Direttori sanitari e disparità di trattamento. Il Cimo: “Dalla Regione risposte non chiare”


Il segretario regionale del Cimo-Fesmed non è soddisfatto della replica dell’assessore Razza. “Ha fornito una versione non ufficiale della vicenda, mentre qui occorrerebbe un regolamento valido per tutti”

DI GIUSEPPE BONACCORSI

L’8 luglio dalle pagine del Qds il Cimo (sindacato dei medici) ha chiesto all’assessorato regionale alla Salute chiarezza sulla normativa che disciplina la nuova nomina dei direttori sanitari da parte dei direttori generali prorogati, alla luce della differente interpretazione delle norme che a Catania hanno portato al rinnovo dell’incarico per tre anni del direttore sanitario dell’Arnas Garibaldi, su disposizione del direttore generale, mentre al Cannizzaro e all’Asp il rinnovo degli incarichi dei direttori sanitari è stato prorogato dai rispettivi dg sino alla scadenza dell’incarico dei direttori generali, quindi sino al 31 dicembre. “Su tale comportamento differente sulla scelta della procedura da adottare – scrive il Cimo – o sulla differente interpretazione che nasce forse da norme che non contemplano tutte le evenienze, andrebbe fatta chiarezza da parte della Regione. Meglio ancora – aggiunge il Cimo- sarebbe stato se si fosse proceduto alla nomina dei direttori generali alla scadenza in funzione della rispondenza degli obiettivi assegnati…”.

NESSUN REGOLAMENTO UGUALE PER TUTTI

Abbiamo chiesto al segretario regionale federazione Cimo-Fesmed. Riccardo Spampinato se l’assessore oppure un responsabile dell’assessorato ha fornito una risposta al quesito sollevato: “Ufficialmente – risponde il segretario della federazione medici – non abbiamo avuto dall’assessore Razza una risposta ufficiale. Noi abbiamo sollevato il problema della difformità di trattamento, ma l’assessore Razza ha dato una spiegazione amministrativistica che non fornisce una spiegazione politica della questione. In sintesi noi abbiamo chiesto che è inusuale che siano stati applicati trattamenti diversi per il rinnovo degli incarichi, con l’aggravante che alla scadenza dei mandati dei direttori generali ci saranno direttori sanitari che ancora restano in carica, non avendo più alcuni rapporto fiduciario con la nuova governance che sta per essere nominata. E allora, se questa procedura non viene chiarita secondo noi ci si potrebbe ritrovare davanti a uno scenario costellato di ricorsi e possibili contenziosi”.

Secondo Il segretario del Cimo questa confusione rischia di provocare malumori e possibili frizioni. “Purtroppo – ha aggiunto il dott. Spampinato – non abbiamo avuto alcuna risposta chiara dalla Regione. Per cui abbiamo risposto all’assessore che a questo punto dovremmo considerare che nella Sanità regionale ci sono 17 repubbliche a sé dove ognuno fa quello che vuole. Noi, al contrario, riteniamo che occorra una linea di indirizzo che valga per tutti, perché altrimenti quello che sta accadendo non è governance e questa assenza di regole sicuramente non fa bene alla gestione delle aziende”.

In merito a questa paradossale vicenda che vede contrapposte diverse aziende dell’Isola c’è una norma della Gazzetta ufficiale del 27 gennaio del 2007, che al comma 8 del testo recita: ” I direttori generali, sanitari ed amministrativi devono produrre, entro 18 mesi dalla nomina, il certificato di frequenza del corso di formazione di cui al commi 4 e 9 dell’art.3-bis del dlg n. 502 del 1992….Ove ricorrano gravi motivi gli incarichi di direttore sanitario…possono essere sospesi o revocati dal direttore generale. Il direttore sanitario e il direttore amministrativo cessano dall’incarico non oltre 60 giorni dalla data di nomina di un nuovo direttore generale, salvo conferma”.

Con questa norma cosa potrebbe accadere in alcune aziende che hanno rinnovato per tre anni gli incarichi dei direttori sanitari se la nuova governance dovesse guardare altrove?


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