di Guido Libero A Catania c’è almeno un tema sul quale destra e sinistra sembrano aver trovato una straordinaria sintonia: le tasse comunali, in particolare la Tari, devono essere pagate da tutti e contro chi non paga bisogna alzare ulteriormente il livello dello scontro.Un consenso quasi unanime che attraversa gli schieramenti e che sembra rappresentare l’unica […]
A CATANIA SI FA LA GUERRA A BIRRA E COCA COLA
Pubblicato il 14 Giugno 2026
E L’ORDINE PUBBLICO È SALVO!

Ci sono prese di posizione che segnano un’epoca, fungono da spartiacque imperituri nel tempo, sanciscono una simbolica cesura tra un prima ed un dopo, assurgono ad epitomi di una fase storica. In questa casistica non può non collocarsi, a buon diritto, l’ordinanza emessa dal primo cittadino di Catania Enrico Trantino il quale -con piglio marziale- ha posto il divieto alla vendita di bibite da asporto in vetro su tutto il territorio cittadino. Così da scongiurare il loro potenziale uso quali armi improprie in una città che intende aborrire risse da strada ad opera di maranza di varia colorazione in nome della pax turistica. Un fulgido esempio di legalità. Una pietra miliare per la sicurezza cittadina. La leva legalitaria su cui risollevare la dignità del capoluogo etneo.
In giorni in cui si è sparato all’impazzata in una piazza di Trappeto nord con il grave ferimento di tre minori, con la cronaca che narra di violenza esacerbata ed incontrollabile nel contesto dell’occupazione illecita delle case popolari (dalla notte dei tempi business incontrastato dei clan locali), con gli ultimi dati statistici che mettono per iscritto un tasso di dispersione scolastica che nei quartieri popolari riguarda quasi un giovane su due, il primo cittadino ci propina l’ordinanzina anti-bangladini facendo, more solito, la voce grossa contro gli ultimi tra gli ultimi: quei venditori di bibite -prevalentemente di pelle scura – che cercano di sbarcare il lunario in una città in cui le sacche di disperazione sono ormai di una profondità fuori controllo. Ci sarebbe da iniziare a ridere da oggi sino a Capodanno per descrivere l’inconsistenza e la vacuità di misure così volgarmente epidermiche, dalla solidità aeriforme, intrise di ipocrisie e benaltrismo ed utili come un maglione di cachemire nel luglio catanese.
Ci sforziamo di non essere perfidi ma osservando le disposizioni di questa sedicente amministrazione non ci appare esercitata la medesima meticolosità nei confronti degli esercizi commerciali locali che hanno colonizzato senza sosta marciapiedi e luoghi pubblici sottoponendoli ad una privatizzazione- chissà quanto regolare – con sprezzo di qualsivoglia regola. E le aree mercatali etnee ? Sono soggette a controlli analoghi a quelli che subiranno i poveri cristi che vendono bibite al dettaglio ? Basta farsi una passeggiatina a piazza Carlo Alberto per rendersi conto dello stato dell’arte : una totale impunità in pieno Catania-style in cui si fa strame delle minime norme del commercio al dettaglio. Un suk non assimilabile ad un’area dedita all’ambulantato di un contesto nord europeo quanto piuttosto ad un mercato kenyota.
Ci viene in mente un ulteriore cattivo pensiero. Non è che il sindaco che aspira ad un bis – pensa un po’ che coraggio – occhieggia al vannaccismo imperante di questi tristi tempi tentando di coprirsi a destra utilizzando la farlocca guerra ai venditori extracomunitari di bibite o le grida manzoniane versus giovinastri – autoctoni ma soprattutto neri – che imperversano nelle notti catanesi ? Non sarà l’ennesima arma di distrazione di massa per non parlare del nodo gordiano dei plurimi ed irrisolvibili problemi di una città che sprofonda senza requie ? Quando è stata l’ultima volta che Enry ha parlato dei clan catanesi che comandano in città ?Più facile la guerra a birra e coca cola.
Saluti comici
Luca Allegra (con il concorso morale di Marco Benanti)


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