Il 25 aprile è dei Don Lino


Pubblicato il 25 Aprile 2020

 È il finale di “Bella ciao!” in fondo: “questo è il fiore del partigiano che è morto per la libertà!” e la domanda, dunque, va domandata: del fiore del partigiano è rimasto almeno un petalo perché ognuno possa professare liberamente la propria fede religiosa?
Il caso della parrocchia di Galignano, provincia di Cremona, dice tanto, troppo tutto: 13 fedeli in preghiera per la messa, tra cui sette, solo sette persone senza l’autorizzazione. Eppure sarebbe bastato che quel carabiniere attendesse la fine della celebrazione per chiedere le dovute spiegazioni a Don Lino, il parroco; e glielo avrebbe detto Don Lino quanto poi ha raccontato: “Ma come avrei fatto, santa pazienza, a cacciarle?, c’era un parrocchiano che ha appena perso la mamma e non ha potuto neanche farle il funerale”. Tralasciando il codice penale e il decreto ministeriale, sarebbe bastata un po’ di sensibilità; del resto di 13 persone in trecento metri di chiesa si stava parlando.

Invece il carabiniere ha puntato dritto, dritto all’altare.
No! ha detto Don Lino.

“Il no di don Lino – ha scritto Camillo Langone – è il no a Cesare che, ubriaco di potere, pretende gli venga dato anche quello che è di Dio. È il no del cardinale Zen all’inginocchiarsi vaticano di fronte al partito comunista cinese. È il no di don Minzoni alla pretesa fascista di vietare lo scoutismo cattolico. È il no di innumerevoli uomini di Chiesa che nel corso dei secoli hanno difeso la libertà religiosa dalle ingerenze statali”.

Il 25 aprile è dei Don Lino, dunque: buona festa della Liberazione, che è pure San Marco.


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