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“Epatologia 2026”, da Catania un appello nazionale: “Più prevenzione contro le epatopatie”
Pubblicato il 23 Maggio 2026
Due giornate di alta formazione scientifica tra prevenzione, nuove terapie, intelligenza artificiale e approccio multidisciplinare
Si è concluso al Grand Hotel Baia Verde di Acicastello “Epatologia 2026”, il congresso nazionale coordinato dal dott. Maurizio Russello, direttore dell’U.O.C. Medicina ad indirizzo epatologico dell’Arnas Garibaldi Nesima di Catania, che per due giorni ha riunito alcuni tra i principali specialisti italiani delle malattie del fegato per fare il punto sull’evoluzione dell’epatologia moderna.
Un confronto scientifico intenso che ha affrontato le grandi trasformazioni epidemiologiche e terapeutiche degli ultimi anni: dalle patologie metaboliche del fegato alle epatiti virali, dalle malattie rare alle colestasi genetiche, fino alle nuove prospettive aperte dall’intelligenza artificiale e dalla medicina personalizzata.
A tracciare il bilancio finale del congresso è stato il coordinatore scientifico, dott. Maurizio Russello: “Abbiamo avuto la fortuna di avere i maggiori esperti italiani e internazionali delle malattie del fegato, con una sala costantemente piena, segno evidente del bisogno di informazione e formazione su questi temi”, ha spiegato Russello.
Il direttore dell’Epatologia dell’Arnas Garibaldi ha sottolineato come oggi la gestione delle malattie epatiche sia profondamente cambiata rispetto al passato: “Sono stati raggiunti grandissimi progressi terapeutici. Oggi abbiamo armi efficaci contro le malattie rare genetiche, contro le epatiti virali, contro le malattie metaboliche e anche contro l’epatocarcinoma”.
Russello ha però evidenziato come il vero problema resti la sottovalutazione delle epatopatie nella popolazione generale: “Le malattie del fegato danno sintomi solo nelle fasi più avanzate e questo porta spesso a trascurarle. Dobbiamo invece lavorare per anticipare la diagnosi e prevenire le complicanze più gravi, che sono anche quelle più costose dal punto di vista sanitario”.
Il coordinatore scientifico del congresso ha quindi rilanciato il tema della prevenzione e della medicina territoriale: “Dobbiamo sapere chi ha le malattie del fegato e individuare precocemente i pazienti a rischio. I fattori di rischio li conosciamo bene: virus, alcol, cattive abitudini alimentari e sedentarietà. La vera sfida del futuro sarà lavorare sempre di più sul territorio con programmi di screening e formazione”.
Russello ha inoltre ricordato il peso sociale delle epatopatie: “Le malattie del fegato in età lavorativa rappresentano una delle principali cause di ricovero, seconde solo alle malattie cardiovascolari. È un messaggio che deve arrivare anche alla governance sanitaria”.
A sottolineare il valore della multidisciplinarietà e dell’integrazione ospedale-territorio è stato anche il direttore generale dell’Arnas Garibaldi, Giuseppe Giammanco, che ha aperto i lavori.
“Le grandi tecnologie e i grandi professionisti devono lavorare insieme e in rete. Non possiamo più pensare di gestire queste patologie esclusivamente in ospedale. Ospedale e territorio devono parlarsi sempre di più”, ha spiegato.
Giammanco ha ribadito come il modello organizzativo futuro passi proprio dalla continuità assistenziale: “Il paziente deve essere seguito lungo tutto il percorso di cura senza percepire frammentazioni tra i diversi livelli del sistema sanitario”.
Ampio spazio nel congresso è stato dedicato alla colangite biliare primitiva e alle nuove opportunità terapeutiche.
Il prof. Mauro Viganò dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha presentato i dati real world sull’utilizzo di Elafibranor, spiegando come le nuove terapie stiano migliorando non solo i parametri biochimici ma anche la qualità della vita dei pazienti: “Per anni la colangite biliare primitiva ha avuto un’unica terapia disponibile e circa il 40% dei pazienti non rispondeva adeguatamente. Oggi finalmente abbiamo farmaci in grado di migliorare sia gli esami clinici sia sintomi invalidanti come prurito e stanchezza”, ha spiegato Viganò.
Sul tema della qualità della vita si è soffermata anche la dott.ssa Mariarita Cannavò dell’UOC Epatologia Arnas Garibaldi di Catania: “Per troppo tempo fatigue e prurito sono stati sintomi orfani di cure realmente efficaci. Oggi invece le nuove terapie sembrano offrire risposte concrete a problematiche che incidono profondamente sulla vita lavorativa, sociale e personale dei pazienti”, ha dichiarato.
