Antiracket, Gabriella Guerini (Presidente Asaae): “Ecco com’è cambiato il ‘pizzo’…”


Pubblicato il 06 Agosto 2013

Intervista al numero uno dell’Associazione Antiracket e Antiusura Etnea (nella foto al centro):di iena politica marco benanti

Presidente Guerini, quale valore dare alla recente sentenza che ha visto condannare la cugina di Nitto Santapaola e altri?

In termini matematici da 1 a 10 direi 10, se vogliamo dare valore all’impatto avuto sul quartiere e sulla città questa esemplare sentenza che commina pene importanti, reclusione da 7 anni fino a 11 anni e 6 mesi di reclusioni, l’interdizione dai pubblici uffici, penso sia stato avvertito come un terremoto.

Ci sono elementi di novità nel modus operandi dell’estorsione?

Ultimamente i metodi usuali per la richiesta estorsiva stanno cambiando, spesso gli imprenditori vengono avvicinati per stringere un patto. “Io non ti disturbo, tu non mi disturbi” la cosca chiede all’imprenditore di rivolgersi per i servizi all’azienda ad una ditta specifica, chiede di ottenere merci ed altro gratuitamente. L’imprenditore pensa che dopotutto l’onere non è tanto gravoso da spingerlo a denunciare, e si consegna, mani e piedi legati al clan.

Come reagiscono oggi gli imprenditori al pizzo?

Esistono imprenditori che non hanno pagato il pizzo, altri che hanno denunciato, ma nella nostra zona sono purtroppo troppo pochi. Molti imprenditori preferiscono fare accordi, pagare l’estorsione convinti che staranno tranquilli.

Il caso in esame della sentenza recente presenta novità oppure scenari già visti?

Nel caso in questione, vi sono scenari già visti, il piccolo commerciante che nel quartiere si guarda intorno, vede che la maggioranza paga il pizzo, sotto varie forme, a seconda della tipologia, pensa che non ci sia altro da fare, per anni si sottomette , la novità è che all’improvviso si apre uno spiraglio, potrebbe denunciare, forse tornerà libero, un guizzo, un lampo che gli si accende e DENUNCIA.!!! Due anni difficili, ma resiste, rimane nel quartiere, si presenta al processo, con l’AS.A.A.E., con i Poliziotti che lo hanno sostenuto, nonostante la sua fragilità la sua deposizione è perfetta, la condanna chiude il cerchio.

La vittima dell’estorsione oggi è meno sola di un tempo?

Prima dell’antiracket la vittima è sola, non ha aiuti, non ha comprensione, perde gli amici. La vittima dell’estorsione oggi è protetta, aiutata in tutti i modi, ha al suo fianco le Istituzioni, le Associazioni, ha amici che non sapeva di avere, persone che hanno subito le stesse pressioni sue , si trova fra persone che hanno conoscenza dei fatti.

Il ruolo dell’associazione antiracket è mutato in qualche modo? Avete sostegni pubblici in qualche maniera?

Le Associazioni nascono innanzitutto per dare alle vittime aiuto e sostegno. Per aiutare coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare abbiamo voluto le leggi di sostegno alle vittime, è stato istituito un fondo di garanzia per le vittime di estorsione ed usura affinchè gli imprenditori possano ripartire, fare impresa. Affinchè le Associazioni siano sempre più professionali, in grado di aiutare le vittime, devono avere uno staff tecnico di alto livello; devono esserci almeno due avvocati penalisti, due civilisti, un commercialista, alcuni psicologi, devono essere vicine alle Istituzioni. Le Associazioni Antiracket Antiusura nascono come associazioni senza scopo di lucro, chiaramente devono comunque avere dei fondi che servono in genere alle spese di gestione, per questo c’è un fondo della Regione Sicilia che viene assegnato alle Associazioni che effettivamente svolgono una seria attività sul territorio. (da qualche anno non sappiamo mai se il fondo sarà sufficiente , quest’anno sembra che venga dimezzato) altri fondi possono venire dalla quota associativa, noi l’abbiamo fissata in € 30,00 annuali e da eventuali piccole donazioni.

Le istituzioni sono vigili e pronte all’occorrenza o mostrano ritardi di vario tipo?

Le Istituzioni sono sempre molto vicine alle Associazioni e pronte ad aiutarci. Purtroppo ci sono ritardi che non sempre riusciamo a capire, ad esempio, vi sono denunce di alcuni anni fa che, nonostante il parere favorevole della Procura, (per quanto riguarda l’accesso al fondo) non è ancora partita la richiesta di rinvio a giudizio. Le vittime che hanno denunciato sono scontente, dobbiamo sostenerle psicologicamente sostenerle affinchè non cedano. A volte anche la richiesta di accesso al fondo, nonostante il parere favorevole della Prefettura, ritarda. Noi sappiamo che un imprenditore che attenda anni prima di riaprire l’attività, difficilmente potrà ripartire col giusto spirito. Il giusto spirito della legge 44/99 e 108/96 è quello di far riaprire l’attività il più celermente possibile, affinchè coloro che non hanno ancora preso la decisione di denunciare, si sentano spinti a farlo.

Chi denuncia subisce ritorsioni come spesso si evoca?

In Sicilia le ritorsioni sono ormai veramente poche, possono esserci visite strane, suggerimenti che arrivano, ma basta denunciarli alle Forze dell’ordine e dirlo alle Associazioni. Da quando nelle vetrine di alcuni esercizi commerciali appaiono le vetrofanie “IO NON PAGO IL PIZZO” questi esercizi non vengono disturbati.

Non avete l’impressione che talora la denuncia sia strumentale per altri fini da parte dell’imprenditore?

Si, succede che alcuni denuncino per altri fini che non siano la legalità o la voglia di essere liberi, alcuni pensano di poter utilizzare il fondo di garanzia per altri scopi, oppure desiderano visibilità. Comunque riusciamo quasi sempre a rendercene conto in tempo utile.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Il progetto più importante è riuscire a far nascere Associazioni in territori dove ancora non ne esistono, far aumentare le denunce, far aumentare la sensibilità verso le varie forme di illegalità, senso civico, che permetta una convivenza pacifica nelle città e nei paesi. Per questo portiamo nelle scuole i progetti legalità e cerchiamo di far condividere al maggior numero di giovani le nostre idee .

E’ la nostra speranza”.  1


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