Giudiziaria, processo ahi! Lombardo: in scena la“DC Reunion”


Pubblicato il 15 Maggio 2015

di marco pitrella, nato a Brescia, cresciuto a Grammichele e residente a Catania

Continua la saga di “guerra clientelari”, in merito al clientelismo poco clientelare per il famigghierato reato elettorale – un dpr del 1957, un voto di scambio in versione light & soft – secondo cui si sarebbero mmacchiati, o meglio allurdati Don Raffaé e il Totino figlio rei di aver fatto assumere, per tre mesi(!), in una ditta (specifichiamo per le fate “manettare” ignoranti che la ditta è privata) un tale di nome Giuseppe “scopa lesto” Giuffrida, lo spazzino precario più famoso dell’Isola, anch’egli imputato… cu mu fici fari 

Rinviati a giudizio per concorso, nel medesimo procedimento, Ernesto Privitera, cognato di Giuffrida e “regista” dell’operazione “Munnizza”(sarebbe stato il Privitera, da sempre vicino a Lombardo, a fare pressioni) e Angelo Marino beneficiario della “presunta promessa” rivelatasi poi un “pacco”, non essendo mai stato assunto! curnutu e mazziatu.  

La trama senza storia, per la gioia dei musicanti di brame, s’infittisce.

All’udienza di oggi o di ieri, dipende quando lo si legge, in scena ¾ e mezzo della cara “balena bianca” catanese che, come la gallina vecchia, sapeva far buon brodo… 

Tanti i testimoni della difesa! Quelli che… nel corso della deposizione davano del “Lui”, che è il “vostra maestà” della politica, al ex gofffernatore Lombardo. Ascoltato il sempiterno Tagliaferro, un ever-green prima “Mpa” che, tutto sommato, è rimasto coerente, o meglio democristiano 2.0. Poi, il turno di Reina che dai toni usati per la lettura della formula “giuro di dire tutta la verità” s’è guadagnato i complimenti del giudice Benanti (che non è parente del Marco di Ienesicule); “la lettura più bella che abbia sentito”, ha detto il magistrAle. Per non farci mancare nulla, è stato sentito pure il femminismo autonomista di Ferro Margherita, un fiore nel nome ma anche nel viso. 

Eccetera, eccetera eccetera.

Nessun cambio di tonalità nella linea melodico-difensiva del legale Pace – di nome & di “canto” – tutta il La-minore: “Conosce Privitera?” la domanda a tutti i teste DC… Mai un sussulto del tipo… “ma sa se puliva bene Giuffrida?”

Su tutti, però, ha vinto quel Reina (di un) Pippo che, pur non essendo di Grammichele, nel  curriculum vanta Raffaele testimone di nozze. In barba alle cronache munizzare ci ha decantato, nella sua deposizione, di “dame, cavalier, arme e scudi crociati”.

Tra domande & risposte, bello il ritratto delle elezioni amministrative all’ombra do liotru del 1970, anno in cui “Lui” e il futuro spazzino si conobbero, perché Privitera padre, che di nome fa Litterio (nessun concorso esterno con il comico d’Insieme) e Lombardo Avv. Fifo padre del “fu” presidente, prossimo di Cuffaro & antecedente di PierSaro, furono candidati al consiglio comunale di Catania… dalla tripla preferenza d’apparato o di corrente d’una volta alla doppia preferenza di genere per i “genitali” di ora. Si stava meglio quando si stava peggio.  In quel tempo, pare, si dice, si mormora che Bianco fosse ancora di Aidone.

Nel familismo democristiano l’amicizia tra i Privitera “piccoli-piccoli” e la dinastia dei Lombardo “grandi-grandi” dura da 45 annuzzi… un amicizia dal voto “scontato”, più che “scambiato”, ma dal finale a sorpresa. E noi vorremo sapere, allora, dal buon Ernesto Privitera se, come narrano miti e leggende, nei favolosi anni ’70 Don Raffaé  si cibasse solo di Cracker, mangiasse carta & tabacco e portasse un “riporto” hippie.

Di fare la cronaca di questo processo semi-serio non ci interessa… perché se questo è clientelismo – assunzione di uno spazzino precario! – anche noi che di “centro” non siamo e di “doppiezza togliattiana” non né abbiamo, tornando indietro, vi avremmo invitato, forse, a votare Democrazia Cristiana.

 


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