Putin a Pechino: l’orso e il panda, ma uno dei due detta le regole


Pubblicato il 23 Maggio 2026

La visita di Vladimir Putin a Pechino è stata presentata come il trionfo dell’amicizia russo-cinese: tappeti rossi, onori militari, sorrisi e dichiarazioni solenni. Putin ha parlato di rapporti “a un livello senza precedenti”. E, in effetti, è difficile dargli torto: non si vedeva una dipendenza così elegante da parecchio tempo.
La differenza con la recente visita di Trump è illuminante. Tra Stati Uniti e Cina esiste uno scontro tra potenze che si percepiscono reciprocamente come pari. Possono minacciarsi, insultarsi o combattersi economicamente, ma nessuno dei due appare subordinato all’altro.
Tra Putin e Xi Jinping, invece, il rapporto sembra diverso. La Russia oggi ha bisogno della Cina molto più di quanto la Cina abbia bisogno della Russia. E Pechino lo sa perfettamente.
Il simbolo di questa situazione è il gasdotto “Power of Siberia 2”. Mosca lo considera fondamentale per sostituire il mercato europeo perduto dopo la guerra in Ucraina. Xi, però, continua a rinviare. Ha firmato accordi, fatto dichiarazioni sulla cooperazione strategica e celebrato l’amicizia eterna… ma sul gasdotto, silenzio. Il corrispettivo geopolitico del “ti faccio sapere”.
Nel frattempo, secondo il Financial Times, Xi avrebbe perfino espresso dubbi sulla guerra in Ucraina durante recenti colloqui con Trump. Naturalmente senza condannare Mosca: la Cina non è sentimentale, è pragmatica. Sostiene la Russia quanto basta per usarla come partner antiamericano, ma senza legarsi troppo a una guerra che considera un potenziale problema.
Ed è qui che emerge il grande paradosso storico. Per decenni la Russia ha vissuto nell’ossessione di essere economicamente colonizzata dall’Occidente. Alla fine rischia di diventare il grande serbatoio di materie prime della Cina. La patria di Dostoevskij e Tchaikovskij trasformata nella stazione di servizio del Celeste Impero.
Nel frattempo gli Stati Uniti ottengono il risultato strategico inseguito da anni: separare definitivamente Europa e Russia. E così oggi abbiamo un’Europa sempre più dipendente da Washington sul piano militare e una Russia sempre più dipendente da Pechino sul piano economico.
La parte più ironica è che mentre americani e cinesi investono in intelligenza artificiale, tecnologia e dominio industriale, Europa e Russia sembrano ancora impegnate a discutere di imperi perduti, nostalgie geopolitiche e regolamenti burocratici.
Xi Jinping, almeno, una cosa l’ha capita: nel XXI secolo si conquista più con i contratti che con i carri armati. E infatti la Cina non invade. Compra.

Libero Catanese.


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