Giustizia catanese: cominciato processo militanti “Experia”. Mentre si insegue la legalità formale, l’illegalità reale aumenta


Pubblicato il 31 Ottobre 2013

Considerazioni “sbagliate” a margine di una vicenda giudiziaria. Chi pensa agli effetti sociali di una chiusura in un quartiere senza niente, nemmeno la speranza?di iena malfamata Marco Benanti

Il processo è cominciato: ordinaria routine. Una folla di avvocati, attivisti, curiosi, gente presa d’altro, dentro un’aula assolutamente insufficiente. Ci si muoveva a stento. Tutto normale: davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale (Presidente Carmen La Rosa, a latere De Masellis e Sammartino, Pm Alessandra Tasciotti) la richiesta di Accusa e Difesa (tre avvocati, Pierpaolo Montalto, Francesco Giammona, Martello) di ammissione delle prove, la fissazione della prossima udienza (22 gennaio 2014), quando saranno sentiti i primi testi dell’Accusa. Otto militanti sotto processo: a vario titolo, resistenza a pubblico ufficiale, travisamento, istigazione a delinquere. Parti offese personale della questura di Catania. In aula c’erano tutti -o quasi- e qualcuno si guardava. In giro un pò di polizia, che non fa mai male, anzi, rende meglio l’atmosfera.

Fuori uno striscione che ricordava quanto stava accadendo, qualche esponente politico (di Rifondazione Comunista). Nei corridoi tanti catanesi presi ovviamente dai cazzi loro, come è loro habitus mentale.

Per fortuna, c’è una parte della città che ha interesse -ancora oggi, a distanza di quattro anni dallo sgombero- alle sorti dell’ “Experia”, un immobile della regione siciliana, poi diventato -per un periodo- anche cinema “a luci rosse”, prima di essere usato per tutti (ergo, per la “sovversione”). All’Antico Corso, quartiere “a rischio” (li chiamano così) con la “prodezza” manu militari della chiusura del centro sociale, il degrado è aumentato. Quando ci si mette lo stato dà sempre il suo meglio, in tema di prestazioni per colpire vite e speranze. Dove c’era scuola, sport, attività sociali, da tempo c’è droga, buio, indifferenza. Magari munnizza.

La legalità -come la chiamano- trionfa sulle macerie di un quartiere che resta marginale. Come oltre metà della città, marginale in una città marginale, che vive solo di propaganda di Palazzo, buona per i fremiti perbenisti di qualche salotto del centro. Una città dove nascono e rinascono -incredibile a dirsi- spacciatori e scippatori: come potrà mai accadere? Ma perchè una città ridotta in queste condizioni “produce” record di scippatori? Il quesito è alquanto misterioso.

In attesa delle “doverose” manette per punire i “cattivi”(manette molto applaudite anche “a sinistra” fra il “popolo degli indignati” telematici), si parla di progetti ed appalti: al posto dell’ “Experia” ci faranno un auditorium? E a che serve? A chi serve, forse, sarebbe meglio da dirsi…Dove c’è legalità, spesso, spuntano i soldi, le chiamano “opere”: ma forse è solo una coincidenza (per maggiori informazioni chiamare Saro Confindustria).Nota a margine, ma in una realtà civile non sarebbe stato così: la procura della repubblica si avvia a chiudere, chiedendone l’archiviazione, la vicenda delle violenze dei poliziotti contro i sostenitori del centro sociale. C’è chi si è preso una manganellata in faccia, a freddo, ma forse è un caso di automanganellamento.Che volete? La legalità o la giustizia? La prima l’insegue -a modo suo- questo stato, per la seconda non chiedete troppo. Mica siamo in democrazia. La giustizia può attendere. 


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