“Catania è Industria”, la FIOM CGIL CT chiama la politica alle proprie responsabilità. Scollo: “Il futuro dei giovani si costruisce qui”


Pubblicato il 31 Ottobre 2026

FIOM Cgil  di Catania 

Comunicato stampa 

Rimettere l’industria al centro delle scelte politiche, trasformare gli investimenti in occupazione stabile e fermare la fuga dei giovani. È il messaggio emerso da “Catania è Industria – Lavoro, innovazione e sviluppo”, l’iniziativa promossa oggi pomeriggio dalla FIOM-CGIL Catania al Grand Hotel Baia Verde. Un confronto serrato sulle prospettive produttive della Sicilia orientale, con una platea nella quale sedevano anche molti esponenti politici, chiamati ad ascoltare le richieste del sindacato.

A imprimere una direzione precisa al dibattito è stata Rosy Scollo, segretaria generale della FIOM-CGIL, che ha posto al centro del suo intervento il futuro delle nuove generazioni e la necessità di restituire a Catania una forte identità industriale.

“Le piazze che abbiamo visto riempirsi di giovani ci interrogano tutti. Interrogano le istituzioni, la politica, le imprese, il sindacato e l’intera società. Ci chiedono opportunità, lavoro, dignità, possibilità di restare. La nostra risposta è l’industria. Soprattutto a Catania”, ha affermato Scollo, contestando l’idea di una Sicilia destinata a vivere prevalentemente di turismo e servizi. “I giovani non possono aspettare la prossima stagione turistica per immaginare il proprio futuro”. Da qui la proposta di rilanciare l’Etna Valley, rafforzando il legame tra microelettronica, ricerca, università, innovazione e filiere produttive locali.

Il passaggio più politico del suo intervento è stato rivolto direttamente ai rappresentanti istituzionali presenti in sala, senza distinzioni di schieramento. “Il futuro industriale di Catania non può essere materia di contrapposizione elettorale”, ha scandito Scollo, chiedendo coerenza tra gli investimenti sostenuti con risorse pubbliche e le decisioni assunte a livello nazionale ed europeo. E ha aggiunto: “Non basta avere aziende importanti, né annunciare investimenti, né tagliare nastri”.

Per la segretaria generale della FIOM serve un’agenda industriale territoriale, con obiettivi misurabili, responsabilità definite e un confronto permanente con le organizzazioni sindacali. Una strategia che garantisca infrastrutture adeguate, formazione, tutela dell’occupazione industriale  e ricadute concrete degli investimenti sull’economia locale, rafforzandone le filiere. 

“Non accetteremo che la competitività venga scaricata sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Serve formazione per o giovani, sono necessarie le infrastrutture e i servizi e una politica pubblica di sostegno”, ha avvertito, ribadendo che innovazione e progresso tecnologico devono accompagnarsi alla qualità del lavoro.

Sul rapporto tra sviluppo e responsabilità della politica si è soffermato anche Carmelo De Caudo, segretario generale della CGIL di Catania, che ha proposto un patto per lo sviluppo e il lavoro, fondato su impegni verificabili e controlli periodici. Ha richiamato le opportunità offerte dagli investimenti di STMicroelectronics e 3SUN, senza trascurare le preoccupazioni per il futuro dello stabilimento Pfizer e le criticità della zona industriale, tra viabilità, allagamenti e servizi insufficienti. “Le risorse pubbliche devono produrre benefici pubblici: occupazione stabile, sicurezza, rispetto dei contratti, tutela ambientale”, ha sottolineato.

Alfio Mannino, segretario generale della CGIL Sicilia, ha allargato lo sguardo alle difficoltà dell’intero sistema produttivo regionale. “Catania è Industria non è uno slogan ma è un’affermazione identitaria e, al tempo stesso, una provocazione politica”, ha osservato, denunciando l’assenza di una strategia capace di affrontare le crisi industriali dell’Isola. Mannino ha rilanciato la proposta di un’agenzia regionale per il lavoro e lo sviluppo, in grado di coordinare politiche, investimenti e risorse.

Severa la lettura di Emilio Miceli, presidente del Centro studi “Pio La Torre”, che ha evidenziato il paradosso di una Sicilia dotata di importanti insediamenti produttivi, ma priva di una politica industriale organica. Miceli ha richiamato i rischi che interessano la farmaceutica, il polo siracusano e altri comparti strategici, criticando le scelte regionali del passato e denunciando il peso delle distorsioni nell’utilizzo delle risorse pubbliche, anche in relazione agli interessi mafiosi.

A riportare il confronto sulle urgenze quotidiane delle fabbriche è stato Francesco Furnari, della segreteria FIOM etnea, che ha ricordato il peso economico e occupazionale di STMicroelectronics e il rischio che le carenze infrastrutturali compromettano investimenti di grande portata. Il suo intervento si è chiuso con una domanda rivolta alla classe dirigente: “Voi, invece, quando inizierete a fare fino in fondo la vostra parte?”.

Il dibattito, moderato da Leandro Perrotta, giornalista de La Sicilia, ha così intrecciato le opportunità della transizione tecnologica con le emergenze occupazionali, la necessità di nuove infrastrutture e la richiesta di una regia pubblica capace di dare continuità allo sviluppo.

A sintetizzare il senso dell’iniziativa è stato soprattutto l’appello finale di Rosy Scollo alla politica: “Sediamoci intorno a un tavolo. Confrontiamoci sulle scelte industriali e studiamo bene la materia. Mettiamo da parte le contrapposizioni quando in gioco c’è il futuro del territorio”. Un invito accompagnato dalla richiesta di impegni precisi e tempi certi.


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