“VITA DA PRETI”: IL “CASO RANDAZZO”, IL PD SI RISCOPRE GARANTISTA, MENTRE IL SUO SEGRETARIO SICILIANO CON I SUOI “FEDELI” CONTINUA A SBAGLIARE


Pubblicato il 20 Maggio 2026

di iena anti antimafiosa Marco Benanti.

Nel mondo dei “bravi ragazzi” e delle “persone perbene”, la politica muore: la politica intesa nel suo senso più nobile, ovvero di dibattito dialettico finalizzato ad affrontare e risolvere i problemi di una società, alla luce di idee e di programmi, non della ricerca esclusiva di voti o peggio ancora dell’ uso politico della cosiddetta “giustizia”.
Ancora una volta, a certificare la morte della Politica sono le vicende del Pd e del centrosinistra siciliano. Stavolta, il “caso” è quello di Randazzo, comune al centro di uno scioglimento per mafia. Ebbene, secondo la Commissione Nazionale Antimafia Gianluca Anzalone è un “impresentabile”; Anzalone, già vicesindaco nell’amministrazione sciolta per mafia è candidato sindaco alle prossime amministrative, grazie anche alla volontà del segretario regionale del Pd “Padre”Anthony Barbagallo, un personaggio da commedia all’italiana, nelle azioni un prete della peggiore tradizione dell’Italietta. Naturalmente, appena dall’Antimafia è stato fatto il nome (assieme ad altri, anche di Randazzo) di Anzalone come “impresentabile” da più voci del Pd è stata tutta una sollevazione in difesa di Anzalone. Clamorosamente, il Pd si è riscoperto garantista: peccato che tante voci per situazioni analoghe o quasi mostrino da decenni il volto del giustizialismo più becero, alla luce di un moralismo da falsi perbenisti che contribuisce a dare la misura di uomini e cose. Insomma, il “popolo di preti” che si riconosce giustamente in Barbagallo, è sempre attivo e si mostra sempre coerente con la sua doppiezza di fondo.
Come sempre accade in queste circostanze, le “litanie” pro-Anzalone hanno seguito un canovaccio già visto: mettendo in evidenza l’estraneità ad ogni tipo di reato e/o di procedimento penale di Anzalone, questo tipo di “litania” e i loro “cantori” pensano di “chiudere la partita”. In nome – ma loro in molti lo sanno- della morte della Politica. Perché in sede politica, la scelta di non proporre una rottura radicale col passato, ma di riproporre chi, da vicesindaco, ha evidentemente condiviso responsabilità politiche (ribadiamo politiche, che è cosa diversa dall’ambito giudiziario!) della passata amministrazione, è stato semplicemente l’ennesimo grave errore o orrore del gruppo dirigente del Pd siciliano, in testa il suo segretario che della Commissione Nazionale Antimafia è componente! Ma chi lo dice questo? Chi ricorda che il “codice di autoregolamentazione delle candidature” della Commissione Antimafia è stato votato anche dal Pd? Purtroppo, nel mondo dei preti l’uso politico della religione e della “giustizia” diventa, spesso, un boomerang. Non è la prima volta, ma errare humanum est perseverare diabolicum.
Questa considerazione di buon senso qualcuno si sente di respingerla? Perché quella parte di Pd che aveva chiesto altro per Randazzo è stato di fatto “zittita”?
E ancora: perché Barbagallo ha continuato in questo scorcio ante-elezioni a seguire da vicino Anzalone, pur essendo emerso che l’ex sindaco Sgroi si è mostrato anche in eventi fondamentali della presentazione della lista, dando quasi l’impressione di un rapporto mai chiuso del tutto. Anche questo merita solo una valutazione giudiziaria oppure Politica?
A proposito: chi aveva criticato l’azione del Pd su Randazzo ha perso la voce? E magari oggi tartufescamente si riscopre accanto ad Anzalone? Non vanno poi più di moda intercettazioni e “polpettoni moralistici”?

Si vuole continuare a fare finta di non capire? Oppure, più semplicemente, ci continua a vivere di posizionamenti in attesa di trarre piccoli vantaggi di clan, pardon di corrente?
Gira una voce a questo proposito: Sgroi potrebbe avere partecipato alla campagna elettorale anche con esternazioni pro- Anzalone? Non sappiamo quanto ci sia di vero, ma se fosse vero cosa significherebbe tutto questo?
In conclusione, la “gestione perbenista” e “finto progressista” del Pd nazionale e siciliano conferma tutti i suoi limiti di doppiezza, moralismo, ricorso all’arma giustizialista contro gli avversari, un impianto che in buona parte ha significato e significa ancora oggi l’abbandono di pezzi di Storia della sinistra italiana per ripiegare su un moralismo borghese che è lo specchio dell’identità dei gruppi dirigenti e dei loro “fan”. Il “radicalismo” di questi capi e capetti in tonaca sarà l’ennesima occasione persa per rompere con l’ossequio con un assetto di Potere fondato sull’alleanza con la magistratura (una corporazione centrale di un sistema giudiziario che è un caso europeo per le sue nequizie) che ha contribuito al declino della sinistra e oggi rischia di aprire una nuova fase di sconfitta per chi non vuole morire sotto due destre che fanno finta di combattersi


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