Calogero Pulci, Alt! La giustizia catanese non lo ammette al processo per lo scandalo “Garibaldi”


Pubblicato il 15 Dicembre 2011

Niente da fare: rigetto. Il collaboratore di giustizia Calogero Pulci non verrà sentito al processo d’appello per lo scandalo del nuovo ospedale “Garibaldi” in corso davanti ai giudici della prima sezione penale della Corte d’appello di Catania. Ha deciso così stamane il collegio, presieduto dal Presidente Ignazio Santangelo, in cui oggi si è presentato Antonio Giuttari che ha sostituito Gioacchino La Rosa, andato in pensione. Prossima udienza il 24 gennaio: è probabile che al massimo nel giro di poche altre udienze si arrivi a sentenza. Il processo -improvvisamente- dopo numerosi rinvii in passato, spesso per difetto di notifica, “accellera”.

Quindi, Pulci non deve essere sentito. Non c’è un’utilità processuale, come spiegato dal Pg Michelangelo Patanè: tutti, tranne la Difesa dell’avv. Giuseppe Cicero con l’avv. Antonio Fiumefreddo e la parte civile Marina Messineo con l’avv. Giuseppe Messineo, si sono associati alla richiesta del Pg. Eppure Pulci -come abbiamo più volte scritto- è personaggio che conosce fatti e personaggi di questa inchiesta e che sarebbe stato utile sentire per capire davvero le dinamiche degli appalti e tanto altro. Ma così non è stato. Eppure l’avv. Fiumefreddo ha anche prodotto un provvedimento del Tribunale di Venezia che attesta -senza alcun dubbio- lo status di collaboratore di giustizia di Pulci.

Stamane, ennesima udienza: il nuovo relatore, al posto di La Rosa, del processo è Anna Maria Gloria Muscarella. Stamane si doveva decidere di andare avanti con il nuovo relatore, un compito rilevante. Alcune Difese non hanno prestato il consenso alla rinnovazione degli atti. Dopo una pausa, il giudice Muscarella, in pochi minuti, ha fatto la relazione introduttiva del processo. Per un’inchiesta monumentale. Si è andati avanti, con la richiesta per sentire Pulci. Altra pausa. Rientro del collegio: richiesta rigettata. Poi “ad oltranza”, hanno cominciato a parlare le parti civili.

Va verso la conclusione, quindi, un processo dove ne sono successe di tutti i colori e dove anche oggi le perplessità non sono mancate, in particolare per alcune decisioni del collegio giudicante. E dietro l’angolo potrebbe “scattare” la prescrizione: chi ne beneficerà? Dato di cronaca: anche oggi la stampa nazionale e locale è stata assente. Coerentemente assente.

Nel processo sono coinvolti, fra gli altri, politici e imprenditori per una vicenda che è emblematica del “sistema Catania”. Fra i personaggi eccellenti c’è anche il senatore-sindaco Giuseppe Firrarello. Per la sua posizione l’Accusa ha già espresso le sue determinazioni: esclusa l’aggravante di avere agevolato l’associazione mafiosa, richiede non doversi procedere per prescrizione nei confronti di Firrarello. Così, si è già espresso il Pubblico Ministero Michelangelo Patanè.

Firrarello è stato condannato, in primo grado, a due anni e sei mesi per turbativa d’asta aggravata dall’aver agevolato l’associazione mafiosa.

Lo scandalo della costruzione del nuovo nosocomio scoppiò dodici anni fa, con un’indagine di carabinieri e Dia, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, che scoprì un quadro di illegalità su due grandi appalti miliardari, il nuovo “Garibaldi” e il complesso edilizio per studenti universitari “il Tavoliere”.

iena giudiziaria 


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