Editoria, Catania: presentato “Bei sogni ridenti. Cantanti, opere e direttori d’orchestra nell’era pop” di Marco Iacona


Pubblicato il 19 Giugno 2016

Presentazione il 16 giugno scorso di “Bei sogni ridenti. Cantanti, opere e direttori d’orchestra nell’era pop” (Algra editore), ultimo libro di Marco Iacona presso i locali della scuola “Caronda” in via Orfanelli 36 a Catania. Sede della fondazione “la Città Invisibile” – scuola di vita e orchestra Falcone e Borsellino – presieduta da Alfia Milazzo. In realtà, più di uno gli eventi organizzati nel pomeriggio. Si è iniziato con la proiezione di un dvd sulle lezioni musicali del grande direttore d’orchestra e compositore Leonard Bernstein.

A seguire Semaias Botello, direttore d’orchestra venezuelano, ha guidato l’orchestra giovanile d’archi “Falcone e Borsellino”. Formazione che anche nel recente passato si è esibita in circostanze particolari. Per finire Milazzo, Iacona e lo storico e critico musicale Giuseppe Montemagno hanno intrattenuto il pubblico parlando di “Bei sogni ridenti” e presentando tre video musicali di eccezionale qualità.

Il libro di Iacona è una piacevole introduzione al mondo dell’opera lirica e del teatro in musica, soprattutto nell’ultimo periodo e con appendici riguardanti la città di Bellini, Pacini e Platania. Nonché i più grandi interpreti – o semplicemente personalità singolari – delle ultime generazioni: dal “miracolo” Beniamino Gigli a Maria Callas – la più grande donna di teatro del novecento – da Luciano Pavarotti  a Giulietta Simionato e Katia Ricciarelli. Una carriera ricca di alti e bassi quella dell’artista veneta adesso attrice, pur essendo stata partner di cantanti come Franco Corelli e Placido Domingo e direttori d’orchestra come Herbert von Karajan e Carlos Kleiber. Dal 1600 ad oggi l’opera lirica ha attraversato (ovviamente) “fasi” diverse.

In alcuni momenti (oggi?) si è trattato di crisi nera, ma ad essi vanno accostate parentesi di autentica brillantezza compositiva e interpretativa. In astratta sintesi l’opera è riuscita a mantenere vivo un certo interesse per il suo mondo “incantato”. Ad essa si abbina alla perfezione ciò che Umberto Eco scrisse in uno dei suoi saggi più noti: “Apocalittici e integrati”. Come a dire che la musica lirica è un ottimo banco di prova per la verifica di “teorie” di matrice “elitaria”. La cultura insomma può anche essere popolare o dal momento che si democratizza” muore? A ragazzi e adulti di quartieri e condizioni difficili o precarie, che si avvicinano alla musica con la speranza di una rieducazione ai valori dell’arte e della convivenza civile, Botello ha parlato a lungo del metodo Abreu” e dell’importanza di vivere la musica come esperienza di comunità. Lo stesso metodo, tanto per intenderci, fatto proprio dal celebre Claudio Abbado. Al quale Iacona ha dedicato spazio nel suo libro, insieme al “gemello diverso” Ricardo Muti.

Iacona e Montemagno hanno poi presentato al pubblico fatto di giovani dell’orchestra “Falcone e Borsellino” ma anche di appassionati e interessati (c’era perfino chi “cantava”), tre video di eccezionale rilevanza artistica. Il ventennio ottanta-novanta è forse quello che ha rinnovato per l’ennesima volta il “guardaroba” alla musica cosiddetta colta. Ma nel 1983, nel 1988 e nel 1999, artisti di qualità come Montserrat Caballé, Chris Merritt, Ruggero Raimondi, Cecilia Gasdia, Shirley Verrett, Grace Bumbry, Dmitrij Chvorostovskij e Samuel Ramey hanno donato al pubblico mondiale interpretazioni oramai “leggendarie” di Rossini, Bellini e degli autori più eseguiti della tradizione operistica italiana e internazionale.

Ne è scaturito un quadro tutto sommato ottimistico – sia come idea di educazione al bello sia come possibilità che l’arte non ceda alle pressioni dei “mestieranti” – malgrado l’impressione generale che i quattrocento anni e passa dell’opera lirica non siano roba di poco conto. I teatri d’opera e quanto essi contengono sono “dinosauri” ha detto Montemagno, anche se si tratta di splendidi dinosauri.


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