FARO CAPOMULINI: CONTINUA LO SCONTRO GIUDIZIARIO FRA DECIBEL E MANCATE FESTE. E, INTANTO, VIENE “STOPPATA” LA DISCESA A MARE


DI iena MARCO BENANTI

Terza udienza in meno di un mese, davanti alla sezione feriale (anche oggi in una nuova composizione) del Tribunale civile di Catania, per la vicenda (di cui continuiamo a scrivere, ovviamente in solitudine) che vede contrapposti da una parte i coniugi Escher Zema (rispettivamente presidente della prima sezione civile del Tribunale di Catania e consigliere di Corte d’Appello) e dall’altra l’imprenditrice Caterina Mendolia Pirandello, che –addirittura- vorrebbe fare impresa in Sicilia e, nello specifico, a Catania. Tutto ruota, infatti, attorno al Faro di Capomulini, un incantevole spazio naturale dove risorse naturali e turistiche potrebbero rappresentare occasioni di guadagno e di lavoro. C’è un’ordinanza della terza sezione civile del Tribunale di Catania di sette anni fa che, sebbene non ancora passata in giudicato, rappresenta il fulcro delle prescrizioni per la salute dei ricorrenti, con annesse conseguenze per la sua mancata osservanza.

Naturalmente, rispetto i diritti di tutti, a cominciare dalla salute di tutti: e proprio il diritto alla salute è al centro della contesa, visto che i coniugi Escher Zema lamentano da tempo che i decibel della musica del locale rappresenterebbero un problema per la loro serenità. Lo lamentano loro, non le altre famiglie che vivono nelle cosiddette “casette” adiacenti al Faro, sorta di “palafitte” che fanno da quadro d’arte siculocontemporanea –per l’indubbio valore estetico- fra gli scogli della zona.

L’udienza di oggi era stata fissata l’11 di agosto in vista di una verifica delle prescrizioni (in termini di strumenti per assorbire le emissioni sonore, nonché del versamento di una cauzione di 10 mila euro, esborso ridotto dalle pregresse 50 mila euro previste dal provvedimento del Tribunale del 28 luglio).

Oggi, da una parte si è insistito sul tema delle prescrizioni contro il rumore, dall’altra, da parte dell’imprenditrice, si sono spiegate al collegio le difficoltà per approntare il tutto in poco tempo e soprattutto in periodo ferragostano. Un dato è emerso in modo pacifico: la musica è scomparsa dal Faro di Capomulini. Niente feste, niente eventi a base di sound: da questo punto di vista le prescrizioni del Tribunale sono state puntualmente rispettate. Vista la produzione dei ricorrenti, il Tribunale ha dato due termini: 29 agosto per controdedurre e 5 settembre per le repliche.

Questo accade dentro il Palazzo di Giustizia di Catania.

Nel mondo reale, invece, accade che al Faro di Capomulini già alcune persone hanno perso il lavoro proprio per i riflessi del contenzioso civile; inoltre, lo sviluppo dell’impresa è di fatto condizionato dalla “questione decibel”, divenuta oggetto di una contrapposizione dai tratti surreali per una serie di ragione, non ultima per la velocità e l’efficienza con cui la macchina giudiziaria si è mossa. In questa occasione e per queste fondamentali esigenze.

Nel mondo reale, non a caso, continuano anche a pochi chilometri da Capomulini oppure nella stessa zona, serate, balli, eventi musicali a colpi di sound discotecari. E’ accaduto, il 14 agosto, a Fiumefreddo, in pieno centro, per la delizia di anziani e di altri ospiti di case di riposo. Non ci soffermiamo poi sul rispetto della salute pubblica come raccontato sul web (vedi link di “inciviltà a Catania“: “Quando vedo le foto dell’arancino con sfondo i faraglioni mi viene da ridere. Ad Acitrezza meritiamo le bandiera marrone perché l’acqua ha la a galla. Ma come si fa nel 2022 a continuare con questo scarica barile che dura da 50 anni? La colpa è del Comune, della Provincia, dalla Regione e così via fino alle Nazioni Unite. Risultato: la gente fa il bagno nei liquami e credetemi che le immagini non rendono l’odore”) da alcuni cittadini che si sono imbattuti negli scarichi fognari del mare di Acitrezza (problema irrisolto da soltanto 50 anni); non solo, ma che dire della presenza arrogante dei posteggiatori abusivi attorno ad una discoteca? Ecco quanto raccontato:

“Ciao inciviltà a Catania vi scrivo per raccontarvi la mia disavventura avvenuta venerdì sera. La farò breve, decido di andare a ballare in una nota discoteca a capomulini , lì una sfilza di simpatici signori chiedevano 5 euro ad auto per il parcheggio . Uno di questi al mio rifiuto del pagamento mi minaccia che se poi mi avessero rubato l’auto non dovevo andare a piangere da nessuno . Avendo l’auto nuova decido di spostarmi di parecchio e di raggiungere la discoteca a piedi e in contemporanea chiamo il 112 segnalando l’accaduto e mi vengono passati i carabinieri di Acireale che dopo avermi detto che non era zona di loro competenza finalmente si convincono ad ascoltarmi ( magari hanno aperto google e si sono ricordati che quel luogo fa frazione di Acireale), in sostanza le strade erano due , presentarmi il giorno dopo in caserma per fare denuncia ( verso ignoti praticamente visto che non credo il parcheggiatore mi avrebbe fornito i suoi documenti), oppure aspettare il loro arrivo , andare con loro dal tizio, indicarglielo e denunciarlo ma senza avere mezza prova della sua minaccia e dunque sarebbe finita a niente. Io gli ho detto che bastava mandare qualcuno in borghese e ne beccavano almeno 10 in un colpo ma mi hanno risposto che non si poteva. Ho anche inoltrato segnalazione su app youpol ma anche lì credo sia rimasta inascoltata perché dopo qualche ora i signori erano ancora nei loro bei posti di “lavoro”.”

Ma tornando all’ambientazione tipica dell’arte siculocontemporanea: parrebbe proprio che per la discesa a mare dell’area delle “casette” sia arrivato uno “Stop” dal demanio. Sembrerebbe per una mancata “estensione” della durata della relativa concessione. E dire che, secondo la vulgata della zona, questa colata di cemento sarebbe stata ideata dagli americani al momento dello sbarco nel 1943: ah, maledetti yankee! Chissà come stanno davvero le cose: lo scopriremo solo vivendo. Intanto, auguriamo a tutti: buona legalità!


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