C’eravamo tanto amati…


Pubblicato il 10 Giugno 2020

(foto da inserto Corsera, 2017)

di iena nostalgica

La si sente aleggiare nell’aula consiliare del Palazzo di Città, lo scranno più alto non si da pace … “così, mai più sorreggerò le tue morbide terga”. Uno scranno disperato, quello da primo cittadino al comune di Catania, dopo le maldicenze scritte dalla Corte dei Conti e avallate dalla Procura della Repubblica che ha chiesto il rinvio a giudizio di quasi tutti gli indagati per falso ideologico.

Parliamo del mai cessato sindaco uscente, oggi consigliere comunale, Enzo Bianco con parte della sua giunta, ex giunta, e dei revisori in carica tra il 2013 e il 2018. Numerose malversazioni finanziarie e magheggi numerici ovviamente di alta ingegneria finanziaria, attraverso questi, le cifre passano da una parte all’altra del bilancio senza seguire criteri di ortodossia finanziaria, in pratica spendevano quello che mai avrebbero incassato, il tutto a scapito della cittadinanza.

Ma è la musica che risuona in città che ci guida “…c’eravamo tanto amati…” si sente passando dalle parti di una canonica, al centro della Catania bene simulacro di un Bianco ancora fiorito, un controcanto al “Catania è salva” cantata con tracotanza e forte voce dall’allora assessore al bilancio Giuseppe Girlando nel dicembre del 2015, difendendo le proprie mosse finanziarie, tirava in ballo le solite colpe del predecessore Stancanelli e financo rispolverando la buon’anima del Prof. Scapagnini. Tutta la claque applaudiva il salvatore della patria e ignorava le poche voci fuori dal coro.

Tra i più attivi D’Agata, Idonea e i padroni di casa. Poche risposte, tanti silenzi. Per la cronaca l’assessore Girlando si dimise casualmente, una settimana prima della chiusura indagini, di un’altra indagine che lo portò poi ad essere rinviato a giudizio per “tentata concussione aggravata” con grande stupore degli amici della canonica.

La musica non cessa e il “…c’eravamo tanto amati…” più chiaro ed emblematico quando uno dei tanti figuranti (dizionario: comparsa di modesto rilievo scenico e coreografico) che circolavano in vespa con l’ex sindaco, l’ex onorevole, l’ex ministro ed ex primadonna dello scenario politico catanese, si appalesa con un post su un social raffigurante un rapace su un trespolo e una frase in inglese. Senza voler entrare nei meandri ormai fuori moda dell’Etica e della Morale, fare il cinese oggi sulla riva del fiume dopo aver pasteggiato sulla riva opposta, non è da aquila ma da altro rapace meno nobile e più consono.

La stessa musica ci porta memoria un monito per maggioranza e opposizione, l’unico ad avere chiesto giustizia per la Città di Catania, durante un intervista televisiva, è stato Pierluigi Reale il candidato di CasaPound che “si stupiva di come nessun avviso di garanzia fosse stato notificato a Bianco & Co. per le evidenti malversazioni fatte rilevare dalla Corte dei Conti”.

Aveva ragione CasaPound, nel silenzio complice di maggioranza e opposizione.

 


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