Elezioni in Sicilia. E alla fine nelle liste ci sono condannati, rinviati a giudizio, indagati e prosciolti…


Pubblicato il 03 Ottobre 2012

di iena politica

“…questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”. Con lo spirito che promana da queste parole del giudice Paolo Borsellino, era il 1989, sentiamo il dovere di “denunciare” che quella delle regionali siciliane del 2012 doveva essere una campagna elettorale senza “rinviati a giudizio”, “senza indagati”, “con le liste pulite”, qualcuno aveva anche detto qualcosa del genere “quando vedrete le mie liste resterete senza parole…”.

E’ stato uno strombazzare a più non posso, a chi la sparava più grossa, sì proprio così perchè alla fine i candidati chiacchierati ci sono un po’ dappertutto…e come!

Abbiamo deciso di rendervene conto segnalandovi un articolo a firma di Accursio Sabella, collega che lavora sodo, punto di forza di livesicilia.it, che nei giorni scorsi, per la qualità dell’incredibile mole di lavoro prodotto, ha ricevuto un attestato di stima da parte del suo direttore, Francesco Foresta, proprio sulle pagine della nostra testata. Ecco quel che scrive Accursio.

di Accursio Sabella, da livesicilia.it (per leggere alla fonte clicca qui)

PALERMO- In sei, solo nell’ultima legislatura, sono finiti in carcere, o agli arresti domiciliari. Più di venti sono stati destinatari di un avviso di garanzia. Per reati che vanno dai più banali a quelli legati, invece, proprio alla gestione della “cosa pubblica”. Eppure, molti di questi deputati regionali uscenti sono nuovamente presenti nelle liste per le nuove elezioni. E, fermo restando ogni principio garantista, non si può non notare come lo “slogan” recitato da tutte le forze politiche, i candidati alla presidenza, le coalizioni, quello, per intenderci, riferito a “liste pulite” e “codici etici” si sia infranto di fronte alle necessità del consenso. Alla forza puramente “politica” di certi candidati. Ai distinguo, spesso sacrosanti, ma in netta contraddizione con i meravigliosi intenti di “pulizia” del giorno prima.

Così, ecco che tra i deputati uscenti finiti agli arresti, c’è persino un candidato alla presidenza. Si tratta di Cateno De Luca, che lancia la sua “Rivoluzione siciliana” anti-casta. Per lui, una detenzione arrivata nella metà del 2011 e definita “ingiusta” dalla Cassazione. Ma procedono le indagini a suo carico per tentata concussione e abuso d’ufficio per una vicenda di investimenti alberghieri nel piccolo comune di Fiumedinisi. E tra i deputati che hanno scontato nella scorsa legislatura un provvedimento di arresto (in carcere o ai domiciliari) ecco rispuntare nelle liste per il “rinnovo” dell’Assemblea (col Partito dei siciliani, nel collegio di Ragusa) anche Riccardo Minardo, arrestato nell’aprile 2011 per associazione a delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato. Minardo, finito in carcere, era stato sospeso dall’Ars. A fine legislatura finì al centro di molte polemiche per la sua gestione un po’ troppo “disinvolta”, secondo gli avversari politici, del suo ruolo di presidente della Commissione affari istituzionali, dove avrebbe provato ad “affossare” la legge intervenuta per bloccare le nomine di Lombardo. A Catania, poi, il Partito dei siciliani ricandida anche Fabio Mancuso, in passato indagato per corruzione, concussione e abuso d’ufficio (reati dai quali però Mancuso è stato assolto “perché il fatto non sussiste”) e poi finito agli arresti domiciliari nel dicembre scorso per bancarotta… clicca qui e continua a leggere su livesicilia.it


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