Catania, colpo di scena: il pentito D’Aquino chiama in ballo l’on. Limoli dichiarando che nel 2006 godeva del sostegno di Angelo Santapaola


Pubblicato il 27 Aprile 2012

di iena giudiziaria

Il vero colpo di scena registratosi stamani nel corso dell’udienza per voto di scambio a carico dei fratelli Angelo e Raffaele Lombardo, è che Angelo Santapaola, figura di vertice nell’omonimo clan e cugino di primo grado del superboss Benedetto detto Nitto, alle elezioni regionali del 2006, a detta del pentito Gaetano D’Aquino, non sosteneva l’Mpa ma bensì Pippo Limoli, deputato regionale del pdl, ai tempi candidato ed eletto nella lista di Forza Italia. Limoli (deputato regionale tra i più fidati del gruppo che fa riferimento al senatore Pino Firrarello) in quell’occasione, lo ricordiamo, risultò poi eletto con 12.244 preferenze, secondo solo al collega di partito Nino D’Asero.

Dinnanzi alla quarta sezione penale del Tribunale di Catania, presieduta dal dott. Michele Fichera, D’Aquino ripercorre i suoi rapporti con tale Salvatore Vaccalluzzo, che dice essere stato un usuraio che operava indisturbato grazie ai legami con alcuni esponenti di cosa nostra e poi si sofferma a lungo sulla nuova strategia “costruttiva” intrapresa assieme ad Angelo Santapaola.

Il pubblico ministero, il procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro insieme all’aggiunto Michelangelo Patanè, lo incalza e gli chiede di raccontare nel dettaglio l’episodio in cui apprese che Angelo Santapaola alle regionali del 2006 sosteneva Pippo Limoli. D’Aquino spiega subito che si tratta di una conoscenza diretta visti i buoni rapporti che il clan Cappello stava instaurando in quel periodo con la famiglia Santapaola e nello specifico con Angelo Santapaola. L’incontro fu “casuale –ha raccontato d’Aquino– anche se ci incontravamo ogni giorno, lui era con Nicola Sedici e Filippo Crisafulli. Io mi accompagnavo con Antonio Aurichella. Non mi ricordo se è stato prima Angelo Santapaola a parlare di Pippo Limoli o noi del Mpa”. E aggiunge D’Aquino: “La circostanza nasce quando al Bingo c’era Santo Scardaci di cui ero molto amico, io ci andai (da Angelo Santapaola, ndr) per raccomandare la vita di Santo Scardaci. Da lì si parlò del sostegno ad alcuni politici, Pippo Limoli e l’Mpa. D’Aquino spiega chiaramente che in quella circostanza chiese aiuto ad Angelo Santapaola per salvare la vita al suo amico Santo Scardaci reo -a suo dire- di aver messo gli occhi sul bingo di piazza Alcalà e la famiglia Santapaola non aveva gradito.

Orbene, sono tanti gli interrogativi che, non solo a noi, sono venuti subito in mente: 1) Il pentito D’Aquino queste dichiarazioni le ha fatte solo oggi o, per caso, pure in passato? E in quest’ultimo caso fanno eventualmente parte di quelle parti omissate del verbale agli atti del procedimento penale in questione? 2) Se le dichiarazioni del pentito D’Aquino dovessero trovare riscontro allora, a nostro avviso, sarebbe davvero difficile poi sostenere che il clan Santapaola facesse votare per l’Mpa visto e considerato che una figura di vertice del gruppo, qual è quella di Angelo Santapaola, appoggiava il candidato di un altro partito.


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