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FdI, il caso San Giovanni La Punta apre una crepa nella base
Pubblicato il 08 Maggio 2026
La sospensione di Eugenio Basile da Fratelli d’Italia, comunicata dal Coordinamento provinciale di Catania, non può essere letta soltanto come un provvedimento disciplinare interno. È, piuttosto, il segnale di una tensione politica più profonda: non sempre le scelte assunte dai vertici territoriali trovano piena condivisione nella base del partito.
Il caso nasce dalla candidatura ufficiale di Santo Trovato a sindaco di San Giovanni La Punta, sostenuta da Fratelli d’Italia e presentata come scelta orientata alla coesione del centrodestra. Tuttavia, la decisione non sembra essere stata accolta in modo unanime, al punto che Basile avrebbe scelto di candidarsi in un’altra lista, a sostegno di un diverso candidato sindaco.
Una frattura che racconta più di quanto dica la nota ufficiale. Perché quando un dirigente o un militante decide di non seguire la linea del partito, il tema non è soltanto la disciplina interna, ma anche il livello di partecipazione reale nelle scelte politiche.
In questo caso, la candidatura di Trovato pare aver generato perplessità in una parte dell’area di riferimento, forse anche per il peso di un passato politico e giudiziario più volte richiamato nel dibattito pubblico: vicende dalle quali Trovato è uscito indenne, ma che hanno lasciato il suo nome al centro di attenzione e discussione.
La domanda politica, dunque, resta aperta: Fratelli d’Italia governa i processi territoriali attraverso una reale sintesi con la propria comunità militante, oppure impone candidature che la base è chiamata semplicemente a ratificare?
La sospensione di Basile chiude formalmente un caso interno, ma politicamente ne apre uno più ampio: quello del rapporto tra vertice e territorio, tra linea ufficiale e consenso reale, tra disciplina di partito e rappresentanza della base.
Noi, qui siamo, a vedere (e scrivere) le evoluzioni.
Iena che osserva.


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