Carne di cavallo: se il Parlamento la vietasse, nessun politico siciliano potrebbe ricandidarsi


Pubblicato il 21 Febbraio 2026

Cosa accadrebbe a Catania se il Parlamento nazionale abolisse davvero la macellazione della carne di cavallo?

La risposta è semplice: nessun politico che non è riuscito a difendere una tradizione così radicata potrebbe permettersi di ripresentarsi davanti ai propri elettori. E non parliamo solo di Catania. Parliamo di Siracusa, di Verona, dell’Emilia: la macellazione della carne equina è sempre avvenuta, in tutta Italia, intrecciandosi con la cultura gastronomica e l’identità locale di intere comunità. Non c’è nulla di cui scandalizzarsi — in tutto il mondo si mangiano animali, e l’essere umano è, per natura, un onnivoro. Ma qui entriamo in un territorio ancora più profondo: quello della tradizione, degli usi e dei costumi che definiscono un popolo.

Una Logica Pericolosa e Contraddittoria.

La vera domanda che i cittadini si pongono è questa: perché la politica italiana ha scelto di colpire un settore economico vitale per intere filiere produttive? E soprattutto, dove si ferma questa logica?

Se il criterio è la “affezione” che l’uomo prova verso un animale, allora bisogna essere coerenti. Perché non vietare anche la macellazione dei conigli, sempre più considerati animali da compagnia? E i pesci rossi, simbolo per eccellenza dell’animale domestico? Gli antichi romani tenevano le oche come guardiani del Campidoglio — dovremmo forse smettere di mangiarle per rispetto storico?Portata alle estreme conseguenze, questa filosofia conduce a un’unica conclusione: l’abolizione progressiva di ogni forma di allevamento destinato al consumo alimentare. Una prospettiva che, al di là delle convinzioni personali di ciascuno, non può essere imposta per legge su tradizioni millenarie senza un serio dibattito democratico.

Il Conto Politico da Pagare

Se una legge del genere dovesse mai passare, la Sicilia si troverebbe a dover scegliere una nuova classe dirigente. Non per ragioni di schieramento — non è una questione di destra o di sinistra — ma perché nessun deputato dell’attuale emiciclo parlamentare, indipendentemente dal partito, potrebbe presentarsi di nuovo ai propri elettori avendo permesso che una tradizione così sentita venisse cancellata con un colpo di penna.

Il voto, in fondo, è anche questo: chiedere conto a chi ci rappresenta di ciò che ha — o non ha — saputo difendere.​​​​​​​​​​​​​​​​Iena che osserva


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