Giovani Autonomisti: “Il Presidente della Regione deve essere scelto dai siciliani, non dalle segreterie romane”


Pubblicato il 25 Agosto 2026

comunicato stampa Mpa-Grande Sicilia

Le recenti dichiarazioni del senatore Totò Cardinale sono passate fin troppo inosservate. Incalzato dai giornalisti sul futuro della presidenza della Regione Siciliana, ha affermato schiettamente che sarà Roma a scegliere il candidato Presidente.

Parole che ormai siamo abituati a sentire a ridosso di ogni tornata elettorale, in maniera trasversale da destra a sinistra, e che rappresentano un problema politico e istituzionale che riguarda direttamente il modo in cui la Sicilia viene considerata all’interno dello Stato italiano.

L’idea che la Regione Siciliana, come d’altronde i comuni, debbano essere assegnati a questo o a quell’altro politico sulla base degli umori, dei capricci e dei rapporti di forza vigenti tra i partiti italiani è semplicemente sbagliata, prodotto di una visione coloniale del rapporto tra potere centrale e sua irradiazione nel locale.

È una concezione della politica che considera la Sicilia non come una terra dotata di una propria identità, di proprie esigenze e di una propria classe dirigente, ma come un semplice territorio sul quale proiettare decisioni assunte altrove.

Il problema non riguarda, infatti, soltanto la scelta del prossimo candidato alla Presidenza della Regione. Esiste una questione strutturale, ovvero la difficoltà della Sicilia a esprimere e affermare una classe dirigente profondamente radicata nel proprio territorio e libera di rispondere innanzitutto agli interessi del popolo che rappresenta.

Lo vediamo nell’assegnazione di incarichi di rilievo a persone che hanno una conoscenza limitata o nulla dell’isola; lo vediamo nella subalternità dei politici siciliani dei grandi partiti alle rispettive segreterie nazionali; lo vediamo, soprattutto, nel modo in cui la Sicilia viene spesso trattata come trampolino di lancio per poi barattare poltrone a Roma.

Nel frattempo, il dibattito politico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sulla successione, sulle candidature e sugli equilibri tra correnti.
Dieci, cento, mille possibili candidati alla Presidenza della Regione.

Ma quando si parla del futuro della Sicilia?

Quando si discute seriamente di politica industriale, agricoltura, pesca, infrastrutture, energia, turismo, università, lavoro, emigrazione giovanile e rilancio delle aree interne?

Quando si costruisce una visione della Sicilia che vada oltre la prossima scadenza elettorale?

Queste sono le domande che interessano ai siciliani. Non gli equilibri delle segreterie di partito.

Come Giovani Autonomisti Siciliani riteniamo che la risposta a questo empasse debba partire da un principio semplice: il prossimo Presidente della Regione Siciliana non deve essere il candidato scelto a Roma e successivamente presentato ai siciliani. Deve essere una figura individuata e sostenuta da una classe dirigente siciliana che conosce i territori, comprende i problemi ed è capace di assumersi davanti ai cittadini la responsabilità delle proprie scelte.

Per questo rivolgiamo un appello soprattutto ai giovani: alle prossime elezioni, teniamo memoria di chi considera l’Isola soltanto un serbatoio di voti e di chi, invece, sceglie di costruire qui il proprio progetto politico.


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