sicilia, Carmelo Giuffrida, e il segretario provinciale UGL Catania, Giovanni Musumeci.

C’è poi il risvolto della medaglia, i lavoratori.  “In assenza di indicazioni vincolanti e di un vero coordinamento operativo sia per il settore privato che per quello pubblico – denunciano Giuffrida e Musumeci – il rischio è stato scaricato interamente sui lavoratori. Molti sono stati costretti a mettersi in strada nonostante condizioni oggettivamente pericolose, oppure a consumare ferie e permessi per l’impossibilità di raggiungere il posto di lavoro. Si continua a richiedere la presenza fisica anche quando le attività sono pienamente compatibili con il lavoro da remoto”. 

Una gestione che mette in luce un limite culturale e organizzativo ormai evidente. “Lo smart working è previsto dalle norme ed è praticabile – sottolineano – ma continua a essere considerato una concessione e non uno strumento ordinario di tutela, continuità operativa e responsabilità sociale. Persiste l’idea che lavorare da casa significhi non lavorare e invece non solo evita rischi evitabili. Impedire al personale pubblico di operare da remoto, soprattutto in situazioni emergenziali o di allerta, significa rinunciare a un contributo concreto che potrebbe essere garantito comunque: attività amministrative, supporto istruttorio, comunicazione con l’utenza, monitoraggio dei procedimenti, coordinamento e supporto agli enti territoriali”.

Accanto alla tutela della sicurezza e dei diritti, resta aperta anche la questione dei ristori per calamità naturali. “Non si può chiedere a lavoratori, famiglie e territori di rialzarsi senza strumenti adeguati – ribadiscono – servono ristori rapidi, certi e accessibili, non annunci tardivi o procedure che si perdono nella burocrazia”.

“Le emergenze non possono diventare la normalità – concludono – e i lavoratori non possono continuare a essere l’elemento sacrificabile di un sistema che interviene solo dopo i danni, senza assumersi fino in fondo le proprie responsabilità”.


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