Valter Rizzo su “Il Fatto Quotidiano”: Einaudi e Pertini avrebbero attaccato il telefono, perché Napolitano non l’ha fatto?


Pubblicato il 19 Luglio 2012

Da “Il Fatto Quotidiano” vi proponiamo la lettura di un interessante articolo a firma di Valter Rizzo (nella foto), una delle firme più libere e lucide del giornalismo italiano (anzi a nostro avviso, lo Zeman del giornalismo italiano). Nell’articolo, dal titolo molto eloquente ” Presidente Napolitano, bastava attaccare il telefono, Valter Rizzo, con la purezza che lo contraddistingue, a differenza di tanti altri pone l’attenzione sul vero e rilevante nocciolo della vicenda: perché Napolitano dà udienza a Mancino (che peraltro è indagato per falsa testimonianza nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo in merito alla trattativa tra stato e mafia) e perché lui e il suo consigliere mostrano interesse per le questioni sollevate da Mancino? “In questi giorni – conclude il suo articolo Valter Rizzo – si citano, a mio modesto avviso, a sproposito, le figure di Luigi Einaudi e di Sandro Pertini. Ebbene sono personalmente convinto che entrambi, di fronte a telefonate come quelle di Mancino avrebbero attaccato il telefono, mandando l’interlocutore a farsi benedire. Perché l’attuale inquilino del Quirinale non l’ha fatto?”

di Valter Rizzo, da “Il Fatto Quotidiano”

Il rispetto per la Costituzione e per il Capo dello Stato sono fuori discussione. Ma è altrettanto fuori discussione che il senatore Nicola Mancino ha avuto un comportamento che ha messo in grave imbarazzo il presidente della Repubblica. Oggi si discute solo dell’iniziativa del Quirinale, che di fatto ripercorre l’analoga iniziativa portata davanti alla Consulta dall’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Si chiede infatti che la Corte Costituzionale limiti l’esercizio del potere giurisdizionale di una Procura della Repubblica in ossequio all’immunità di una carica istituzionale. Certo vi sono sottili differenze, ma di fatto il presidente della Repubblica avvia l’ennesimo scontro tra autorità politica e Magistratura, con la particolarità che, diversamente dal Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato è anche presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ovvero l’organo che dell’indipendenza della Magistratura deve essere garante. Questo rende tutta la faccenda assai più pesante.

In questa vicenda vanno, a mio avviso, preliminarmente considerate alcune questioni che lo scontro ha generato. Fatti dei quali nessuno in questi giorni parla.

Il senatore Mancino – tra il novembre del 2011 e l’aprile del 2012 – ha fatto una serie di pressanti telefonate (intercettate legittimamente) al Quirinale, trovando orecchie attente alle sue istanze che miravano di fatto ad esautorare la Procura di Palermo dalle indagini sulla cosiddetta trattativa. Chiedeva in sostanza di essere tirato fuori dai guai. Di questo si tratta e non di altro.

Perché chiamare il Quirinale? Perché Mancino si è permesso un gesto così irrituale e anomalo? Un soggetto coinvolto in un’indagine giudiziaria ha altre sedi per fare valere le proprie ragioni. Non ci si rivolge certo al Colle se non sa di poterlo fare, se non si ha consapevolezza che in quell’altissima sede si può trovare, non dico sostegno ma, quanto meno, una disponibilità e una certa comprensione. Così di fatto è stato. Il consigliere D’Ambrosio ha minuziosamente raccolto i desiderata del senatore Mancino, li ha trasmessi al Capo dello Stato e ha puntualmente riferito al suo interlocutore le risposte del Presidente e le iniziative che si sarebbero portate avanti; ha spiegato, quasi giustificandosi, le difficoltà che si frapponevano rispetto ad un intervento diretto del Presidente, elargendo anche fraterni consigli.

