Cronache letterarie sicule: “Malerba” una storia vera, raccontata da un Uomo…vero


Pubblicato il 07 Settembre 2014

 di Ignazio De Luca Iena letteraria

Breve riflessione, sollecitato dalla presa di posizione, su queste stesse colonne, dell’avvocato Giuseppe Arnone sulla storia vera raccontata in “Malerba”, che si è aggiudicato il premio “Racalmare”, scritto dal giornalista Carmelo Sardo e dall’ergastolano “del 4 bis”filosofo, dott. Giuseppe Grassonelli (nella foto in alto)

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“Conosco la dirittura morale, il coraggio, la professionalità di Carmelo Sardo, che è senz’altro il migliore dei giornalisti della mia e sua generazione, per questo esprimo il convinto plauso ed anche l’umano rispetto per la coerenza dimostrata da Grassonelli nell’espiare i suoi ergastoli senza chiedere clemenze e benefici.”Così l’avvocato Giuseppe Arnone..

Ciò che pare più rivoltante -anzi abietto- sono i commenti che, come la peste bubbonica, viaggiano veloci sui social, nei soliti cerchi perbenisti dei “giornalisti morali”, come ha scritto Benanti:

“i benpensanti già prendono le distanze, in nome di una certa “lotta alla a Cosa Nostra”. In cui -loro- sono “specialisti”, in particolare dal divano di casa.”

Frasi del tipo “non leggerò mai quello lì” scritte da inviati di testate nazionali, lasciano veramente desolati sul livello professionale e culturale di tanti, molti giornalisti”morali”.

Giuseppe Grassonelli a 20 anni scampa a una carneficina: il nonno, il cugino e altre due persone, rimangono trucidate sull’asfalto; lui, ferito di striscio, ad un  piede, con una medicazione di fortuna, se ne torna in Germania, dove già viveva. Un anno di riflessione per pianificare una feroce vendetta che sarà spietata e implacabile. A 27 anni viene catturato. E affronta i rigori della legge, anche per la collaborazione con la giustizia di suoi ex sodali, che lo inchiodano per tutti i suoi delitti. Decide di adottare una difesa “passiva”, constatando che tutte le accuse e le contestazioni addebitategli erano corrette.

Gli viene offerta da un notissimo magistrato la possibilità di collaborare con la giustizia, ma Grassonelli declina l’offerta e si becca l’ergastolo, fine pena mai, ovvero quel tipo di pena che è in netto contrasto con l’art. 27 della Costituzione, che sancisce il principio del finalismo rieducativo della pena.

In tale quadro, si inserisce il sistema della premialità progressiva –inteso quale graduale attenuazione della pena, ove possibile, parallelamente alla dimostrata progressiva riacquisizione delle abitudini sociali- e il sistema delle misure alternative alla detenzione. Per Giuseppe Grassonelli, che non ha squagliato un adolescente nell’acido, dopo averlo tenuto prigioniero in un buco per oltre due anni, che non ha ammazzato poliziotti, carabinieri, magistrati, non saranno possibili pene alternative, perché gli hanno affibbiato il “4 bis”. Già da 22 anni sconta carcere duro, è stato detenuto anche all’Asinara.

“Malerba”: ogni pagina del libro è come una lama che ti dilania e squarcia dentro. Senti il puzzo acre che ti prende alla gola della polvere da sparo, come ti senti unto dal luridume delle celle due per due in cui Grassonelli, per anni vi ha soggiornato con compagno solo sé stesso. Poi, un giorno, una magnifica pensata di qualche scienziato, credette di potergli cavare qualcosa, infilandogli nella cella il padre, condannato pure all’ergastolo, morto suicida in carcere.
Naturalmente, i due ergastolani non proferirono mai alcuna parola, in quasi cinque anni.

Avete ragione cari giornalisti e comunicatori “perbene e morali, non leggetelo questo “Malerba” chi l’ha scritto è un Uomo vero, mentre voi nella scala sciasciana state all’ultimo posto.


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