Giustizia alla catanese, “omicidio bianco” giovane operaio Orazio Savoca: il tribunale riesce a sbagliare due volte giudice!


Pubblicato il 09 Marzo 2016

Tutto da rifare: se ne riparlerà il 10 maggio.

 di iena giudiziaria marco benanti

Non si sono riusciti nemmeno oggi: quando era previsto l’avvio del dibattimento, si è scoperto che il giudice era…”sbagliato”. Un got (giudice onorario) non poteva farlo. E allora se ne riparlerà il 10 maggio: per adesso, rimane senza giustizia la morte “bianca” del giovane operazio Orazio Savoca, 26 anni, caduto –da dieci metri d’altezza- da un ponteggio allestito per il rifacimento della facciata di uno stabile a Catania, in via Tripoli, a San Cristoforo, l’ 8 agosto del 2012.

Solo a gennaio 2015, il gup Giuliana Sammartino ha rinviato a giudizio cinque persone. Sono, Bruno Borghi e la moglie Piera Ninfa, titolari della ditta che stava eseguendo i lavori, Giorgio Gugliotta, coordinatore della sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione dei lavori designato dalla committenza in relazione alle opere di demolizione e ricostruzione dell’immobile, Francesco Buscema e Marta Bosco, proprietari e committenti dell’intervento di ristrutturazione. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo (a Borghi e Ninfa sono contestate anche una serie di violazioni al testo unico in materia di sicurezza sul lavoro).

Un caso di omicidio colposo, per inosservanza della normativa sulla sicurezza nei cantieri, che ha gettato nello sconforto i familiari della vittima e in particolare modo la giovane moglie che con i figli non si rassegnano a non vedere più il marito, il papà fare ritorno da quella giornata di lavoro. 


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