Cronache della “città coperta”: alla “Pubbliservizi” il nuovo Presidente denuncia “ostruzionismi da parte della Provincia”


Pubblicato il 25 Luglio 2015

Conferenza stampa alle “Ciminiere” di Adolfo Messina (nella foto un momento della stessa)

di iena senza pistacchi marco benanti

Nella “città coperta” per antonomasia è arrivato un “elemento esogeno”: si chiama Adolfo Messina, è da un mese presidente della partecipata della Provincia di Catania “Pubbliservizi”. Cos’è questa società? Un “feudo” politico del senatore Pino Firrarello, amico e stimatore del sindaco di Catania Enzo Bianco. Un’ “asse” di Potere che dura da molti anni: nel 2005 per poco il candidato di Bianco, sconfitto alle elezioni comunali di quell’anno (per le quali il “sindaco della primavera” aveva già raggiunto un’intesa politica con Raffaele Lombardo, prima del “cambio di rotta” dello stesso, post visita di Berlusconi e la sconfitta del politico di Aidone), non divenne presidente del consiglio comunale con i voti dello “zio Pino” da Bronte. In quella calda estate, i giornali nazionali riportavano le parole, intercettate dagli investigatori, degli “amici degli amici” che lo definivano (l’ottimo Firrarello) “cavallo vincente”. Niente male. A proposito: la giustizia catanese archiviò l’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa per Firrarello.

Ecco, da due anni, il sindaco Bianco va a braccetto con la “Catania migliore”, Firrarello lo ha elogiato più di una volta: sulla sua amministrazione i silenzi sono la regola. Gli antimafiosi di regime parlano d’altro.

Bene, in questo contesto, Messina è planato alle “Ciminiere” di Catania (proprio lì c’è la sede sociale, anche se in città in molti non lo sanno) e ne sta vedendo di tutti i colori, o quasi. Qualche giorno fa, gli è arrivata anche una busta con dentro quattro pallottole e una lettera di minacce. Perché? A sentire Messina, che ha incontrato i giornalisti ieri mattina, le possibili spiegazioni a quanto accaduto sono da ricercarsi “all’essere da sempre un elemento esogeno al sistema che prima vigeva qui alla Pubbliservizi” ed in secondo luogo “al rigore ed ai controlli che stiamo imponendo sui conti della società”. Che dà da lavorare a 400 lavoratori: la preoccupazione per loro e il loro futuro, a sentire il nuovo Presidente, è viva e vegeta. Lo prendiamo per buono, sul serio questo impegno: nel caso non ci fossero atti conseguenziali saremmo i primi a scriverlo. E a chi gli ricorda la sua appartenenza, un tempo, a Firrarello, precisa: “lavoravo in Senato come esperto per Forza Italia”.

Ma cosa ha trovato nei conti Messina al suo insediamento in “Pubbliservizi”?

“Ci troviamo davanti ad una perdita di 265 mila euro che devono essere recuperate, ma la situazione dei bilanci potrebbe essere anche più grave fino a prefigurare una grave perdita. Il quadro che ho trovato al mio arrivo è stato molto peggiore di quello che mi aspettavo. Questa società veniva considerata come cosa propria. La minaccia è collegabile con il nuovo corso da noi imposto”.

Sarà una coincidenza, sarà il “destino cinico e baro”, ma, a sentire il neopresidente, ci sarebbe chi “rema contro”. Chi? La burocrazia provinciale. E se continuasse questo andazzo? Sarebbe pronto a dimettersi Messina, che non esclude, nel caso ne fossero ravvisati gli estremi, di rivolgersi alla magistratura. Di questi tempi a Catania, una sicurezza.

“Auspico –ha altresì affermato Messina- che da qui a poco con la legge di riforma degli enti si preservino i 400 posti di lavoro. non so se cambierà la situazione, spero che l’amministrazione provinciale, la burocrazia che uccide più della mafia, dovrebbe essere un attimo più elastica. Ci troviamo invece davanti ad un incomprensibile ostruzionismo che riguarda i flussi finanziari. Ritengo che non ci debba essere qui una lotta politica, tutto quello che subisco ogni giorno, ma ci deve essere collaborazione”.

Certo, ci potrebbe anche essere qualche possibile caso di “improvviso risveglio”? Quale? Sentiamo il nuovo massimo dirigente:

“mi sembra strano che questi burocrati provinciali che prima erano qui alla pubbliservizi, e avevano contezza della situazione, non hanno agito per correggere il tiro, dimostrando poca serietà amministrativa”.

Ma quali sono i cambiamenti arrivati con la nuova gestione? “Ho trovato –ha spiegato Messina- situazioni di affidamento diretto dei lavori; per le nano-emergenze possiamo affidare in maniera diretta ma per tutte le forniture, dal mio arrivo, ci rivolgiamo a Consip e tutte le gare ora sono ad evidenza pubblica. Primi sei mesi 2015, abbiamo indetto almeno 15 gare ad evidenza pubblica”. 

Sollecitato poi dai cronisti, il Presidente Messina ha coniato un’espressione piuttosto pepata, quale? Parlando di chi ha comandato alla “Pubbliservizi” ha fatto riferimento esplicito al “partito del Cara Mineo“. Dove i “buoni” assistono i migranti: che cinismo, quello di Messina!

A proposito, durante la conferenza stampa, ha fatto capolino addirittura l’ex capogruppo dell’Mpa Mimmo Galvagno. Grandi abbracci, con l’intesa con lo stesso di una possibile intervista alla “bocca della verità” Giuseppe Mirenna, decisivo “pentito” (dichiarante) nello scandalo del nuovo ospedale “Garibaldi” e oggi, a sentire Galvagno, coltivatore nelle campagne di Paternò.

Comunque, lasciando il processo “Garibaldi” e tornando alle cose serie, c’è da solo da dire:

fuoco alle polveri, la “partita” è appena cominciata.

 

 

 


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