Il prof. Umberto Vespasiani Gentilucci, ordinario di Medicina Interna all’Università Campus Bio Medico di Roma, ha approfondito invece il tema delle terapie di prima e seconda linea nella colangite biliare primitiva: “L’acido ursodesossicolico resta la terapia di riferimento, ma oggi disponiamo di nuove molecole capaci di recuperare una parte importante dei pazienti che non rispondono alla terapia tradizionale. Inoltre questi farmaci migliorano sensibilmente sintomi come prurito e astenia, con un impatto significativo sulla qualità della vita”, ha spiegato.
Grande attenzione è stata riservata alle malattie metaboliche del fegato e alla crescente diffusione della MASH.
Il prof. Massimo Pinzani, direttore scientifico Ismett, ha evidenziato come il fegato grasso sia ormai una vera emergenza sanitaria globale: “La MASH rappresenta oggi la principale complicanza del fegato grasso e interessa una quota sempre più ampia della popolazione. La combinazione tra alimentazione industriale, sedentarietà e obesità ha fatto esplodere il problema negli ultimi decenni”, ha affermato.
Pinzani ha inoltre sottolineato il ruolo centrale della fibrosi nell’evoluzione della malattia: “La fibrosi rappresenta la pietra miliare dell’evoluzione clinica verso cirrosi ed epatocarcinoma ed è fondamentale identificare precocemente i pazienti a rischio”.
Sulla stessa linea il prof. Salvatore Petta, ordinario di Gastroenterologia dell’Università di Palermo, che ha approfondito il nuovo inquadramento della MASLD: “Con la nuova nomenclatura si sottolinea meglio il legame tra fegato grasso e comorbidità metaboliche come obesità e diabete. Questo ci permette di identificare più facilmente i pazienti a rischio e programmare screening mirati”, ha spiegato.
Petta ha ricordato come il problema abbia ormai numeri enormi: “Circa il 25-30% della popolazione generale presenta steatosi epatica e oltre la metà dei pazienti diabetici o obesi presenta MASLD. Dobbiamo però identificare soprattutto quei pazienti nei quali la malattia evolve verso forme più severe”.
Sul rapporto tra alimentazione, stili di vita e malattie del fegato è intervenuto anche il dott. Roberto Risicato, direttore della Medicina Interna dell’Umberto I di Siracusa e presidente regionale Fadoi: “Le conoscenze scientifiche ci sono. Il problema è trasferirle concretamente nella vita quotidiana delle persone. La dieta mediterranea e l’attività fisica restano strumenti fondamentali di prevenzione”, ha spiegato.
Risicato ha inoltre evidenziato il forte gap territoriale negli stili di vita: “I dati europei ci dicono che gli italiani praticano poca attività fisica e che nel Sud la situazione è ancora più critica. Serve una grande strategia di educazione sanitaria”.
Uno dei temi centrali del congresso è stato il rapporto tra innovazione tecnologica e medicina.
Il dott. Marco Distefano, responsabile UOSD Epatologia Asp Siracusa, ha affrontato il ruolo dell’intelligenza artificiale nelle colestasi genetiche: “In medicina l’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento straordinario. Ci aiuta nella ricerca scientifica, nella comprensione dei meccanismi di malattia e soprattutto nell’individuazione precoce dei casi sommersi”, ha spiegato.
Distefano ha però ricordato anche la necessità di gestire correttamente il tema dei dati sanitari: “I limiti esistono e riguardano soprattutto privacy e gestione del dato clinico”.
Molto partecipata anche la sessione dedicata alle epatiti virali.
La prof.ssa Francesca Ponziani della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma ha illustrato le nuove prospettive terapeutiche contro l’HDV: “Per molti anni abbiamo avuto soltanto l’interferone, con risultati limitati e importanti effetti collaterali. Oggi invece disponiamo di nuovi antivirali che stanno dando risultati incoraggianti sia sulla viremia sia sugli indici epatici”, ha spiegato.
Guardando al futuro, Ponziani ha parlato delle nuove frontiere terapeutiche: “Stiamo andando verso terapie sempre più specifiche e verso farmaci immunologici che potrebbero portarci a una vera cura funzionale dell’epatite Delta”.
Sullo screening dell’HDV è intervenuto il dott. Antonio Izzi del presidio ospedaliero Cotugno di Napoli: “L’epatite Delta è una malattia devastante che porta rapidamente verso cirrosi ed epatocarcinoma. Troppo spesso arriviamo tardi alla diagnosi. Il test per HDV deve diventare obbligatorio in tutti i pazienti con epatite B”, ha affermato.
Izzi ha evidenziato l’importanza del cosiddetto “test reflex”, che permette di individuare precocemente le coinfezioni e avviare subito le terapie appropriate.
Sul tema dell’HCV e della micro-eliminazione si è soffermato invece il dott. Ernesto Claar, responsabile UOSD Epatologia dell’Ospedale Evangelico Betania di Napoli.
“Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto farmaci straordinariamente efficaci, con percentuali di guarigione che arrivano al 98%. Oggi possiamo realmente parlare di eradicazione dell’epatite C, ma servono coordinamento istituzionale, personale e risorse per completare questo percorso”, ha dichiarato.
