Catania e il partito delle regole: quando destra e sinistra parlano la stessa lingua


Pubblicato il 14 Giugno 2026

di Guido Libero 
A Catania c’è almeno un tema sul quale destra e sinistra sembrano aver trovato una straordinaria sintonia: le tasse comunali, in particolare la Tari, devono essere pagate da tutti e contro chi non paga bisogna alzare ulteriormente il livello dello scontro.Un consenso quasi unanime che attraversa gli schieramenti e che sembra rappresentare l’unica vera idea condivisa di governo della città.

Non importa chi sieda a Palazzo degli Elefanti o sui banchi dell’opposizione: il messaggio è sempre lo stesso. Se i conti non tornano, il problema sono i cittadini.In questo quadro si inserisce anche l’iniziativa del consigliere Caserta, già candidato sindaco del centrosinistra contro l’attuale primo cittadino Trantino.

Nel timore di farsi scavalcare sul terreno del rigore amministrativo proprio dal sindaco di Fratelli d’Italia, arriva persino a chiedere all’amministrazione di affrontare il tema della diminuzione dei residenti, sottolineando come il calo demografico possa incidere sul costo complessivo dello smaltimento dei rifiuti, destinato a gravare su una platea sempre più ristretta di contribuenti.Il risultato è paradossale. Due blocchi politici formalmente contrapposti, ma sostanzialmente uniti dalla stessa narrazione: i catanesi non rispettano le regole, sono poco disciplinati, evasori, incivili, responsabili delle difficoltà finanziarie del Comune.

Eppure la domanda che nessuno sembra voler affrontare è un’altra.Se migliaia di persone non riescono a pagare Imu e Tari – tributi che, per loro natura, difficilmente possono essere realmente evasi e che al più possono essere elusi o rinviati – non sarà forse il sintomo di un impoverimento generale della città? Non sarà il riflesso di una marginalità economica e sociale che ormai non riguarda soltanto le periferie, ma investe l’intero tessuto urbano?E ancora.Se il numero dei residenti continua a diminuire, soprattutto tra i ceti produttivi e medio-alti che scelgono di trasferirsi nei comuni dell’hinterland, non sarà forse il risultato di una politica amministrativa incapace di offrire servizi adeguati e di creare condizioni favorevoli allo sviluppo? Una politica che troppo spesso scoraggia, quando non impedisce, iniziative economiche, culturali e sociali che non siano riconducibili ai circuiti dei padrini e dei padroni dei tanti partiti e partitini di centro, destra e sinistra.Il problema delle regole non può essere affrontato ignorando la realtà.

Un Comune che pretende la digitalizzazione totale dei rapporti con il cittadino, ma nega a un anziano la possibilità di presentare in forma cartacea una domanda di rateizzazione di una sanzione amministrativa perché deve essere necessariamente inviata tramite Pec, non sta costruendo una comunità più moderna. Sta semplicemente creando nuovi ostacoli.E allora viene il dubbio che il vero problema non siano i cittadini che non rispettano le regole, ma regole pensate per contesti profondamente diversi. Modelli amministrativi forse adatti a Bolzano o a qualche efficiente cantone svizzero, ma che difficilmente possono essere applicati meccanicamente a una realtà complessa come quella catanese, senza tener conto della sua struttura economica e sociale.La politica dovrebbe avere il compito di comprendere la società e accompagnarla verso il cambiamento.

A Catania, invece, sembra spesso limitarsi a impartire ordini e distribuire sanzioni.Forse perché il centrodestra e il centrosinistra cittadini non parlano più alla città reale, ma ai salotti, agli apparati e alle ristrette cerchie che ancora li sostengono. Parlano a una minoranza organizzata e dimenticano la maggioranza silenziosa che ogni giorno fatica a vivere, lavorare e restare a Catania. Così si alimenta uno dei drammi storici della città: il cittadino non percepisce l’istituzione come un alleato, ma come un avversario dal quale difendersi.

Il Comune non appare come lo strumento della convivenza civile, ma come un potere distante che pretende senza comprendere.E finché destra e sinistra continueranno a confondere il governo con la semplice imposizione di regole, senza interrogarsi sulle cause profonde del disagio sociale ed economico, Catania continuerà a perdere abitanti, imprese e fiducia.Perché una comunità non cresce quando aumenta il numero delle sanzioni, ma quando aumenta il numero dei cittadini che sentono quello Stato e quel Comune anche un po’ propri.


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