Salvo Pogliese, chi?


Pubblicato il 25 Aprile 2026

L’enigma di un consenso generoso che non si trasforma mai in riconoscimento.
Ci si interroga, con crescente perplessità, su quale sia l’effettivo ruolo che ricopre nella vita politica siciliana il già senatore Salvo Pogliese. «Salvuccio», come lo chiamano affettuosamente i catanesi — un affetto che include, com’è noto, una particolare sensibilità verso la tutela della carne di cavallo — siede tra gli scranni di Fratelli d’Italia in attesa perenne di qualcosa che, puntualmente, non arriva.
La lista delle aspettative deluse è, a questo punto, degna di una propria voce enciclopedica. 
Doveva diventare sottosegretario: non fu. Doveva esprimere un assessore regionale di sua designazione: non fu nemmeno quello. 
Nel frattempo, alle ultime elezioni europee, Pogliese ha contribuito al 46% dei voti regionali del suo partito in Sicilia: una percentuale ragguardevole, che sembrerebbe valere, alla prova dei fatti, assai meno del suo valore nominale.
In politica, si sa, conta la capacità di rappresentare e raccogliere consenso. È un assioma. 

Eppure, per Pogliese, questo assioma sembrerebbe applicarsi con una logica tutta sua: il consenso c’è, è misurabile, è reale — ma non genera ritorno. Si produce utilità per il sistema senza che il sistema produca utilità per chi l’ha generata. Un paradosso che, in altri contesti, chiameremmo sfruttamento; in politica siciliana, si chiama semplicemente equilibrio.
In questa giornata che celebra San Marco, già oscurata dalla più democratica — eufemismo letterale — festa della Liberazione, l’interrogativo rimane aperto e, forse, irrisolvibile: quale sarà il prossimo riconoscimento promesso a Salvo Pogliese? 
E, soprattutto, quando si deciderà a smettere di aspettarlo?

Iena che non “dorme”.


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