Cronache del Regime catanese: prof. Orazio, dalla Cina con furore!


Pubblicato il 04 Aprile 2016

da Pechino iena al Servizio della Reazione Marco Benanti 

Orazio Licandro, come è noto oltre che l’assessore fa anche il professore. Partendo da questa importante notizia (ad appannaggio di chi non lo sapesse da questa parte dell’emisfero), bisogna però rilevare che molti aspetti peculiari della metà “professorale” spesso, spessissimo, vengono mortificati dall’altra parte, quella “assessorial/umoral/facebookkara”. 

Sì, perché il professore “condiviso” appare sempre più preda di una reattività molto accentuata; infatti, quando qualcuno si permette di essere in disaccordo con lui, omettendo qualche virgola o perché vittima del correttore ortografico automatico che prende iniziative, ecco… apriti cielo, il “sapere personificato” tira fuori il suo eloquio su FB e… giù “botte da orbi” con il “legno” del “pecoraio virtuale”.

Tutto questo potrebbe apparire squalificante, ma in realtà a chiederlo a qualcuno, l’effetto è sempre lo stesso: “cunsiddiratilu mischino cummatti ccu ‘na città d’ignuranti!”.  Sì, perché per il “professore condiviso” la cultura per i catanesi inizia ad una certa altezza e la “condivisione” è a sua quasi esclusiva discrezione, inoltre appare evidente che abbia subìto le influenze nefaste del podestà che sembra sia particolarmente nervoso e scostante laddove siano presenti argomenti a lui sgraditi o discordanti rispetto ai suoi desideri. Licandro, attento conoscitore delle “cose” sovietiche, ha pensato bene di uniformarsi al “Bianco stil novo” e al pari di altri apparatchik della Giunta, “alliscia” e dispone ad ogni sussurro di desiderio.

Ovviamente,  il “professore condiviso” sa che la condivisione un giorno presto o tardi finirà e per lui, che non ha un partito e nel frattempo ha collezionato una quantità cospicua di detrattori, si potrebbero aprire le porte dell’oblio e delle critiche postume: allora, siccome non è “babbu” ha pensato bene di cominciare un tour avente la Cina come prima tappa per consolidare possibilmente una visibilità che possa surrogare la prevista perdita di share nel borsino prossimo venturo del gradimento cittadino.

Aldilà della Cina, bisogna dire davvero che il tafazzismo che pervade le battaglie perse di questa amministrazione in ordine al consenso ed alla “bellezza condivisa de noantri” -ed in particolare sui rumors che vorrebbero Giovanni Anfuso per niente direttore artistico dello Stabile- danno la cifra di come il più grande “delitto” o quasi del professore  sia il fastidio, quasi epidermico verso chi non faccia parte di una intelligencija: la sua,  dimenticando, spesso, che lui occupa quel posto assessoriale proprio perché quel “popolino”, che ha eletto il suo “vate”, sperava e pensava in questo modo di poter vivere un cambio di passo storico, che finalmente avrebbe ridotto le distanze, anche quelle culturali ed artistiche. Ma il professore  appena entrato a Palazzo Platamone ha eretto la sua “Grande Muraglia” personale e da quelle “mura” ha tenuto lontani i “newbarbarians”.

Adesso lui magari risponderà duramente elencando i successi del suo personale catalogo di iniziative e ribattendo a coloro i quali lo accusano di non aver fatto nulla per il turismo (di cui ricordiamo è l’assessore) e si giustificherà sfoderando il mantra che lui non fa turismo Alpitour ma promuove turismo culturale. Potrà dire tutto questo, ma resta il fatto che qualcuno con mezzi infinitamente inferiori ha fatto molto di più di quanto abbia fatto lui, nel silenzio dell’impegno e sotto i riflettori spenti delle periferie che hanno risposto con entusiasmo, partecipazione, impegno e con le proposte creative dell’intelligenza plastica ed emotiva. Tutto questo ha un nome: Antonio Presti che senza effetti speciali, con umiltà e abnegazione ha fatto tantissimo, programmando nel tempo e scommettendo su quella gente tanto invisa al modello ideale del professore condiviso. Aspettiamo che cambi qualcosa?

Continuando così difficilmente il “professore condiviso” riuscirà a parlare con i catanesi in una lingua che non sia il “cinese”.


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