Chi vuole vendere gli aeroporti siciliani?


Pubblicato il 23 Agosto 2023

riceviamo e pubblichiamo:

L’aeroporto di Catania è la porta d’ingresso dei due terzi della Sicilia. Il suo malfunzionamento non è cosa di oggi, ma per tre settimane abbiamo visto cosa significa la sua sostanziale chiusura. Abbiamo anche visto che non possiamo appellarci a nessuna istituzione di controllo, perché evidentemente nel mondo aeroportuale si gestisce un potere molto superiore al fatturato. 

Sull’aeroporto soggetto a facili chiusure a sorpresa, sempre per cause al di sopra delle inani forze del management, tradizionalmente incolpevole dei guai e protagonista dei successi, pioveranno anche investimenti che si avvicinano al miliardo di euro.

Gli interessi sono enormi.

Proprio oggi il prof. Maurizio Caserta ha proposto pubblicamente un ragionamento a voce alta. Ipotizzava quale vantaggio economico potesse scaturire da una gestione demenziale di un incidente aeroportuale. In linea puramente teorica, demenzialità gestionale compresa, l’economista ha immaginato che il deprezzamento di Fontanarossa potrebbe facilmente dare lo spazio economico per creare una tangente. Meno soldi da pagare per l’acquisto, potrebbero portare a un beneficio illecito (in teoria) i protagonisti di una vendita francamente fuori luogo, qualora fossero sensibili a simili offerte.

La strada maestra sarebbe quindi mantenere la proprietà in mani sostanzialmente pubbliche, che oltretutto tangenti non ne pagano.

È vero però che l’attuale struttura societaria, con un azionariato che ha fretta di vendere ma non sa controllare la gestione corretta delle risorse, non è adeguata. Le Camere di Commercio, riunite in un solo ente, o meno, ci hanno regalato ogni tipo di amministratori, non sempre in grado di scrivere correttamente pensieri che superino le quattro parole. 

Occorre quindi prendere atto della mancanza di vigilanza, per ragioni meglio esplicitate altrove, ma che nelle cronache delle settimane di chiusura dell’aeroporto catanese sono state ampiamente dibattute. 

Bisogna anche tenere conto che le casse pubbliche sono in procinto di pagare investimenti enormi, in parte anche sballati, considerato il rapporto costi/benefici. Ma tant’è. La macchina è partita e i fondi pubblici a favore di Fontanarossa, in particolare, sono stati stanziati.

Allora bisogna trovare una soluzione che includa vari aspetti: 1) la necessità di mantenere un controllo pubblico dell’aeroporto, 2) mettere a profitto gli investimenti, 3) riportare al centro una struttura societaria capace di esercitare un controllo di qualità e di sicurezza adeguati al compito, 4) togliere la società di gestione aeroportuale da mani che di volta in volta potrebbero essere addirittura stravaganti, quanto a competenza aeroportuale e aeronautica.

La soluzione ideale non è un bando di privatizzazione qualsiasi, ma che consenta l’individuazione di una società a capitale pubblico che abbia le risorse per acquisire le azioni da enti locali e camere di commercio, senza colpo ferire. Non è compito facile. Si tratterebbe di un atto di politica economica vera. Probabilmente anche in contrasto con quello che dà l’impressione di essere un asse di ferro tra Enac e società aeroportuali. Questi enti, se confusi in una co-gestione strategica che potrebbe essere confermata da più di qualche semplice traccia, non farebbero necessariamente il bene del traffico aereo siciliano, come le conseguenze dell’incendio a Catania ha mostrato. 

Se non si trovasse questa impresa di diritto privato ma a capitale pubblico e titolata, saremmo nella condizione di studio proposta dal prof. Maurizio Caserta, vale a dire svendita e tangenti. 

Reati da contestare non ce ne sono, al momento, ma la tentazione è sempre una condizione difficile da superare. 

Non crediamo che il commissario unico camerale, per giunto contestato da una sentenza del massimo organo di giustizia amministrativa, sia interessato a questa ipotesi, ma sarebbe meglio toglierlo d’impaccio. Siamo sicuri che tanto il commissario che i suoi amici apprezzeranno la volontà dei consumatori di tutelarlo. Anche lui è un uomo. Per di più chiamato ad un compito tanto difficile quanto quello di gestire un ente di tanto potere a Catania, come la Camera di Commercio. 

Ci auguriamo che a Roma qualcuno pensi a questa ipotesi. A Palermo danno l’impressione di non sapere letteralmente che pesci pigliare, tanto da aver messo a guidare l’aeroporto di Palermo un ex presidente dell’Enac. Facendo sorgere il sospetto che non si sa davvero chi sia il controllato e chi il controllore.

Claudio Melchiorre – MEC.


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