Importante anche il contributo della prof.ssa Loreta Kondili dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha presentato il progetto nazionale ITA MASLD: “È uno studio epidemiologico nazionale che coinvolge quasi cento centri clinici italiani e numerose società scientifiche. L’obiettivo è capire come evolve la malattia metabolica del fegato nella popolazione italiana e fornire dati utili alle politiche sanitarie”, ha spiegato.
Kondili ha evidenziato come i primi dati mostrino un fenomeno in crescita anche tra i più giovani: “Abbiamo osservato una quota significativa di pazienti giovani con malattia metabolica del fegato, elemento che richiede grande attenzione”.
Tra i contributi scientifici della prima giornata anche quello della prof.ssa Vincenza Calvaruso, associato di Gastroenterologia all’Università di Palermo, che ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione della gestione clinica delle patologie epatiche e sulla necessità di percorsi sempre più strutturati per intercettare precocemente i pazienti a rischio.
La dott.ssa Giusy Ranucci, pediatra epatologo, ha portato invece il punto di vista dell’epatologia pediatrica, sottolineando come le malattie del fegato non riguardino soltanto l’età adulta e come sia fondamentale sviluppare una cultura della prevenzione già nei bambini e negli adolescenti, soprattutto in presenza di obesità, sedentarietà e disturbi metabolici.
La dott.ssa Maria Cristina Sapere, dirigente medico dell’Arnas Garibaldi, ha evidenziato il valore del lavoro clinico quotidiano e della presa in carico integrata dei pazienti, confermando il ruolo dell’ospedale catanese nel percorso di diagnosi, cura e follow up delle epatopatie.
La seconda giornata del congresso ha aperto un ulteriore fronte di approfondimento sulle complicanze della cirrosi, sull’ipertensione portale, sull’epatocarcinoma e sul trapianto di fegato.
Il prof. Paolo Angeli dell’Università di Padova ha affrontato i temi legati alla gestione delle complicanze più avanzate della malattia epatica, richiamando l’importanza di riconoscere tempestivamente i pazienti più fragili e di costruire percorsi assistenziali adeguati alla complessità clinica della cirrosi.
Il dott. Gaetano Scifo, primario di Medicina interna a Siracusa, ha sottolineato il ruolo dell’internista nella gestione dei pazienti epatopatici complessi, spesso portatori di più patologie e bisognosi di un approccio globale, capace di integrare competenze epatologiche, metaboliche e cardiovascolari.
Il prof. Filippo Schepis dell’Università di Modena ha illustrato le novità legate alla TIPS e al trattamento dell’ipertensione portale nei pazienti cirrotici. Al centro del suo intervento, l’evoluzione delle indicazioni e delle tecniche, con particolare attenzione all’utilizzo di stent di piccolo calibro per migliorare efficacia e sicurezza della procedura.
Il prof. Adriano Pellicelli dell’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma ha approfondito i percorsi terapeutici nelle fasi avanzate della malattia epatica, evidenziando il valore della diagnosi precoce e dell’integrazione tra specialisti nella gestione dei pazienti più complessi.
Il prof. Calogero Cammà dell’Università di Palermo ha posto l’accento sull’importanza della valutazione clinica e dell’appropriatezza nei percorsi di cura, con particolare riferimento alla necessità di selezionare i pazienti più idonei ai diversi trattamenti disponibili.
Il prof. Salvatore Gruttadauria dell’Ismett di Palermo ha portato il contributo della chirurgia e del trapianto di fegato, ricordando come il lavoro multidisciplinare sia decisivo per accompagnare il paziente dalla diagnosi alla scelta terapeutica più adeguata.
Il prof. Franco Trevisani di Italia Liver Cancer ha affrontato il tema dell’epatocarcinoma, una delle complicanze più gravi delle malattie croniche del fegato. Il suo intervento ha confermato il ruolo centrale della sorveglianza, della diagnosi precoce e dei percorsi integrati per migliorare la prognosi dei pazienti.
Il dott. Luigi Maruzzelli dell’Ismett di Palermo ha approfondito gli aspetti radiologici e interventistici nella gestione delle patologie epatiche, evidenziando come le tecniche moderne consentano oggi trattamenti sempre più mirati e personalizzati.
Il dott. Bruno Daniele dell’Ospedale del Mare di Napoli ha completato il quadro dedicato all’oncologia epatica, soffermandosi sulle nuove opzioni terapeutiche per l’epatocarcinoma e sull’importanza di un confronto costante tra epatologi, oncologi, radiologi interventisti e chirurghi.
Il congresso “Epatologia 2026” ha così confermato Catania come punto di riferimento nazionale nel confronto scientifico sulle malattie del fegato, rilanciando il ruolo della prevenzione, della ricerca e dell’approccio multidisciplinare nella gestione delle epatopatie del futuro.


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