Edizione straordinaria, Marco Pitrella denuncia: “con Benanti mi brucio la carriera!”


Pubblicato il 17 Gennaio 2015

autoerostismo nonsense di marco pitrella che non si firma gli articoli perché gioca con il luce

Pare, si dice, si mormora che ci si bruci a girare intorno a Marco Benanti, il direttore di Iene Sicule, noto nell’ambiente giornalistico catanese come il peggiore. Leggende giudiziarie sono. Troppo garantista, umano troppo umano, senza giacca e con pesanti scarponi da tennis, percorre i corridoi della guasta e ingiusta giustizia che ha ridotto la bilancia a pezzo d’arredamento, tra faldoni, muffa e antiquariato. In principio era un concorso di diritto romano – per diventare magistrato – o, a volte, un rapido sentiero per salire al potere… autonomo(?) e indipendente(?). Cu si vaddo si salvò. 

Ah! ma lavori con BenantiCon Benanti? cioè con Marco Benanti? le domande rivolte agli occhi della mia in-coscienza. Confesso che lo pseudonimo, in questo mestiere di mestieranti un po’ in pigiama e un po’ dediti a mammona, è l’ultimo baluardo all’incolumità… neanche se il peggiore fosse un carpentiere, il pastore errante della Kabala giuridica, o il dandy di una politica sospesa tra il marchio dell’infamia e gli scandali a luci rosse e mai a fari spenti… chi s’è rubato anche i trenta denari? è l’accusa di questo tempo – poco cristiano e molto giudaico – dedito al sentirsi e darsi un tono.

Perché Benanti è sempre in Tribunale? per raccontar del viaggiatore errante che, nel meriggiare pallido e giustizialista, è entrato nei salotti annichiliti di sinistra, o nei bagni annacquati in fondo a destra… al di là del bene e del male è tutto un magna magna, dati Istat.

Tutti na casta semu. Tutti devoti tutti, rispondono fedelissimi alle sacche di potere e contro potere.

Intanto il direttore prende un caffè e un cornetto dietetico… che sia messo agli atti! come gli arresti e il mafffffiosimo, anche se fra tutti gli ismo preferiamo il tabagismo… e chi vonu sentiri diri, lor signori, in conferenza stampa? uno specchio che riflette vanitose indagini e teatralità… e d’accordo anche il fotografo da un giorno in Pretura.

E poi che ne so, penso impaurito(?)… scrivo per prendere il patentino per un informazione pubblica e neutrale, o per mettere una riga in più su wikipedia, dopo aver vinto il Premio Pulitzer. Ma i desideri – nella città coi molti cuori di cemento – si comprano con rotoli di scottex e lingue di velluto.

Parole scroscianti scivolano come sapone su una giustizia troppo lenta, e con la sostituzione delle toghe con le tute Enel, come-fossero-impiegati-dello-Stato, diventeremo un paese normale, a scanso di appalti.

Ma che scrive Benanti? delle carezze alle balle del Liotro sostituite dalla grattatina, un trionfo di violini e di cerini con cui “Marco” mi-si-sta bruciando la carriera ma non il sederino… perché quello ci brucia a tanti altri cristiani.

 

 


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