Una prudente attività da parte del Quirinale è stata quindi discretamente svolta, sia verso il Procuratore generale presso la Cassazione, sia presso il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Essendo fuori da ogni dubbio che D’Ambrosio abbia agito e parlato solo tenendosi in stretto contato con il Presidente. Successivamente Mancino addirittura alza il telefono e parla direttamente con Napolitano. La domanda che pongo è semplice. Questi comportamenti e queste attività rientrano nei doveri o nelle prerogative del Capo dello Stato e del Presidente del Csm? Erano esse opportune?

Non credo che vi sarebbe stato alcun caso, se di fronte alle pressanti e anomale richieste del senatore Mancino, oggi accusato di falsa testimonianza, il Colle avesse risposto, sin dalla prima telefonata, che essa era irricevibile, che il Quirinale non era la sede adeguata a porre le questioni che il senatore Mancino avanzava e che il Capo dello Stato tanto meno, poteva attivarsi – direttamente o per interposta persona – per esercitare non dico pressioni, ma neppure mostrare un interessamento che, arrivando dalla Presidenza della Repubblica, assumeva intrinsecamente la caratteristica di una pressione, su vicende che riguardavano il libero esercizio dell’attività giudiziaria. Si sarebbe dovuto rispondere a Mancino che ancor meno poteva il Presidente della Repubblica ricevere lettere e trasmetterle al Procuratore Generale presso la Cassazione, non essendo tale autorevole funzione di ufficio postale, per quel che si conosca, tra i doveri che la Carta Costituzionale assegna al Quirinale.

Sarebbe stato sufficiente dunque non dare udienza a Mancino, rimandare al mittente la sua lettera, non rispondere alle sue chiamate come si fa con un questuante inopportuno e il caso non sarebbe neppure esistito. Ma Mancino ha avuto udienza, attenzione e diciamo anche una certa comprensione per le sue preoccupazioni che, è bene sottolinearlo, non riguardavano un fantomatico coordinamento tra le varie Procure, bensì la concreta preoccupazione di vedersi contestati in sede giudiziaria (come è poi avvenuto) i suoi silenzi su una fase tragica della Storia italiana, che riguarda anche la morte di Paolo Borsellino.

In questi giorni si citano, a mio modesto avviso, a sproposito, le figure di Luigi Einaudi e di Sandro Pertini. Ebbene sono personalmente convinto che entrambi, di fronte a telefonate come quelle di Mancino avrebbero attaccato il telefono, mandando l’interlocutore a farsi benedire. Perché l’attuale inquilino del Quirinale non l’ha fatto?


Dalla stessa categoria

Lascia un commento

Altre Notizie

3 min

Da domani 23 settembre all’8 ottobre nuovi appuntamenti sul territorio. Prosegue l’impegno congiunto dell’Asp, degli Enti del Terzo Settore e dei mediatori di sistema per contrastare la povertà sanitaria. Coinvolta anche la Diocesi di Acireale. CATANIA – Sei nuove tappe per portare l’assistenza sanitaria più vicino alle persone in condizioni di vulnerabilità socio-economica. Da domani […]

2 min

Quando dirigevo la più importante organizzazione datoriale del territorio, fra le prime 10 di Confindustria a livello nazionale, ero solito dire, in occasione di verifiche periodiche e di approvazione dei bilanci:” ognuno può giudicare come meglio crede, ma i numeri non hanno imparato a dire le bugie “.Che i numeri non mentono non lo dico […]

2 min

Il deputato regionale: «Diamo seguito agli impegni assunti in Commissione. L’audizione è stata richiesta dal Centro Studi Agricoli Sicilia». «Ho presentato in Commissione un apposito emendamento alle variazioni di bilancio per reperire le risorse necessarie a dare attuazione al bando 2024 della Sottomisura 4.1 del PSR Sicilia 2014/2022. L’obiettivo è dare seguito agli impegni assunti […]

2 min

comunicato sindacale “Solidarietà agli operatori aggrediti, ma non possiamo limitarci a questo ogni volta che accade un episodio di aggressione in un presidio sanitario cittadino perché sarebbe come intervenire sempre sull’ultimo anello della catena”. Lo afferma Giovanni Musumeci, segretario provinciale UGL Catania. Per l’UGL niente e nessuno può giustificare la violenza, ma dietro queste situazioni […]